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Flambruzzo per un’ora è Wembley: tutti in festa per Meret re d’Europa

Il portiere riempito di elogi. «Grazie a nonno Edo, sarà orgoglioso di me». Poi l’abbraccio dei bimbi 

RIVIGNANO TEOR. Potere dei nonni, e dei bimbi con i loro sogni. Che a volte si avverano. Potere d’un paesino di duecento anime, Flambruzzo, che in un pomeriggio di mezza estate almeno triplica per applaudire uno spilungone magro magro di 1.92 diventato campione d’Europa a 24 anni. E chissenefrega se non ha giocato un minuto. C’era e il talento che ha gli farà giocare altri tornei che contano.

Potere dei nonni. Alex Meret aveva un grande tifoso, nonno Edo, che ora non c’è più e giovedì 22 luglio alla sua festa tutti hanno ricordato e ricordato come uno dei padri del calcio da queste parti.

Badate bene, quando Pantani vinse il Tour de France lo dedicò a nonno Sotero; Alex Meret, portiere del Napoli, della Nazionale «di cui ho difeso la porta dall’under 16», dice con orgoglio, quando sente parlare di nonno Edo sospira, si commuove.

Flambruzzo in festa per il "suo" Alex Meret

Dice parole bellissime: «Mi ha dato tanto, è stato il mio primo tifoso, mi seguiva sempre, ha fatto un album con tutti gli articoli di me sui giornali, non si perdeva una partita, era una persona forte sorridente, piena di gioia e valori, per me è stata una perdita importante e sono sicuro che ora sarà orgoglioso di me».

Papà Arrigo dietro di lui se lo mangia con gli occhi: «Che volete che vi dica, sono orgoglioso di lui». Mamma Debora fa altrettanto. Sì, perché di Meret qui tutti dicono due cose: bravo dentro e fuori dal campo.

Meret ai calciatori del settore giovanile: "Inseguite i vostri sogni e impegnatevi al massimo"

Come monsignor Paolo Brida: «Otto parrocchie, del resto sono bello grosso», precisa e ride. Poi le elenca: Rivignano, Teor, Driolassa, Campomolle, Ariis, Flambruzzo, Pocenia e Torsa.

«Ho molto pregato e tanto tifato, perché lì veniva fuori il tifoso più del prete», dice orgoglioso prima di regalarsi assieme a don Simone la tanto agognata foto col campione.

Il parroco di Rivignano alla festa dedicata a Meret: "Ho fatto un gran tifo per lui e per l'Italia"

Nel tendone del comitato festeggiamenti magistralmente organizzato da Nilo e la sua banda, e ovviamente strapieno, si sentono rieccheggiare queste parole. Dal sindaco di Rivignano-Teor, Mario Anzil, dal quello di Talmassons Fabrizio Pitton, dal consigliere regionale Mauro Bordin e dal presidente del Consiglio regionale, Pier Mauro Zanin: orgoglio, passione, umiltà, riconoscenza, Friuli, Italia, gruppo, Mancini.

Ovviamente i pueri cantores, frequentati anche dal piccolo Alex prima di essere fagocitato da palloni e una porta da difendere, cantano l’inno di Mameli, con tanto di bis, e impazza la canzone dell’Europeo degli U2, un tormentone che per quei bimbi, che si mangiano con gli occhi il loro eroe, sarà per tutta la vita la canzone di quando Donnarumma ipnotizzò gli inglesi.

A proposito Alex, come si scalza Gigio? «È un grande, io sono già felice di far parte di questo gruppo, poi l’obiettivo è lavorare ogni giorno per superarlo chiaro».

«Sì – chiude prima di tuffarsi in un mare di autografi e foto da fare con i piccoli fan – a questi bambini dico: credeteci, seguite i sogni, metteteci lavoro e passione, costanza». Sì Alex, proprio quello che ti diceva nonno Edo. Potere dei nonni. È proprio vero. —




 

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