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Manuela Di Centa racconta le sue Olimpiadi: «Quanti brividi a Tokyo. Lo sport ha dato agli italiani l’energia per ripartire»

Il racconto e le esperienze vissute a casa Italia in Giappone: «Che forza i campioni friulani»

PALUZZA. Tutti i brividi azzurri delle Olimpiadi nipponiche su di me hanno avuto un gusto particolarissimo. Il Giappone è parte del mio cuore. Quanta emozione nel tornare dopo 23 anni lì dove smisi la mia attività agonistica nella mia ultima Olimpiade. In volo verso Tokyo eccoli riemergere tutti gli istanti di Nagano della mia quinta ed ultima Olimpiade con un bellissimo bronzo in staffetta, la mia settima medaglia aI Giochi e quel ritorno con tante emozioni e tanti dubbi e interrogativi su cosa avrei fatto nel nuovo millennio.

Quanti pensieri su un futuro da dirigente, senza poter più sciare, ciò che ho sempre amato fare maggiormente, su come non poter dare tutta me stessa sulle piste, volando sugli sci, in cerca della perfezione. Staffetta di bronzo; staffetta tra carriere, da atleta a dirigente, nel Villaggio Olimpico prima donna italiana eletta nel Cio e tra le primissime al mondo. Staffetta anche con mio fratello Giorgio, 9 anni più giovane di me, che a Nagano era alla sua prima esperienza a cinque cerchi. Lo ricordo profondamente quel passaggio molto intimo, molto nostro, familiare, carnico.


Da Di Centa a Di Centa, sì, da sorella a fratello, ma anche da atleta ad atleta. Questo il mio stato d’animo a metà luglio 2021, in viaggio verso il “sol levante”, con quel tondo tricolore che lo richiamava sulla tuta di ordinanza dell’Italian Team, che mi è piaciuto moltissimo: una concentrazione di forza, tutto dalla parte del cuore, preciso al centro della persona, perché, ricordiamocelo, anche nello sport, è sempre la persona al centro. L’ho pensato subito, guardando sul podio premiata la Giuffrida, mi è piaciuto tantissimo il suo judo. Meravigliosa anche la gara della Longo Borghini.

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La grande bellezza
Ma le medaglie dell’Italia sono tutte straordinariamente fantastiche. Dopo Tokyo penso che l’immagine fuoriuscita dell’Italia sia quella di una grande bellezza, sotto ogni profilo, al maschile al femminile, con qualsivoglia sfumatura, argentea, aurea o bronzea, bella nei quarti posti, in ogni finale raggiunta, con il fascino di quelle ragazze e quei ragazzi che rispetto all’ultima Olimpiade hanno ritrovato la voglia di fare meglio e sono andati finalmente a podio. E, sull’aereo, nelle 13 ore di volo al ritorno da Tokyo mi sono tornate in mente tutte queste incantevoli istantanee di un Italia bella e forte.

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Lo sport è oggi il biglietto da visita del nostro Bel Paese nel mondo. Un paese in ripresa che vuole essere vivo, forte, che non si è mai abbattuto ma anche che ha saputo farsi trovare pronto e preparato. Una Italia che ha saputo organizzarsi con i suoi tecnici e gli atleti, con i suoi dirigenti a fare squadra, pronta come sempre a emergere nei momenti di difficoltà e che si è scoperta ancora una volta “tutta da scoprire”. C’è infatti tutto lo Stivale rappresentato nel medagliere azzurro, ogni angolo del paese. Penso a quando nella carta olimpica abbiamo voluto aggiungere al celebre motto olimpico “Citius, altius, fortius” la parola “together”. Eccola qui l’ho vista comparire: “assieme”, da qualsiasi angolo la si esamini, ti regala sempre gli stessi valori: solidarietà, amicizia, fratellanza. Together vuol dire per me ogni angolo, ogni borgo di Sardegna, Sicilia, Puglia, Umbria, Campania, Piemonte e ovviamente Friuli Venezia Giulia.

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Friulani di Tokyo
Siamo allora ai friulani di Tokyo. E voglio partire da una sconfitta, quella della ginnasta Alexandra Agiurgiuculese, che è ormai una di noi, che parla il friulano stretto vivendo a Udine. Se la incontrassi domani in un bar le direi che è e resta comunque bravissima e meravigliosa, che il suo impegno deve proseguire in questa disciplina ritmica, come immagino farà perché è questa la storia della sua vita e della vita in generale: la bellezza di sperare di conquistare qualcosa e poi, quando ci sei, su quel podio poter dire «ho fatto bene a credere in me stessa».

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Perché si arriva se si crede. Guardiamo a Jonathan Milan di Buja, terra appunto di medaglie e monete, vicino Tolmezzo, e a quel battito friulano nell’oro del ciclismo su pista a squadre, nell’inseguimento. Che bello quel treno azzurro, in 4 ma con un cuore unico a colpire in pista e sul podio.

Da applausi anche Mara Navarria, la mamma con la spada che non molla mai, anche lei friulana doc. Delusa per la gara individuale, nella prova squadre ce l’ha messa tutta e devo dire non era affatto facile arrivare a bronzo. E poi Mirko Zanni, ragazzo di Pordenone che ha sollevato questi pesi pazzeschi. Grandissima sorpresa.

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Come non salutare poi la mitica Chiara Cainero, per lei una Olimpiade soffertissima, ma voglio dirle grazie, perché in maniera seria, ha gareggiato mettendoci tutto nello skeet. I friulani sono forti. Ora se guardo in Cina alle prossime Olimpiadi Invernali, chissà cosa saprà regalarci nel fondo un’altra Di Centa, mia nipote Martina, la figlia di Giorgio. Giovanissima, friulana doc, ci sarà con ogni probabilità, nonostante questa estate abbia avuto una rovinosa caduta in bicicletta. Deve fare un percorso lungo. Ma il suo traguardo è nel 2022.
 

Incontri ravvicinati

«Bisogna avere fede, occorre avere speranza, insieme». Mi piace sottolineare le parole del presidente del Cio, Thomas Bach, pronunciate alla vigilia di questi Giochi Olimpici difficilissimi da organizzare, ma importantissimi per i motivi che tutti conosciamo, dovuti alla pandemia mondiale. L’impegno del Cio nel portare avanti questi Giochi è stato decisivo e davvero encomiabile. Di Tokyo si ricorderà certo una Olimpiade molto severa, rigida, inflessibile, senza poter gridare allo stadio con molte distanze e attenzioni a tutela degli atleti e della popolazione giapponese. C’erano molti increduli su questa bellissima Olimpiade, ma è stata portata a termine con responsabilità e con successo. Sono venuti fuori finalmente il significato dei vari sport, gli atleti, le atlete, le storie. Vorrei a proposito fare un plauso alla Rai, al suo grande sforzo televisivo.

Davvero bravi. Con i grandi campioni che commentavano i più giovani in corsa per un titolo. Anche qui una staffetta generazionale, con i Legends azzurri, i miei compagni Yuri Chechi e Sara Simeoni in dialogo con le nuove leggende, penso a Tamberi e Jacobs, evidentemente su tutti. Credo che lo sport così narrato sia veramente significativo perché comunica storie intrecciate, storie familiari, di vita. Ma Tokyo è stata per me anche una serie di incontri. Moltissimi.

Oltre naturalmente a Bach, a Malagò con cui abbiamo festeggiato nella bellissima Casa Italia, quello che mi ha più sorpreso, subito dopo la suggestiva cerimonia di apertura il 23 luglio allo stadio nazionale, è stato proprio nella prima giornata di gare, nel ciclismo su strada. In questo avveniristico autodromo giapponese è arrivata la presidente del comitato organizzatore, Seiko Hashimoto, medaglia di bronzo nelle Olimpiadi invernali di Albertville nei 1500 metri nel pattinaggio su ghiaccio a velocità. Con lei, che ha l’Italia nel cuore avendo vissuto nella Bergamasca, è stato un incontro cordialissimo, ricco di spunti.
 

Testa e cuore

Non l’ho abbracciata in Giappone, non l’ho incontrata Irma Testa, ma la sua è la storia più vera che voglio raccontarvi. C’era tanto dolore intorno a quelle lacrime dopo la precoce eliminazione a Rio nel pugilato. E allora quel giorno in Brasile semplicemente le dissi: «Irma, questo è un momento bellissimo della vita, se tu sarai in grado di trasformarlo…in una vittoria nel futuro». La vita degli atleti è questa. Irma la lasciai così 5 anni fa. E l’ho ritrovata così come tutti adesso la conoscono: meravigliosa, capace di volere essere sé stessa, farfalla, nonostante il pugilato fosse considerato sempre “troppo da uomini”.
 

La lettera a Federica

Infine un’altra staffetta, a proposito di Italia. Vorrei anche celebrare Federica Pellegrini, eletta in quota atleti nel Cio, alle Olimpiadi come accadde a me. Lei è una Legend vivente. Al di là degli auguri, le ho scritto una lettera sentita, ufficiale, perché, essendoci passata, so che sono momenti decisivi, questi in cui si lascia la pelle di atleta e si entra in quella di dirigente. Le auguro di metterci l’entusiasmo e l’impegno che la campionessa veneta ha sempre avuto. E poi lavorare insieme in squadra con gli eletti nel Cio in quota atleti. Sono circa 17. Farà benissimo Fede. Benvenuta!
 

Sport, turismo e PIl

Ultimo bilancio. Sono effettivamente 72 le medaglie messe al collo degli azzurri, considerando le coppie e le squadre. Significa che più o meno un italiano su un milione sale sul podio. Lo sport è in fondo l’espressione della capacità di un Paese, perché dimostra la forza e l’energia organizzativa delle persone, tecnici, dirigenti, atleti, che vi appartengono. Individuabili e rappresentati con valori numerici. E non solo perché Jacobs e Tamberi da domani per uno sponsor varranno milioni di euro, ma perché l’insieme di ciò che abbiamo mostrato in Giappone ha un valore aggregato.

È quel grandissimo Made in Italy sportivo. Occorre perciò lavorare molto per promuovere ancora lo sport sul territorio e nel settore del turismo. A chiunque si chieda “cosa è lo sport oggi” credo di rispondere che lo sport oggi è un valore aggiunto e noi allora dovremmo trasformarlo in un Pil, che non sia però solo una proporzione contabile, numerica, ma sia invece un’economia (poi si trasformerà inevitabilmente anche in numeri) che però passa dalla parte della carica, dell’emozione, della forza del dire “ce la possiamo fare”. Lo sport e questa Olimpiade hanno dato a tutti gli Italiani una energia da mettere nel proprio motore per ripartire. Credo che sia una spinta, un grande acceleratore per il Paese.

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