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Zanni e la medaglia di bronzo a 23 anni, mamma e papà: «Vi raccontiamo il nostro Mirko, umile e sensibile»

A tu per tu con i genitori del pesista pordenonese bronzo ai Giochi: «Non si è scordato dei colleghi dell’Esercito all’estero: che emozione» 

PORDENONE. Un lunedì indimenticabile. Giorgio Zanni e Federica Biasio, il giorno dopo. A 23 anni Mirko Zanni è entrato nella storia dello sport italiano vincendo il bronzo olimpico nel sollevamento pesi (categoria 67 kg), un risultato che ha regalato alla pesistica tricolore una medaglia che mancava da 37 anni. Più di tutti sanno quanto lavoro e sacrifici abbia fatto il figlio per salire sul podio di Tokyo, meglio di ogni altro possono raccontare com’è Mirko.

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Lo fanno con sincerità e la voce ancora carica di emozione, in attesa che il pesista di Cordenons possa rientrare in Italia: la data è incerta, a causa del tifone che si dirige verso il Giappone e sta creando problemi ai collegamenti aerei. Sarà un momento carico di emozioni e sentimenti, forza e sensibilità assieme: come Mirko, un ragazzo per bene che ha fatto qualcosa di grande.

I VIDEO

Mirko Zanni bronzo olimpico: non suona male, vero?

«È la rinascita della pesistica italiana. Oltre al risultato personale di Mirko, è un bronzo che fa bene all’intero sistema. Che sofferenza, però, dobbiamo ancora riprenderci... In due ore siamo passati dalla delusione totale alla gioia immensa, in due ore ci siamo giocati dieci anni di lavoro. Emotivamente è stato pesante».

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Vostro figlio, a 23 anni, è nella storia. Come vive questi momenti?

«È felice, ma forse non si rende ancora conto di quello che ha fatto. Ha la testa altrove in questo momento, il telefono continua a suonare. Dopo la gara la tensione scende, si fa sentire la fatica accumulata in mesi di lavoro: quando molli e ti rilassi, è una valanga, ti ritrovi stanchissimo. Ha voluto ringraziare il Gruppo sportivo Esercito e dedicare la medaglia anche ai militari italiani all’estero: siamo orgogliosi anche di questo».

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Vi diceva sempre che a 30 anni avrebbe fatto qualcosa di grande: ha avuto fretta...

«Non abbiamo mai capito se intendesse nello sport o nella vita, di sicuro ha anticipato i tempi. Poi, magari a trent'anni o anche prima, farà qualcosa di ancora più bello. Non ci pensiamo: siamo scaramantici e ci vogliamo godere il momento».

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Talento e passione: dove nasce l’amore di Mirko per la pesistica?

«Dal papà: da piccolo veniva a giocare nella palestra casalinga durante gli allenamenti. Abbiamo visto subito che aveva talento, da come riusciva a imparare certi movimenti, dal modo in cui li eseguiva. Strappo e slancio sembrano esercizi semplici, in realtà per padroneggiarli serve un allenamento intenso, alle volte ci vuole tanto tempo. Mirko, ancora piccolino, li faceva apparire naturali. Poi l’abbiamo portato in una palestra “vera”, ma non è stato un colpo di fulmine: l'amore è sbocciato dopo la prima gara».

Ha dedicato la medaglia al nonno?

«È così come lo vedete, molto umile e sensibile, non se la tira: è una persona semplice».

Cosa sognate per il suo domani?

«Lui ci ha fatto sognare domenica, prendiamo le cose al momento, nel domani si vedrà. Ci godiamo queste sensazioni, ci saranno altre gare e speriamo altri risultati importanti. Dal punto di vista tecnico, è previsto un nuovo cambio di categorie: vedremo se quelle che introdurranno saranno perfette per noi. I Mondiali si dovrebbero disputare a fine anno, ma il Covid sta creando incertezza».

La prima cosa che farete quando rientrerà in Italia.

«Non sappiamo quando rientrerà, perché un tifone sta creando problemi ai collegamenti aerei in Giappone. Domenica c’è la gara di Nino Pizzolato, potrebbero fermarsi fino a quel giorno. Abbiamo tante idee per quando rivedremo Mirko: ci sarà tempo per raccontarsi tutto».

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