Udinese, i pro e i contro della conferma di Gotti

Perchè sì

Ha dato gioco e carattere, è il più adatto a ripartire senza De Paul e Musso

Secondo radiomercato l’Udinese nelle ultime settimane solo dopo aver incassato un paio di “gran rifiuti” da far impallidire la curia romana medievale ai tempi di Celestino V e Bonifacio VIII, si è affidata di nuovo a Luca Gotti.

Vediamo qui i mpro e i contro della conferma dell’allenatore dell’Udinese.

Inevitabile allora che ai più la domanda sorga spontanea: dove volete che vada il tecnico di Contarina, peraltro con una squadra che dovrà aprire una fase nuova dopo le scontate cessioni di De Paul e Musso?

Eppure secondo noi Gotti ha fatto bene ad accettare la proposta annuale dell’Udinese e, naturalmente, l’Udinese ha fatto bene a ri-firmare il suo tecnico. Se l’ambiente troverà una compattezza attorno a lui, finiranno gli attacchi intestini e in società ci si concentrerà di nuovo sul calcio giocato, l’allenatore potrà anche andare lontano. Intanto, va detto, fatichiamo a credere che per davvero il plenipotenziario del club, Gino Pozzo, sia stato indotto a confermare la fiducia al tecnico solo perché non abbia trovato di meglio.

Pozzo jr è l’emblema del dirigente che guarda con un occhio ai bilanci e con l’altro all’ambizione tecnica del club e, certamente, non gli sarà sfuggito come nell’ultima stagione, al netto del crollo finale della squadra a salvezza raggiunta (non un particolare da poco) e anche a causa di un organico ormai ridotto all’osso dagli infortuni, il suo allenatore sia riuscito a coniugare, in modo anche sorprendente visti gli stessi infortuni e il materiale tecnico non eccelso a disposizione, e ci riferiamo ai ruoli dell’attacco, un gioco credibile, i risultati e un’altra cosa fondamentale per un club che in sostanza vive di plusvalenze come l’Udinese: la crescita tecnica e quindi economica dei suoi tesserati. Non solo De Paul, che non vive solo di luce propria (il suo talento) ma se è esploso ad alto livello lo ha fatto anche grazie alla squadra, ma anche altri giocatori sono cresciuti con la cura Gotti e, prima del periodo nero finale, la squadra pur senza punte di livello, aveva un’anima, un canovaccio, un gioco, un inizio e una fine, sì anche qualcosa di bello da vedere.

Siamo onesti: da quanto non lo si vedeva a Udine? Ecco perché la conferma di Gotti è una bella notizia. Ci sarà da ricostruire una squadra, dalle cessioni di De Paul e Musso, tra percentuali da dare ad altri club e i venti milioni che dovranno essere versati nelle casse amiche del Watford per gli acquisti di Pereyra e Deulofeu, forse una ventina di milioni resteranno per il mercato.

Inutile, quindi, fare voli pindarici, i bilanci parlano chiaro specie in questi momenti di post-pandemia. Meglio quindi partire con un tecnico preparato, che sa di calcio, è ben voluto dal gruppo e sia in grado di costruire. Un’intelaiatura c’è, magari arriverà gente che veda la porta e un po’ di qualità in più. Torneranno anche i tifosi. Sì, magari la normalità di Gotti farà fermare la sedia che traballa . 

Perchè no
Troppi tentennamenti, mancavano i presupposti per continuare assieme

Luca Gotti, per quel poco che lo conosciamo, è una persona troppo intelligente per offendersi se sosteniamo che la sua conferma sulla panchina dell’Udinese non è la scelta migliore né per la società néper lui. Il problema non sta tanto nel valore del tecnico quanto nei tempi (tre settimane dalla fine del campionato) e nei dubbi (sono stati sondati altri allenatori) che hanno caratterizzato questo accordo.

Gotti ha parlato una sola volta di contratto davanti ai microfoni di Sky Sport spiegando che «l’Udinese è la mia priorità perché mi sento riconoscente nei confronti di questa società che ha creduto in me più di quanto abbia fatto io stesso». E di fatto ha mantenuto la parola. Ha ricevuto un paio di telefonate (una dalla Sampdoria e una dall’estero), ma ha sempre preso tempo aspettando la decisione del club. Scelta rispettabile, ma se in queste settimane l’Udinese va alla ricerca di alternative (Zanetti in primis e poi Maran) significa che non sei più la prima scelta e che il tuo lavoro non è stato apprezzato.

Onestamente dopo quel finale di campionato, con appena sette punti conquistati nelle ultime undici giornate, non ci aspettavamo che Gino Pozzo lo confermasse. Non l’aveva fatto con Stramaccioni e nemmeno con altri allenatori che avevano chiuso in calando la stagione. Si sussurra che in società di Gotti non piaccia il suo modo troppo tenero di gestire lo spogliatoio. Può essere, ma questo è un compito che non spetta solamente all’allenatore ma anche alla dirigenza e la sensazione è che in quest’ultima stagione il tecnico si sia ritrovato da solo.

La proprietà è sembrata divisa sulla conferma e anche questo non è un buon punto di partenza. Il lavoro svolto nell’ultimo anno da Gotti è stato un po’ sottovalutato a Udine. Hai voglia a parlare di obiettivo mancato (i 50 punti) quando vieni a perdere per tutto il girone di ritorno i due attaccanti migliori ovvero Deulofeu e Pussetto. Con Okaka prima indisponibile e poi indisponente, con Llorente che faceva tanta fatica, l’Udinese ha giocato senza attacco per almeno metà annata. Se Gotti ha un torto è quello di non aver lanciato prima Braaf, che sarà giovane, ma ha colpi importanti. Con o senza attacco, un punto nelle ultime cinque gare in casa (Torino, Cagliari, Juventus, Bologna e Sampdoria) è comunque un bottino troppo misero.

Gotti ha finito male come male aveva cominciato, in questo caso senza avere responsabilità. La preparazione di una stagione è importante, se poi la squadra ti viene consegnata al completo dopo tre giornate, i problemi si ingigantiscono. Ecco, questa volta ci sarà la possibilità di fare una preparazione adeguata e l’augurio è che in ritiro si presenti una rosa al completo e non infarcita di giocatori che poi andranno in prestito. Conoscendo il modo di lavorare dell’Udinese difficilmente sarà così. E questo è un ulteriore motivo per cui era meglio lasciarsi.
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