Pordenone ammalato: per farlo guarire Rastelli deve risolvere il problema del gol

In quattro gare ufficiali, neroverdi a segno solo su rigore. In campionato sono l’unica squadra a secco dopo 270’

PORDENONE. I problemi del Pordenone sono tanti, altrimenti non sarebbe ultimo in classifica senza alcun punto conquistato. Quello principale, tuttavia, è legato al gol. In tre giornate, in quattro partite se si considera anche l’uscita di coppa Italia, la squadra neroverde non ha mai segnato su azione.

E ha il triste primato di essere l’unico team in serie B ancora a secco dopo 270’: gli altri team con cui chiude la graduatoria, infatti, sono riusciti a realizzare almeno una rete.

Un’astinenza preoccupante, che ricorda quella già vissuta lo scorso campionato durante il periodo precedente all’esonero di Tesser.

Allora il ritornello era solo uno: non c’è più Diaw (autore di 10 gol), partito per Monza poco tempo prima.

Si sottolineava la mancanza di un bomber, poi trovato in Ciurria, esaltato da Domizzi e decisivo nel raggiungimento della salvezza. Anche ora sembra non esserci un goleador. Ma non è il solo motivo se i ramarri non trovano la porta avversaria.

La serie nera è iniziata in occasione della sfida del primo turno col Perugia. Gli umbri sono usciti imbattuti dal Teghil, conquistando il loro primo e unico successo (1-0).

Il digiuno è proseguito con la sciagurata serata di Ferrara, quando la Spal ha battuto per cinque volte Perisan. Col Parma l’ultimo capitolo: ko per 4-0. Dati che fanno riflettere, anche perché il Pordenone ha sfiorato il gol in pochissime occasioni.

Su palla inattiva non è più pericoloso come un tempo e, se si prende in esame solamente l’incontro con gli emiliani, l’unica grande occasione creata è stata quella di Magnino sullo 0-0.

Poi un tiro da fuori area di Falasco, uno deviato da Ciciretti e nulla più. Che i neroverdi non dispongano di un bomber da doppia cifra è risaputo, ma a mancare soprattutto – almeno a oggi – sembra essere l’identità offensiva.

Con il Parma è parso che i tre uomini del reparto avanzato – Folorunsho, Ciciretti e Tsadjout – non fossero coordinati tra loro. Ognuno agiva mettendosi in proprio.

Mister Rastelli, arrivato dopo il ko di Ferrara, sta cercando di trovare una soluzione ma non è semplice: la squadra era partita col 4-4-2, ha già subìto un cambio di modulo (4-3-2-1) ed è reduce da un pre-campionato in cui ha quasi sempre affrontato rivali di grande spessore (Atalanta, Parma), con cui si può solo pensare di perdere dignitosamente, non certo macinare gioco.

Si pagano limiti strutturali – Tsadjout, il “9”, col Cittadella ha firmato solo tre gol – e legati alla proposta di gioco, già cambiata nel corso del torneo. Rastelli dovrà lavorare duramente per risolvere il problema, non escludendo anche un passaggio al 4-3-1-2 dove magari Tsadjout, dialogando con un’altra punta al suo fianco, si possa sentire meno isolato (come è stato sinora).

Fa specie che l’autore dell’ultimo centro segnato in incontri ufficiali su azione dal gruppo, Karlo Butic, sia finito addirittura in tribuna nella gara col Parma. É stato il calciatore italo-croato a siglare l’1-0 nel match valso la salvezza con il Cosenza lo scorso maggio (il 2-0 fu una autorete di Crecco).

Da allora i ramarri hanno bucato il portiere avversario soltanto con il rigore trasformato da Folorunsho in coppa Italia con lo Spezia. Troppo poco, per pensare di salvarsi. 


 

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