Tonfo Udinese al Friuli: lo Spezia ne fa tre e conquista la salvezza

FOTO PETRUSSI

UDINE. C’è un unico vero vincitore della giornata vissuta, sabato 14 maggio, allo stadio Friuli: 20.950 spettatori paganti in festa, compreso lo spicchio ligure, in estasi per la salvezza aritmetica, pronto a chiamare sotto la curva i propri eroi, mentre dall’altra parte la Nord non smetteva di cantare, indipendentemente dal risultato che il campo “srotolava” con il passare dei minuti e che avrebbe meritato un saluto ben più caloroso da parte di un’Udinese che invece si è ritirata alla chetichella negli spogliatoi senza nessun punto in tasca e con la consapevolezza che non c’è più l’obiettivo “quota 50” da sbandierare.

Non può più arrivarci, riuscirà al massimo toccare i 45 punti già raggiunti due volte dal 2013, l’anno dell’ultimo exploit di Guidolin che in classifica arrivò a 66. Per farlo dovrà pareggiare con la Salernitana, un’impresa per la squadra vista all’opera sabato: distratta e imprecisa.

Deulofeu è un po’ l’emblema di questa “indolenza”, se è vero che è il titolare con la peggior percentuale di passaggi riusciti tra tutti i titolari scelti ieri da Cioffi (80 per cento secondo le statistiche della Lega serie A) e visto che il possesso palla bianconero è stato del 62% si può capire che genere di partita si è vista ieri sotto l’arco dei Rizzi.

Eppure l’inizio era stato promettente, seppur punteggiato dai tentativi della squadra di Thiago Motta che ha subito messo sul campo quella voglia che poi l’ha portata a colmare il divario tecnico con l’Udinese.

Sì, lo Spezia è ben allenato, ha vinto, il Friuli gli porta bene (due su due qui e il blitz del 2020 fu la prima vittoria della storia del club in A), ma obiettivamente non è una realtà scintillante del nostro calcio. Una considerazione che può aiutare a ricostruire il momento dell’Udinese che, a salvezza raggiunta, ha dovuto pagare dazio agli infortuni e che nelle ultime tre partite interne ha sempre perso, dopo aver costruito le proprie fortune proprio al Friuli.

Tralasciando l’Inter, non è un caso che la partita di sabato e quella con la Salernitana abbiano un sapore simile: ha giocato con Pussetto centravanti titolare tutte e due le volte, ha vinto l’inutile gara del possesso palla, ma alla fine ha perso. Insomma, le assenze di Beto e Success hanno pesato non poco su questo finale di stagione.

Ciò non toglie che l’Udinese con lo Spezia sia stata deludente anche su altri fronti: quello difensivo. Senza lo squalificato Becao, dopo il gol illusorio di Molina (splendido), la difesa è andata in barca.

E se altre volte si è detto che Pablo Marì era stato il valore aggiunto della retroguardia, stavolta lo spagnolo in prestito dall’Arsenal ha dimostrato sul campo perché la sua settimana era stata travagliata, complice quel problema fisico che l’ha messo in forte dubbio.

Ha voluto esserci a tutti i costi per l’ultima in casa, ma non era lui: poca leadership in un reparto completato da Nehuen Perez e Nuytinck (che ha pagato spesso le amnesie in chiusura di Udogie), tanto che questa volta non se l’è sentita neppure di provare le sue caratteristiche rimesse laterali “a catapulta”.

Sì, d’accordo, ha segnato l’ultimo gol, ma l’intervento goffo e inefficace su Salva Ferrer che non ha impedito all’esterno spezzino in passaggio per la rete del 2-1 di Gyasi grida vendetta, quanto l’immobilismo del reparto sul tris degli ospiti che di fatto ha blindato i tre punti e rovinato il clima di festa al Friuli. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Grado, la grande cucina sulla diga con la Via dei Sapori

Bruschette integrali con fagioli e zucchine marinate

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi