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Buon compleanno Moser! Settant'anni e una festa in Friuli, Saronni: «Sei forma, ma quante volte ti ho battuto»

SAN DANIELE. Francesco Ciani, mente di We Like Bike, bel progetto che vuole far diventare la città del prosciutto anche il paradiso della bici a colpi di grande ciclismo, scruta la strada. Chi arriverà prima stavolta all’incontro tra i campioni?

Francesco Moser o Giuseppe Saronni? Beppe, l’eroe mondiale di Goodwood, di due Giri e di tanto altro risponde al telefono: «Stavolta lo batto, in volata, sono a tre km da lì». No, Saronni stavolta ha perso, e non poteva essere altrimenti. Perché a San Daniele per la serata organizzata in onore dei campioni, con uno stuolo di appassionati a bocca aperta e pennarelli o telefoni per autografi e foto pronti, ieri sera è arrivato prima Francesco Moser. Era il festeggiato, per forza doveva andare così. Oggi uno degli eroi del ciclismo italiano, che proprio assieme al rivale di sempre, ma ora amico, Beppe Saronni, 63 anni, ha scritto una delle pagine più gloriose del nostro ciclismo, compie 70 anni.

Non li dimostra, anche perché pedala ancora “lo Sceriffo”, eccome se pedala. «Pedalo, lavoro nei campi e la sera guardo la tv solo perché mi fa dormire».

Gli diciamo: Francesco, attraverso il Messaggero Veneto siamo venuti a farti gli auguri da parte di tutti i tuoi tifosi da queste parti.

Lui sorride, ringrazia, guarda il panorama meraviglioso che si può ammirare dal belvedere dell’Auditorium della Fratta e apre il libro dei ricordi. «Primo Giro del Friuli, si chiude un passaggio a livello, corsa falsata, i fuggitivi vincono. Poi l’edizione 1976: in settembre arrivò la scossa di terremoto mentre dormivo in albergo a Pordenone. Tutti si precipitarono in strada, Baronchelli si ruppe pure un braccio, io mi svegliai e pensai fosse meglio rimanere in camera. E poi, indimenticabile, la semitappa organizzata da Torriani a Gemona al Giro d’Italia 1977 con rancio tra le macerie prima di ripartire». Saronni è accanto a lui quando gli chiediamo quale sia la vittoria più bella. C’è anche Beppe Conti, cantore di quegli anni magici, con il suo ultimo “Dolomiti da leggenda” finalista al Bancarella Sport.

Azzarda: «Ha vinto Mondiale su pista e su strada come solo Coppi ha fatto tra gli italiani, e quella prima Parigi-Roubaix in maglia iridata...». Moser sorride. Dice che «quando arrivano le vittorie sono tutte belle, eppure quel Giro 1984... dopo tre settimane di battaglie». Saronni: «È stato bello batterti tante volte, ma Francesco, i tuoi 70 anni sono un traguardo importante, per me ci sono ancora alcuni anni per raggiungerti». Per Conti gli anni d’oro di Saronni e Moser sono irripetibili «perché l’Italia era piena di corse e a una Coppa Bernocchi c’era per quei due più gente che oggi a una tappa del Giro. La gente faceva la differenza». E il contatto con la gente. «Magnifico – dicono – è quello che manca. Era uno dei segreti del nostro successo. Ora con casco e occhiali i corridori nemmeno si riconoscono, all’epoca tutti sapevano chi eravamo». Guardano il panorama. «Una volta arrivare qui al Giro voleva dire spesso prepararsi alle dolomiti ». Ora c’è lo Zoncolan da queste parti. Sorridono. «Vero, ma dai, noi in quegli anni abbiamo preso più freddo dei corridori di adesso». Tanti auguri Moser.

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