Gruppo e carattere: così l’Old Wild West è diventata squadra che punta alla Serie A

Gara 5 con Scafati è stata l’emblema di un’intera stagione.  Dalla Coppa Italia l’Apu ha alzato decisamente il rendimento 

UDINE. Serviva una spallata decisa, per far fuori un’indomita Givova Scafati. È arrivata, grazie a una prova molto solida dell’Apu Old Wild West, forse un po’ contratta in avvio di gara ma sintonizzata sulle frequenze giuste dal secondo quarto in poi. Il timbro sul tagliando che vale la finale per la promozione contro Napoli è realtà, degno coronamento di una stagione all’insegna di un crescendo rossiniano.

Le partite da “dentro o fuori” solitamente si vincono in difesa, e così è stato anche stavolta. In una giornata poco felice al tiro (39% da due e 25% da tre), Udine è riuscita a vincere il braccio di ferro con i campani grazie all’intensità difensiva: ospiti limitati a quota 70 e il 3-2 è servito. I vari Sergio, Palumbo, Rossato e Marino, che nelle precedenti gare avevano creato più di qualche grattacapo, sono stati ridotti ai minimi termini (16 punti in quattro), e Scafati ha affidato gran parte dei propri attacchi alle mani degli Usa Gaines e Thomas. Una coppia da 43 punti complessivi, ma con percentuali molto modeste: 30% dal campo il primo, 25% il secondo.


Le precarie condizioni fisiche di Amato hanno ridotto le rotazioni a disposizione di coach Boniciolli, bravo a spremere il massimo dai suoi uomini. Perché in quest’Apu un po’ tutti a turno si ergono a protagonisti: in garacinque le luci della ribalta si sono soffermate su “Ciccio” Pellegrino, decisivo nella rimonta dal 10-19 del primo quarto. E anche chi non contribuisce con punti e rimbalzi trova il modo di rendersi utile: citiamo volentieri Schina, che nell’anno del debutto in A2 sta giocando con sicurezza e personalità questi play-off infuocati.

Ora che l’Apu Old Wild West è in finale, è il caso di riavvolgere il nastro e puntare lo zoom sulle tappe fondamentali di questa stagione in crescendo. Dopo una partenza convincente sul piano dei risultati, ma con qualche rilassamento di troppo (ricordiamo lo scivolone casalingo con Casale Monferrato), la squadra di Boniciolli è andata in crisi nel mese di gennaio. La positività al Covid di Dominique Johnson, alla vigilia del big match casalingo con Torino, seguita da altri contagi nel gruppo, ha aperto una crisi più psicologica che tecnica. Dopo sei sconfitte consecutive (alcune delle quali con squadre di fondo classifica), sembrava quasi inevitabile pensare all’esonero di Boniciolli. Invece la società ha evitato di cadere in tentazione, ha dato fiducia al tecnico ed è stata ripagata.

Superata la crisi, a febbraio e marzo l’Apu ha ripreso a vincere, anche se con molta fatica. Gli stop con Torino e Tortona sembravano far affiorare i limiti di una squadra incompleta, che invece ad aprile è sbocciata come un bel fiore. Una grande Final Eight di Coppa Italia a Cervia non è stata sufficiente a mettere in bacheca il trofeo, ma ha dato alla squadra grande consapevolezza e autostima. L’Old Wild West è entrata di prepotenza nel gruppo delle big della serie A2, nella seconda fase di regular season ha conquistato il diritto di giocare in casa anche l’eventuale “bella” della semifinale play-off e il tempo è stato galantuomo: mercoledì sera con la spinta dei 500 del Carnera i bianconeri hanno raggiunto la finale contro Napoli. Il bilancio è già ampiamente positivo, ora non rimane che sfatare il tabù contro la squadra partenopea. 


 

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