I 125 anni dell’Udinese, i grandi del passato fanno gli auguri al club: «Qui abbiamo vissuto gli anni più belli della nostra carriera»

Dal Cin, Miano, Calori e Amoroso ricordano il loro passato nella società con cui hanno fatto la storia

UDINE. C’erano una volta un dirigente, un friulano, un capitano e uno straniero. Non è l’inizio di una barzelletta, ma la scelta che abbiamo fatto per fare gli auguri all’Udinese per il suo 125º compleanno che cade proprio martedì 30 novembre. Parliamo di Franco Dal Cin, Paolo Miano, Alessandro Calori e Marcio Amoroso.

Arrivò a Udine nel 1976 assieme a Sanson, costruì la squadra che fece il doppio salto dalla C alla A e portò in Friuli Zico. «Ho dedicato otto anni della mia carriera a questa società. Ho cercato di dare sempre il meglio di me stesso per far crescere l’Udinese. Qualche volta ci sono anche riuscito. In cambio ho ricevuto gli otto anni più belli della mia vita professionale. All’Udinese posso solo dire grazie».

Poi aggiunge: «Vivo a Udine, sono rimasto affezionato a questa piazza. Nella mia carriera ho fatto due errori: lasciare l’Udinese per l’Inter ed esonerare Lucescu alla Reggiana. Fossi rimasto a Udine forse avrei fatto in modo che la vicenda Zico avesse un altro epilogo».

Lui è il ragazzo di San Pietro al Natisone che a 13 anni comincia a frequentare il Moretti. «Ho fatto tutta la trafila nelle giovanili fino all’esordio in serie A con la Pistoiese nel febbraio del 1981 – ricorda Paolo Miano –. Da bambino tifavo Juve, ma giocare nella squadra della mia terra è stata un’emozione speciale. Ancor di più considerando che siamo passati in due anni da una squadra che lottava per salvarsi a una nella quale era arrivato il calciatore più forte del mondo: Zico. Nel primo anno quando andavamo in giro per l’Italia avevamo lo stesso seguito della Juve». All’Udinese ci è poi tornato da collaboratore tecnico: «Ho dato il mio piccolo contributo alle conquiste europee dell’epoca Guidolin. Per me l’Udinese è e sarà sempre tante cose belle».

Lui è stato il capitano della prima Udinese europea (1997), ma quando arrivò in Friuli dal Pisa, (1991) i bianconeri erano in serie B. «Nel rivedere certe immagini domenica nell’auditorium dello stadio mi sono venuti i brividi. L’Ajax, lo stadio pieno. Finchè giochi e sei un protagonista non ti rendi conto di quello che sta succedendo. É il tempo che aumenta il valore e la portata di quello che siamo riusciti a fare. E io mi sentirò sempre il capitano della prima Udinese europea». É stato un viaggio lungo, cominciato da lontano.

«É stata una crescita costante da parte di tutti: società, squadra, ambiente. Di fatto in quegli anni abbiamo costruito quel futuro che resiste ancora oggi». E i tifosi lo sanno: l’applausometro domenica al Friuli è stato chiaro: Calori, Poggi e Bertotto una spanna sopra tutti.

É uno degli stranieri che più sono rimasti nel cuore dei tifosi. Arrivò a Udine nell’estate del ’96 presentato da Zico in piazza San Giacomo. «L’Udinese è la squadra che mi ha aperto le porte dell’Europa. Quando arrivai non immaginavo di conquistare certi traguardi, ma credevo molto nelle mie possibilità e fu bravo Gino Pozzo a capire che avevo le caratteristiche giuste per sfondare.

A lui mi legherà sempre una grande stima e amicizia». Il legame sarà per sempre anche con i tifosi: «A Udine mi sono sempre sentito a casa. Ho avuto la fortuna di trovare le persone giuste che mi hanno sempre aiutato. Su tutti faccio tre nomi: Alessandro Scarbolo, Michele De Sabato e Franco Causio. Il momento più bello? La prima volta in Uefa: tutto nacque con quella vittoria in dieci a Torino sulla Juve». 


 

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