Simone Tiribocchi: «L’Udinese non può giocare bene solo dopo aver preso uno schiaffo»

L’opinionista di Dazn, dopo aver visto la partita di Torino spiega i suoi dubbi sull’atteggiamento dei bianconeri che sono andati sotto nel punteggio in 8 partite su tredici 

Quando giocava ne faceva una questione di muscoli, di saper fare a sportellate per mandarla dentro, ma anche di testa, da sfruttare non solo nel gioco aereo, ma soprattutto per capire il gioco.

Non a caso Simone Tiribocchi era soprannominato il “Tir”, un rimando alla potenza quindi, e a un uso della forza che l’attuale voce tecnica di Dazn invita a esercitare anche all’Udinese vista e commentata lunedì sera, e incrociata nell’analisi al Genoa che l’ex attaccante di Atalanta e Torino, tra le altre, ha seguito domenica.

Tiribocchi, nel suo primo intervento con Gotti ha ricordato le otto partite in cui l’Udinese è andata sotto nel punteggio...

«Sì, perché mi fa strano che una squadra debba prendere uno schiaffo per reagire e rendere al meglio. L’Udinese ha grande qualità davanti e deve sfruttarla, ma per farlo devono girare alcuni giocatori chiave come Deulofeu e Pereyra che fanno la differenza».

Partiamo proprio dall’esperimento Pereyra, piazzato al centro nella mediana a due a inizio partita.

«Gotti si è preso un rischio e purtroppo non gli è andata bene, ma su Pereyra bisogna dire che ce ne sono pochi di giocatori come lui, e quando il “Tucu” è in palla fa girare la squadra. Per me la sua importanza all’Udinese è paritaria a quella di Osimhen al Napoli, non tanto per il ruolo ovviamente, ma per la capacità di prendere la squadra per mano e trascinarla».

Un “Tir” della mediana bianconera dunque...

«Sì, e lo ha poi dimostrato nella ripresa col Toro, quando è stato alzato e Gotti ha inserito Arslan per dare un altro messaggio alla squadra inserendo un uomo di palleggio».

A proposito di cambi, è da qualche partita che l’Udinese sta variando modulo a seconda di chi affronta.

«Tante volte la differenza la fa l’interpretazione che la squadra dà al modulo, più che il modulo in sé, ed è chiaro che mettere più giocatori giusti nel loro ruolo preferito può dare risultati nella giornata di buona vena degli interpreti. Per quello che ho visto, se giochi con i tre davanti devi andare più sull’esterno, e fatichi se rimani basso con i tre difensori dietro».

Siamo arrivati a un altro “Tir”, quel Beto da servire meglio.

«Mi piace e devo dire che ha qualcosa di importante. Non è più un ragazzino, non è più di primo pelo e ha un'ottima progressione, ma non gioca ancora benissimo per la squadra, anzi è molto solitario nei movimenti e si muove da “vecchio bomber”. Viene incontro perché sa che può far gol con un determinato movimento e attacca la profondità da solo per lo stesso motivo».

Come dire che deve imparare ancora a muoversi in funzione della squadra?

«Sì. Deve imparare a fare movimenti più efficaci anche se a Torino la prima idea di gioco dell’Udinese era palla su di lui che andava uno conto uno con Bremer. Non credo che per Beto sia un problema giocare in un attacco a tre o a due, ma va anche supportato».

Ricapitolando, serve il miglior Pereyra e il miglior Beto...

«Sì, ma devo dire che a Torino mi sarei aspettato anche un’Udinese più intraprendente con la forza che ha a disposizione, e anche in virtù della classifica che aveva, anche se devo riconoscere che l’Udinese mi è piaciuta».

Classifica che adesso, invece, inquadra la sfida al Genoa come delicata.

«Potrà venirne fuori una bella partita e per l’Udinese la differenza possono farla proprio quegli attaccanti che il Genoa non ha a causa dei molti infortuni».

Dopo avere commentato il Genoa, qual è lo stato dell’arte in casa rossoblù?

«In questo momento è in difficoltà perché anche col cambio di allenatore le assenze hanno pesato. I vari Destro, Criscito, Bani, Cassata sono imprescindibili e il solo averli a disposizione aiuta un allenatore. Con la Roma, i rossoblù sono stati attenti, ma appena è uscito Pandev non sono più riusciti a ripartire».

Shevchenko ha molto da lavorare?

«Sicuramente ha bisogno di trovare qualità in attacco e nella rifinitura, ma va anche detto che pure con Ballardini questo Genoa si è dimostrato una squadra che non si arrende mai, quindi va presa con le pinze, anche se il recupero o meno di certi giocatori ne determinerà l’atteggiamento a Udine».

Tiribocchi, a Marassi il Genoa è stato domato da un attaccante giovanissimo come Felix. Il campionato ha trovato un astro nascente?

«Direi di sì perché già ero rimasto sorpreso a Cagliari, dove entrò e fece movimenti funzionali alla squadra. Ha doti incredibili e sta abbinando la tecnica ai movimenti. Ci sono tutti gli ingredienti, ma poi ci sono gli aspetti mentali, gestionali e cognitivi che diranno dove potrà arrivare».

I giovani dell’Udinese, invece?

«Molina mi piace molto così come Udogie che seguo anche nell’Under 21, ma a Torino sono stati un po’ timidi».

Che tipo di mercato si aspetta dall’Udinese?

«Dipenderà dal modulo, se giocherà con le due punte o meno, ma anche dal tipo di campionato che si vuole fare».

Visto da Dazn, il campionato le sta piacendo?

«Sì, anche perché è tornata la gente negli stadi ed è molto equilibrato, con la Juve che ha preso 5 punti sul Milan nelle ultime due settimane».


 

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