Tende ipobariche vietate: dagli hotel free all’estero alla legge che le vieta in Italia

Il ct dell'Italbici Daniele Bennati con Sonny Colbrelli

All’estero la pratica è consentita dalla Wada, qui la impedisce la legge antidoping. Cambiarla non è però semplice

CUNEO. Sul rettilineo d’arrivo a Cuneo, cinque ore prima dell’arrivo della tappa, venerdì 20 maggio  spuntano una maglia di campione Europeo e una azzurra. Sonny Colbrelli, che rivede la luce con grinta e coraggio, sperando di poter tornare a correre e il ct dell’Italbici Daniele Bennati. Stride chiedere al tecnico di tende ipobariche, allenamenti in altura o altro di fronte a un campione cui il destino potrebbe aver sbarrato la strada alle corse. Ma lo sfogo di Stefano Oldani, dopo la vittoria di Genova giovedì, va approfondito.

Lo sfogo di Stefano Oldani (Alpecin) dopo la vittoria a Genova sulle tende ipobariche hanno fatto rumore

Il ct va con i piedi di piombo. L’rgomento è spinoso «Nnon sta a me a dire se è giusto considerare o meno doping l’utilizzo delle tende ipobariche, ma le leggi devono essere uguali per tutti e in questo caso i corridori italiani vengono discriminati rispetto agli altri. Io a settembre devo andare a correre un Mondiale con una squadra che dovrà vedersela con atleti reduci dalle tende ipobariche”.

Deve cambiare una legge in Italia e non è una cosa facile. Altro Bennati non può dire e si affida alle decisioni che verranno

La legge è la 376 del 2000, quella antidoping con l’elenco delle sostanze vietate, ma anche delle pratiche dopanti vietate. C’è l’utilizzo di tende ipobariche per eguagliare gli effetti dell’altura e migliorare così l’ossigenazione del sangue. Quindi lo Stato italiano le vieta, la Wada, l’agenzia mondiale antidoping, invece no. Ecco l’anomalia. In Europa la pratica è diffusissima. L’ex vicecampione del mondo 2007 (dietro a Paolo Bettini), Alexandr Kolobnev, in Spagna ha un albergo con stanze ipobarispesso soldout, a Pokljuka in Slovenia, un altro ex pro Tadej Valjavec anche. Il 45enne, un passato in Italia, era uno dei “pupilli” del “dottor doping” Michele Ferrari. Dall’Epo si è “riconvertito” alle stanze ipobariche buone anche per sciatori di fondo e biatleti. E poi c’è il “fai da te” in casa: duemila euro ed ecco la tenda, ci sono aziende che le propongono ai vari team. Come nulla fosse. I vantaggi? Evidenti. Altura “artificiale”, soldi risparmiati, perché i pro 9 su 10 il ritiro al Teide, a Sella Nevada o Livigno, lontani dalle famiglia, se lo devono pure pagare. «Ma allora dobbiamo vietare gli allenamenti in altura o ai colombiani di vivere e allenarsi a casa loro?», gracchia radiogruppo.

Massimo Besnati, 40 anni nel ciclismo che conta e per 7 medico della Nazionale chiarisce: «Per ora non ci sono studi che dimostrano come l’allenamento in altura faccia male, una cosa è certa: gli effetti dell’altura, naturale o “artificiale”, sono evidenti e la discriminazione tra italiani e stranieri è chiara». C’è una legge da cambiare. Ma cambiare le leggi in Italia non è veloce come una volata di Demare.

a.simeoli@messaggeroveneto.it

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

I soldati ucraini sbagliano a usare il mortaio

Bruschette integrali con fagioli e zucchine marinate

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi