Foschi: «Di Carlo è l’uomo giusto per riportare in alto il Pordenone»

AFP-AgenziaFotograficaPiran

Il prossimo tecnico neroverde raccontato da chi ha lavorato con lui al Chievo. «Le sue squadre badano al sodo, cura molto la fase difensiva e pretende il rispetto dei ruoli»

Prima di arrivare a Pordenone, nel settembre del 2014, aveva lavorato proprio con lui. Era uno dei suoi collaboratori tecnici al Chievo Verona, dove il protagonista di questa vicenda era tornato dopo l’esperienza alla Sampdoria.

Assieme lavorarono in Veneto in serie A nel campionato 2011-2012, per poi essere esonerati all’inizio del torneo successivo. I due si riunirono quindi a Livorno, sempre nel massimo campionato, dove rimasero da gennaio ad aprile del 2014.

Luciano Foschi riprese allora la carriera da primo allenatore, ricominciò qualche mese più tardi proprio in Friuli, tuttavia rimase ed è ancora in contatto con Domenico Di Carlo, che a breve sarà annunciato come nuovo mister del Pordenone.

Il 54enne di Albano Laziale conosce benissimo il suo corregionale e sostiene che per i friulani sia «l’uomo giusto per ripartire dalla serie C».

Il tecnico, assieme al suo, staff firmerà un contratto di due anni con la società di Mauro Lovisa, che lo ufficializzerà come successore di Bruno Tedino (con cui il club si è separato pochi giorni fa).

Foschi, che ricordi ha della collaborazione con Di Carlo?

«Positivi, specialmente quelli legati alla prima stagione col Chievo Verona. Facemmo 49 punti, chiudendo il campionato di serie A al decimo posto. Giocavamo bene, la squadra era schierata con il 4-3-1-2 in cui Thereau ricopriva il ruolo di trequartista alle spalle delle due punte Pellissier e Paloschi. Dopo l’esperienza in gialloblù e quella col Livorno mi staccai, ma appunto i rapporti sono rimasti».

Passò al Pordenone tornò in serie C, categoria in cui aveva sempre fatto bene. Che tecnico era ed è Di Carlo?

«Un mister che non ha molti fronzoli. Le sue formazioni badano al sodo e lui è molto attento alla fase difensiva. È un ottimo lavoratore, uno a cui piace stare in campo assieme alla squadra per curare i dettagli. Riesci a trasmettere i suoi concetti al gruppo in maniera semplice. Ritengo che sia molto efficace a livello comunicativo e questo è molto importante. Ai calciatori bisogna “arrivare”. Inoltre ha temperamento».

Negli anni si è visto che a Pordenone serve personalità, visto che il presidente Mauro Lovisa è molto esigente.

«Mimmo pretende il rispetto dei ruoli. Su questo è molto attento. Lascia esprimere i suoi collaboratori ma sempre all’interno delle loro mansioni e dei loro compiti. Sa cosa può fare lui e cosa sono in grado di fare gli altri per lui. Sicuramente sarà bravo a fare subito chiarezza».

Certo è che se si decide di affidarsi a Di Carlo bisogna lasciarlo fare e affidarsi a lui.

«Sono d’accordo, visto il curriculum è necessario dargli libertà d’azione. Certamente puntare su di lui significa che si vuole vincere, che si vuole arrivare in alto».

Il mister ha preso parte due volte al campionato di serie C e in entrambe le circostanze l’ha vinto, prima a Mantova e poi a Vicenza, pur nel torneo contrassegnato dal Covid.

«Penso che sia l’uomo giusto per risalire dalla Lega Pro e puntare alla serie B. Anche lui ha molta voglia di ripartire (lo scorso torneo era stato esonerato dal Lanerossi dopo sei gare, ndr). In generale penso che entrambe le parti siano piuttosto motivate a fare bene. Certamente Di Carlo, visti i suoi trascorsi, ha una mentalità da categoria superiore ma allo stesso tempo è anche in grado di capire benissimo dove si trova».

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