Dal 5-4 del 1980 con l’Avellino al 4-4 di San Siro contro Ibra passando per il 3-5 col Verona

udine

Ci sono partite che lasciano un segno indipendentemente dal risultato finale. Lazio-Udinese dell’altra sera è una di queste. Una partita che vale un romanzo: negli oltre 102’ di gioco, si è concentrato tutto e di più di quello che può succedere su un campo di calcio. L’alternarsi di gol ed emozioni ha riportato alla mente altre gare del passato bianconero più o meno recente che assomigliano a quella dell’Olimpico.


Lasciamo da parte il 7-0 di Palermo del 2011 perché quella di fatto è una partita che non è mai esistita. Il riferimento sono le partite con un continuo ribaltamento del punteggio, una sorta di montagne russe delle emozioni. Restando nell’era moderna il primo ricordo risale al 14 dicembre del 1980: Udinese-Avellino finì 5-4 e a decidere la gara fu un calcio di rigore trasformato da Nicola Zanone al 90’. L’Udinese si trovò in vantaggio con un gol di Livio Pin, andò al riposo in svantaggio rimontata dalle reti di Ugolotti e Juary. Nella ripresa pareggio di Pradella, vantaggio friulano con Vriz; 3-3 arrivò con un’autorete di Miani, 4-3 di Zanone e pari di Juary prima del già citato penalty all’ultimo respiro: tra buio e nebbia dalle tribune si riuscì solo a intuire la trasformazione del penalty.

A Udine ha fatto storia il derby con il Verona del 10 febbraio ’85 vinto dai gialloblù che al termine di quella stagione vinceranno lo scudetto. Nonostante la sconfitta (3-5), Zico l’ha definita la partita più bella che ha giocato in serie A. Sembrava chiusa al 20’ con l’Hellas avanti 3-0 (Briegel, Galderisi ed Elkjaer), prima del riposo Edinho la riaprì su punizione, a inizio ripresa con Carnevale e Mauro completarono la rimonta. Mancaca mezz’ora alla fine e tutto faceva presagire a un trionfo friulano. Invece nello spazio di 2’ (61’ e 63’) i due stranieri del Verona fissarono il punteggio sul 5-3 finale.

Si concluse 4-4 come l’altra sera all’Olimpico la sfida del 9 gennaio 2011. Anche allora l’Udinese si ritrovò sul 3-1 (Di Natale, Pato, Sanchez e Di Natale) un’autorete di Benatia (33’) e una magia di Pato (37’) ristabilirono la parità. Al 44’ arrivò la zampata di Denis. Partita finita? No. In quel Milan c’era, come oggi, un certo Zlatan Ibrahimovic che al 3’ minuto di recupero segnò il 4-4. E per fortuna dell’Udinese che nel finale il pallone della possibile vittoria rossonera capitò sul piede non educatissimo di Ignazio Abate che da buona posizione calciò alto. Altri tempi e altra Udinese (quella arriverà quarta), ma l’altalena di gol ed emozioni è la stessa. —



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