Apu, le scuse di Walters: «Mi sono fatto cacciare in una partita cruciale»

Il pivot, espulso nel finale di match con Cantù, parla a compagni e tifosi. «Il coach lavora molto sulla mia testa per farmi restare concentrato» 

UDINE. Non è un tipo social, Brandon Walters. Socievole, questo sì. Amichevole, in campo e fuori: un Grande Gigante Gentile – se a descriverlo fosse Roald Dahl.

Una manciata soltanto i suoi post in rete, a beneficio, peraltro, di un modesto numero di follower. Ciononostante, il lungo di Chattanooga ha voluto affidare a una “story” digitale su Instagram il rammarico per quanto avvenuto nel finale del match con Cantù, domenica al PalaBancoDesio.

Il dito a zittire il pubblico, l’uscita, irritato, dal campo e il silenzio. Poi un messaggio: «Vorrei in primis chiedere scusa ai fantastici tifosi dell’Apu – scrive, in particolare, l’americano – per essermi fatto cacciare in una partita cruciale e per non essere stato presente nel momento di maggior bisogno». Ha quindi voluto chiarire il senso delle sue proteste.

«Di base non avrei dovuto avere quella reazione, è stato un comportamento sbagliato, dettato dalla frustrazione del momento. Le mie proteste, ad ogni modo, erano rivolte agli arbitri: non volevo andare ad offendere in alcun modo i tifosi avversari».

Qual è stata la reazione della squadra?

«In generale, il coach lavora molto sulla mia testa dicendomi di restare concentrato sul campo, anche quando le scelte degli arbitri non giocano a mio favore. Pure i compagni cercano di farmi restare in partita, vogliono che io sia sul parquet con loro. Mi fan capire quanto io sia necessario alla squadra e mi sostengono, sapendo che questo è per me il primo anno in Italia, in questo campionato».

Qual è il rapporto, in particolare, con gli altri due centri?

«Pellegrino è sempre pronto a darmi supporto, specialmente nei momenti di frustrazione. Ci è passato prima di me, sa cosa vuol dire dove convivere con tanti falli. Ma ha imparato a gestirsi, soprattutto dal punto di vista mentale: ecco perché mi sta aiutando a modificare, pian piano, il mio atteggiamento. Anche Pieri, se mi vede irritato, ha sempre dei pensieri positivi utili a mantenermi concentrato sul gioco».

Dopotutto, se gioca come sa, diventa inarrestabile.

«Devo però ancora lavorare su alcun aspetti per poter essere quel giocatore».

Intanto, col resto della squadra, ha ritrovato un po’ di normalità.

«Non è stato facile passare attraverso la quarantena, ma ci siamo sempre allenati al massimo. Così da farci trovare pronti tanto per la gara con Cantù quanto per quelle avvenire». 

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