Via al rilancio di Petriccione per la salvezza del Pordenone

Il centrocampista gradiscano pronto per una maglia da titolare con il Frosinone dopo aver giocato due delle 5 gare della gestione Tedino senza mai concluderle 

PORDENONE. Ha disputato due delle cinque partite della gestione di Bruno Tedino. Quando è sceso in campo l’ha fatto dall’inizio, venendo però sostituito a gara in corso. Le ultime due sfide le ha vissute in panchina.

Ora è pronto a tornare titolare. Allo Stirpe, sabato, Jacopo Petriccione avrà nuovamente una chance.

Il centrocampista gradiscano, classe 1995, si è allenato forte e ha convinto l’allenatore a schierarlo dal 1’ in una sfida delicata come quella col Frosinone.

Il regista, salvo sorprese, sarà sempre Pasa e lui sarà libero di creare da mezzala, esattamente come aveva fatto a Pisa, nel corso del suo miglior match in maglia neroverde.

Nell’occasione festeggerà la centesima presenza in serie B: dovrà dimostrare di essere il signor giocatore per cui è stato ingaggiato.

Già, perché dai calciatori più esperti e di maggior qualità, è lecito aspettarsi qualcosa in più.

È ciò che si augurava il presidente Lovisa pochi giorni fa. Il centrocampista friulano, sinora, non è stato in grado di incidere. Arrivato in prestito dal Crotone a metà agosto, era stato buttato nella mischia già nella partita col Perugia.

Entrato dalla panchina pochi giorni dopo il suo arrivo, in un reparto con due mediani e in una situazione di svantaggio, era andato comprensibilmente in difficoltà.

Quindi è stato proposto vertice basso della linea a tre con la Spal, ma si è trattata della peggior prestazione del Pordenone dell’era Lovisa (5-0 in inferiorità numerica, match costato il posto a Paci).

Nella gestione di Rastelli Petriccione ha giocato quattro match su sei dal 1’ ma non è riuscito a prendere in mano la squadra. Gli alibi che ha sono di ferro, perché non c’erano le condizioni per rendere al meglio.

Ma con Tedino la musica è cambiata e il calciatore ora è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità, a rimettersi in mostra e cercare perlomeno di avvicinarsi ai livelli di Lecce.

In Salento, con Liverani in panchina, da regista e da mezzala in un centrocampo a tre era riuscito a guadagnarsi il soprannome di “Modriccione” in virtù delle sue ottime prestazioni e da look e movenze simili all’asso croato Luka Modric, fuoriclasse del Real Madrid, Pallone d’oro nel 2018 con cui il centrocampista neroverde condivide nel caso specifico la posizione in mezzo al campo.

Al Pordenone non serve arrivare a tanto: può mettere però in condizione di essere incisivi gli attaccanti, che a volte hanno patito la mancanza di palloni puliti.

Non gli manca l’intelligenza calcistica e neppure i piedi per farlo. Se sarà nel vivo della manovra come a Pisa, a Frosinone i ramarri possono pensare al colpo che potrebbe far svoltare il loro campionato. Anche il suo potrebbe cambiare, non solo quello della squadra. Inoltre festeggerà la tripla cifra di presenze in serie B, potrà mai farlo con una prestazione negativa? 


 

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