Girmay show! A Jesi fa la storia. Col brivido sul podio

Girmay batte Van der Poel a Jesi

L’eritreo è il primo africano di colore a vincere alla corsa rosa. Batte Van der Poel sulle strade di Scarponi ferendosi col tappo di spumante

JESI. Ha fatto la storia. Anche al Giro. Biniam Girmay a fine marzo aveva vinto la Gand Wevelgem, primo corridore di colore nella storia, diventando l’eroe dell’Eritrea. Martedì 17 maggio a Jesi, sulle strade di Michele Scarponi traboccanti di folla e di emozioni, si è ripetuto.

«È una giornata straordinaria, ho vinto la prima tappa in un grande giro, è un giorno memorabile per tutti gli africani». Ebbro di gioia il 22enne dell’Intermarché (contratto recentemente ritoccato a un milione). Dopo una volata serrata ha battuto Mathieu Van der Poel (Alpecin). Che poco dopo il traguardo ha alzato il pollice facendo inequivocabilmente capire a tutti: mi ha battuto il più forte, chapeau.

Il murale dedicato a Scarponi a Filottrano

Poi l’abbraccio tra i due, meraviglioso, da esportare. Ovunque, non solo nello sport. Ha gradito il sottosegretario allo sport Valentina Vezzali, con la sua giacca rosa. La campionessa ha rivisto una tappa del Giro nella sua città ad alta densità di campioni dopo 37 anni. All’epoca, bimba, andò inutilmente alla caccia di un autografo di Francesco Moser, ieri ha premiato un corridore africano. Trentasettesima nazionake vincitrice al Giro. Quarant’anni fa il ciclismo era tra pochi: italiani, francesi, Belgi, olandesi, spagnoli, al massimo tedeschi, forse qualche irlandese. Già un americano (LeMond, Hampsteen) faceva notizia. Adesso il ciclismo è globalizzato. In Europa tutti vincono in bici, in America e in Sudameria pure. Ora anche in Africa, grazie a un grande corridore. Che ha battuto super Vdp.

Pensateci, Biniam, residenza a San Marino ma che dopo la vittoria alla Gand Wevelgem era andato controcorrente tornando dalla sua bella famiglia in Africa ad Asmara rinunciando a monumentoi come Giro delle Fiandre e alla Parigi-Roubaix, ha vinto a sulle strade di Michele Scarponi. E al campione morto nel 2017 nella vicina Filottrano, traboccante di amore per il ciclismo, i colleghi non potevano fare un omaggio migliore.

Alessandro De Marchi (Israel) guida i coraggiosi di giornata

Coraggio, con i tre Mattia Bais (trentino della Drone Hopper), Lawrence Naesen (Ag2r) e il redivivo uomo delle fughe, il friulano Alessandro De Marchi (Israel) – “avevo bisogno di ritrovarmi, ci riproverò e che bello passare nel paese di Scarponi”, ha detto  -, ripreso a 20 km dalla fine dopo 166 km di fatica e speranza. Espolosività, con attacchi a raffica sugli strappi marchigiani. Persino Vincenzo Nibali (Astana) ha provato ad andarsene cercando il colpo ad effetto da dedicare a Scarponi. Girmay, nonostante un “dritto” in discesa, non ha perso d’occhio gli Alpecin di Vdp che nel frattempo avevano tolto di mezzo i velocisti con invece tutti i big, maglia rosa Jauan Padro Lopez (Trek), sempre vigili. Anche il ct della Nazionale di calcio. Roberto Mancini, altra gloria della città e buon pedalatore, ha gradito.

Il ct dell'Italia del calcio Roberto Mancini ha accolto il Giro nella sua Jesi

Poi il capolavoro, la storia. E pure l’incidente sul palco quando ha dovuto stappare il Prosecco. Ve l’avevamo scritto giorni fa che per alcuni era piuttosto complicato. Svita il tappo che gli finisce in un occhio, via in ospedale, tanta paura e conferenza stampa del vincitore annullata. «Io non vedo nulla», ha detto. Se l’è cavata con, per fortuna. «Non ci lasciano salire sul palco a guidare gli atleti e questi sono i risultati», ha sbottato l’uomo Astoria, lo sponsor delle bollicine, Enrico Zanardo.
Il Giro lascia le strade di Scarponi dopo aver regalato emozioni forti. Le immagini del pappagallo Frankie, l’inseparabile compagno di viaggio di Michele, in volo, hanno fatto venire il groppo alla gola.
Mercoledì 18 maggio da Sant’Arcangelo di Romagna a Reggio Emilia, piattissima attesa d’una volata. Si rivedrà Mark Cavendish (QuickStep)?

a.simeolimessaggeroveneto.it

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