Udinese pazza ma tutto cuore brucia due gol e pareggia al 98’

Prima fugge con la doppietta di Beto e Molina, poi nella ripresa si fa rimontare e va sotto: a tempo scaduto il 4-4 di Arslan



/ INVIATO A ROMA


Succede di tutto all’Olimpico, l’Udinese accarezza l’idea del colpaccio, si fa rimontare, finisce a un passo dalla sconfitta, ma poi porta a casa un punto in pieno recupero. Ormai la pokerface di Luca Gotti è difficile da decifrare: quando tutti si aspettavano la difesa a quattro (a Torino) lui ha smazzato il classico terzetto in retroguardia aggiungendo una punta davanti (Pussetto), ieri visto il momento complicato, i fischi rimediati nel pareggino (a reti bianche) con il Genoa e il successivo ritiro ordinato dalla società, molti credevano di rivedere il tradizionale 3-5-2, salvo poi restare spiazzati da un altro grande classico del calcio, il 4--4-2. Una mossa degna del miglior Doyle Brunson, famoso per far fruttare sul tavolo verde anche i 2. E in effetti la pokerface di Contarina stavolta piazza un 2 davanti a un difensore, Molina sopra Nehuen Perez, toglie Nuytinck dal campo per affidarsi al duo brasiliano Becao-Samir come centrali, una linea completata dal giovane-vecchio Udogie, fresco di 19° compleanno. L’azzardo però è a centrocampo, dove Gotti sceglie di ripescare Jajalo per affiancarlo al solo Walace, visto che è Deulofeu a completare la mediana con Success e Beto di punta.

Proprio il catalano è l’osservato speciale: comincia dopo dieci secondi lamentandosi per un contrasto robusto dell’avversario diretto, prosegue calandosi nei panni del leader coprendo le spalle a Udogie, ma si capisce subito che è quella la fascia debole in fase difensiva, anche quando le cose vanno bene. Sì, vanno bene perché le partenze della Lazio non sono mai state convincenti quest’anno: sono undici i gol subiti da Sarri nella prima mezz’ora con quello siglato da Beto su traversone di Jajalo. E per un pelo non arriva il dodicesimo, visto che il portoghese si veste da George Weah e si mangia la metà campo in un amen al 32’ per raddoppiare.

Dicevamo della fascia sinistra, passano due minuti e Felipe Anderson furoreggia bruciando Udogie e resistendo al ritorno di Deulofeu per porgere a Immobile il pallone del primo gol laziale. Il numero 10 si riscatta orchestrando la ripartenza del 3-1 bianconero, arrivato con una volée di Molina. Tutti felici i bianconeri all’Olimpico anche quella decina di tifosi in curva: chiamateli quelli del giovedì, meritano un applauso per la passione.

Tutti felici ma sotto sotto c’è il timore che nella ripresa il 4-4-2 dell’Udinese diventi di colpo un bluff. Un timore fondato. La Lazio entra in campo con un altro piglio, ma i bianconeri agevolano la rimonta della banda Sarri. In mezzo Jajalo resta ben presto senza ossigeno, Walace si trova in mezzo l’azione del 3-2, mentre il pareggio è una prodezza balistica di Milinkovic-Savic ma favorita da un pallone perso da Deulofeu sulla solita maledettissima fascia.

Sembra l’inizio della fine, considerando che manca un’eternità al 90’, ma Patric rimette il corsa l’Udinese con una sciocchezza abissale: strattona Success mentre il nigeriano sguscia sulla sinistra e, ammonito, si becca il “giallo” per finire in anticipo sotto la doccia. Taci che... Che Molina imita lo sciagurato laziale e va pure lui negli spogliatoi prima del tempo per doppia ammonizione: il fallo su Radu non è da omicidio, ma da un nazionale argentino ci si aspetta un po’ di furbizia in più.

Così il pallino del gioco ritorna nelle mani dei padroni di casa che sfruttano una punizione per insaccare il quarto gol con Acerbi, una rete che ha bisogno di buoni tre minuti di “misurazioni” Var per essere convalidata.

Accidenti, è finita come non doveva finire. Ma Gotti è l’ultimo ad arrendersi, ruota la rosa alla grande, spedendo in campo via via Nuytinck, Pussetto, Arslan, Forestieri e Soppy. Segnatevi questi nomi: al 97’ Soppy guadagna un fallo a un pass dall’area, batte Forestieri che porge all’indietro ad Arslan. Rete. 4-4. Nell’esultanza Walace si becca il rosso, anche lui non ci sarà lunedì ad Empoli. Ma il più felice è lui: pokerface Gotti. —

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