Udinese, non si giocherà più se c’è il 35% dei positivi: con Atalanta la partita sarebbe saltata

Nuove linee guida da Governo e Regioni per armonizzare l’intervento delle Asl. Serve il via libera del Cts, poi la Lega serie A dovrà cambiare il vecchio protocollo

UDINE. Ecco le tanto attese nuove linee guida per armonizzare gli interventi delle aziende sanitarie e proseguire nell’emergenza con il campionato di serie A senza sentenze, ricorsi e polemiche.

Da mercoledì 12 gennaio c’è un nuovo numero che potrebbe far saltare una partita, o meglio, una percentuale: con il 35% di positivi all’interno di quello che è stato chiamato “gruppo atleti” una squadra potrà chiedere il rinvio senza attendere ulteriori timbri.

È questa una delle novità del documento presentato ieri nel primo pomeriggio dal sottosegretario allo Sport Valentina Vezzali alla conferenza Stato-Regioni, un argomento sul quale il presidente Massimiliano Fedriga si è speso in modo particolare avendo evidentemente seguito da vicino il “caso” Udinese-Asl in vista della partita con Atalanta, culminato con il decreto del Tar del Friuli Venezia Giulia che ha costretto i bianconeri a disputare la partita la scorsa domenica, nonostante l’alto numero di contagiati e la sospensione dell’attività di allenamento per il resto del gruppo.


Insomma, da ieri, sono state accolte le osservazioni del gruppo tecnico ristretto Regioni-Ministero della Salute che, come accennato, ha puntato su un “tetto”, sul raggiungimento di un numero di positivi superiore al 35% dei componenti del “gruppo atleti” per bloccare l’intero “gruppo squadra” in vista di una partita. Ma non solo.

È stata confermata la necessità di continuare la sorveglianza all’interno degli spogliatoi con tamponi molecolari e antigenici: la nuova proposta di protocollo che dovrà ricevere l’ok del Cts prevede inoltre che, in presenza di un caso all’interno del gruppo squadra, il positivo venga messo in isolamento, monitorato e controllato, mentre i contatti a alto rischio saranno sottoposti invece a test per almeno cinque giorni con l’obbligo di indossare la mascherina Ffp2 in tutti i contesti in cui non viene effettuata attività sportiva.

E questo a prescindere dallo stato vaccinale. Quattro ore prima delle partite, poi, andrà sempre e comunque effettuato un “giro” di tamponi.

E in questo quadro è chiaro che il ruolo dei medici sociali sarà fondamentale: devono essere loro a tanere sotto controllo la situazione all’interno del gruppo e anticipare così il monotoraggio “esterno” delle Asl.

Detto questo bisogna sottolineare che queste regole sorpassano quelle imposte in fretta e furia dal Consiglio di Lega serie A alle società, il famoso protocollo dei 13 giocatori a disposizione, 12 “di movimento” e almeno un portiere tra i tesserati dal 2003 in giù, compresi i giocatori della Primavera dunque.

Se ne discuterà oggi nell’assemblea della stessa Lega, durante la quale è chiaro che si parlerà proprio della composizione delle rose sulle quali applicare il 35%. Per esempio, i giocatori infortunati di lungo corso, quelli reduci da interventi chirurgici, potrebbero essere esclusi dal conteggio.

È un argomento sul tavolo. Il dt dell’Udinese Pierpaolo Marino, infatti, ha spiegato domenica che la Lega aveva messo tra i disponibili Pereyra, negativo ma in fase di recupero dopo l’intervento alla spalla (ne avrà per ancora un mese e mezzo).

E visto che si parla di conti anche guadando al passato, bisogna dire che la partita con l’Atalanta con la regola del 35% sarebbe saltata: escludendo i ragazzi della Primavera che sono stati arruolati in fretta e furia nello scorso week-end, il “gruppo atleti” dell’Udinese è composto, liste ufficiali della Lega alla mano, da 29 elementi e lo scorso sabato sera i positivi erano ancora 12, secondo le comunicazioni del club.

Chissà se il ricorso preannunciato dall’Udinese al Giudice sportivo per rigiocare la partita evidenzierà anche questo aspetto. 

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