Old Wild West, niente impresa: Napoli vince a Udine e sale in A

L’Apu resta aggrappata alla Gevi fino a 5’ dalla sirena quando arriva il parziale decisivo: niente bella mercoledì in Campania 

UDINE. L’Apu Old Wild West vede spegnersi in gara 4 il sogno promozione. Al piano di sopra sale Napoli, la squadra più forte del campionato, costruita con investimenti sostanziosi.

É la legge dello sport: vince il più forte, ma a Udine va concesso qualcosa di più dell’onore delle armi.

Questa squadra va applaudita, applaudita a lungo per quello che è riuscita a fare dalla prima gara di Supercoppa disputata a ottobre fino all’ultima di ieri. Vincendo Udine avrebbe portato Napoli alla bella: sarebbe stato un autentico miracolo sportivo.

La banda di Boniciolli è rimasta aggrappata alla partita fino a sei minuti dalla fine quando con un canestro da sotto capitan Antonutti ha firmato il meno 1 (60-61).

Da quel momento in poi i partenopei hanno messo in serie quattro azioni di fila da tre punti: un due più uno di Burns, le bombe di Uglietti (62-70), Mayo (63-73) e un altro due più uno di Parks (65-76).

Bravi gli avversari a trovare le soluzioni migliori contro la difesa friulana che ancora una volta ha fatto appieno il suo dovere. La differenza l’ha fatta l’esperienza e l’abitudine a giocare certe partite.

In attacco Udine non ha avuto nemmeno un punto da quartetto composto da Nobile, Schina, Deangeli e Mobio. Boniciolli ha ritrovato Mian, rimasto a zero in gara tre, ma non poteva bastare.

In un Carnera in cui si suda a stare fermi e in cui i tifosi usano i cartoncini dello sponsor come ventaglio, Sacripanti propone qualcosa di nuovo.

Nei dodici rispunta Iannuzzi, mai impiegato in questa serie, che nella finale di Coppa Italia e nelle due gare della seconda fase aveva fatto molto male all’Apu.

Il lungo viene addirittura riproposto in quintetto e ripaga la fiducia mettendone subito quattro da sotto. La Gevi, che aveva preso tre rimbalzi offensivi dopo altrettanti errori al tiro nella prima azione della partita, si porta sul 2-7 e Boniciolli chiama subito time-out.

Il tecnico bianconero risponde con Pellegrino e Foulland contemporaneamente in campo.

Udine riesce a chiudere l’area e grazie alle percentuali dall’arco non entusiasmanti dei partenopei ricuce pian piano lo strappo: è 11-11 a metà tempo grazie a un sottomano in contropiede di Johnson che, dopo una “stoppatona” di Pellegrino firma addirittura la bomba del sorpasso (14-11).

Napoli trova buona continuità in attacco con Uglietti che segna sei punti: gli ultimi due arrivano con una azione costruita in cinque secondi senza che Udine vada a spendere un fallo (ne aveva appena due).

Il secondo quarti riparte con una bomba di Italiano che poi subisce sfondo da Parks: gli arbitro non fischiano e l’ex triestino sul rimbalzo piazza un due più uno sanguinoso.

L’ex Fortitudo esce e viene stuzzicato dalla panchina napoletana: sono scintille in campo e anche sul parquet. Burns rompe il ghiaccio (21-27), poi in difesa su una finta di Foullan salta e si appende al canestro e alla retina commettendo poi fallo: dovrebbe essere tecnico, ma gli arbitro fanno riprendere con una rimessa.

Decisione che definire discutibile è un eufemismo. Il Carnera insorge, ma Napoli non si scompone: Lombardi trova la bomba del più 9 (23-32), DJ si prende un tecnico e Deangeli commette una ingenuità franando su Monaldi che sta tirando da tre.

Il capitano partenopeo ne mette due e regala il massimo vantaggio agli ospiti (23-34). Allo scadere dei 24’ Mian trova un incredibile canestro: è la scintilla che dà energia a Udine che in un amen piazza un parziale di 9-0 completato dalla bomba del goriziano che sale a quota 10.

Due liberi di Johnson e un canestro sulla sirena di Pellegrino fissano il pareggio all’intervallo lungo.

Udine rimette il naso avanti con Jonhson (40-38): sarà l’ultima volta. Napoli quando accelera fa male. In questa fase è Giuri a tenere in piedi Udine. Sul 48-50 Nobile non mette la bomba del sorpasso.

Si sbaglia molto dalla lunetta su entrambi i fronti, ma l’equilibrio non si spezza. Mian a inizio ultimo quarto firma il meno uno (55-56), poi la fase già descritta all’inizio.

A partita già decisa c’è uno scambio di vedute un po’ acceso tra Giuri e Marini che gli arbitri puniscono con un doppio tecnico.

Non è stata una direzione impeccabile quella dei signori in grigio, hanno sbagliato qualche fischio, ma non hanno condizionato il risultato.

Se c’è qualcosa di cui avremmo fatto volentieri a meno di questa splendida serie finale è l’esultanza eccessiva e provocatoria del presidente della Gevi nonché vicepresidente di Lega, Federico Grassi che ha confermato come la classe o ce l’hai o non la compri al supermercato. Il pubblico di casa per un attimo si è infiammato, poi ha pensato a omaggiare la propria squadra con un lungo, sentito e meritatissimo applauso. –


 

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