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la partita

L’Udinese riparte dal Bentegodi: bisogna battere la cabala

Lo stadio del Verona sempre poco ospitale con la Zebretta. Quando i friulani volavano in Europa l’Hellas era in Lega Pro

Massimo Meroi
2 minuti di lettura

Lunedì sera l’Udinese riprende il suo viaggio nel campionato edizione ’22-’23 e lo fa dallo stadio Bentegodi di Verona, teatro ostile non solo sugli spalti per i colori friulani, ma anche in campo.

Rare le imprese friulane sul campo di un avversario la cui rivalità è nata all’inizio degli anno Ottanta quando le due squadre hanno cominciato a frequentare in contemporanea la massima serie.

In A ci arrivò per prima l’Udinese di Giacomini nell’estate del 1979, poi il Verona di Bagnoli che nel 1985 sarebbe riuscito addirittura a vincere lo scudetto, quello scudetto al quale ambiva l’Udinese quando, nel 1983, arrivò in Friuli nientemeno che sua maestà Zico.

Il Galinho al Bentegodi ci ha giocato una sola volta il 12 febbraio del 1984 e vinsero i padroni di casa 2-1: autorete di Edinho dopo pochi minuti, pareggio di Zico su rigore a inizio ripresa a al 90’ gol partita di Guidetti, entrato a un quarto d’ora dalla fine al posto di Storgato che un paio di stagioni dopo sarebbe approdato in Friuli.

L’Udinese era reduce da tre vittorie consecutive a inizio ritorno e quel ko segnò i primi scricchiolii di una storia che poi non avrebbe certo avuto il lieto fine.

Verona e Udinese restano in serie A fino al 1990, poi a braccetto retrocedono. L’Hellas ci mette un anno a risalire, i bianconeri due. Il Verona, allenato da Eugenio Fascetti, compì un passo decisivo per l’immediato ritorno nella massima categoria proprio in occasione del derby del Triveneto del 26 maggio ’91 vinto 2-0.

Quella partita in Friuli viene ricordata per uno degli episodi più grotteschi della storia bianconera: sullo 0-0 Marronaro nel tentativo di calciare in rete un pallonetto di Balbo comunque destinato in fondo al sacco, a due passi dalla porta colpì male il pallone mandando a picchiare sotto la traversa.

Negli anni Novanta il Verona non riesce a restare più di un anno nella massima categoria.

Nell’estate del 1997 quando l’Udinese festeggia la sua prima qualificazione europea i veneti retrocedono. Eppure all’andata, giocata alla vigilia di Natale, avevano fatto lo sgambetto all’Udinese che non era ancora quella delle meraviglie e del tridente Poggi-Bierhoff-Amoroso.

E nel 2011 quando Guidolin porta la Zebretta ai preliminari di Champions, l’Hellas viene promossa in B dopo aver vissuto addirittura quattro tornei in Lega Pro.

Il derby ritorna in A nel torneo 2013-2014. Al Bentegodi si gioca il 10 maggio del 2014 e l’Udinese con Di Natale e Badu rimonta le reti dell’Hellas firmate da Luca Toni e Halfredsson. Totò, che ha esibito prodezze in tutta Italia, segna uno dei suoi gol più spettacolari nel torneo successivo con un colpo di tacco alla Bettega (i meno giovani lo ricorderanno bene) che vale l’ultimo successo della gestione Stramaccioni che poi chiuderà l’anno con quattro sconfitte di fila.

Per trovare al Bentegodi un successo dell’Udinese formato Europa bisogna passare sull’altra sponda dell’Adige, ovvero al Chievo. È il 15 maggio 2011 quando con i gol di Isla e Asamoah, i bianconeri mantengono a 90’ dalla fine il vantaggio conquistato il turno precedente nello scontro diretto con la Lazio. Al seguito c’erano 2500 tifosi. Quel giorno il Bentegodi sembrava il Friuli.

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