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Calcio serie A

L’ex bomber Aldo Serena: «Beto deve migliorare tutti gli aspetti, anche la freddezza in area»

STEFANO MARTORANO
2 minuti di lettura
LaPresse (lapresse)

Ci sono i consigli di un bomber per l’Udinese che lunedì 5 dicembre ha ripreso gli allenamenti al Bruseschi con i nazionali tornati in gruppo, eccezion fatta per il camerunense “mondiale” Enzo Ebosse.

Ci sono i consigli di Aldo Serena anche per Beto, centravanti di stazza come lui, l’uomo che ha giocato e segnato nei derby di Milano e Torino con quattro maglie diverse, provando così tante emozioni da volerle scriverle nel libro che presenterà prossimamente in Friuli, là dove l’attuale opinionista di Mediaset ha individuato un’Udinese di valore con un allenatore impattante e un centravanti da sgrezzare.

Serena, il campionato che sta lasciando spazio al Mondiale si è congedato con l’Udinese in ottava posizione...

«E pensare che non ha vinto le ultime sette partite in cui ho notato una squadra che non è riuscita a capitalizzare le buone prestazioni».

Come dire che il gol resta sempre la cosa più difficile da fare nel calcio...

«La squadra è valida, Sottil ha avuto un impatto forte sul gruppo, a dimostrazione che la società ha trovato la persona giusta per valorizzare il parco giocatori, ma sul piano del gioco credo che adesso vada razionalizzato maggiormente l’apporto di Beto».

Il portoghese ha una resa inferiore rispetto alle sue potenzialità?

«Lo vedo piuttosto istintivo. Sembra sgraziato nell’allungo anche se poi sul pallone ci arriva, ma è in area di rigore che deve migliorare sotto tutti gli aspetti, compresa la freddezza necessaria. Per me è ancora una pietra grezza che deve essere lavorata, ma se vuole fare il salto di qualità dipenderà soprattutto da lui, perché l’Udinese sa come costruire i talenti: Beto è nel posto giusto».

Dal bianconero friulano del presente a quello del passato, quali ricordi le rievoca l’Udinese?

«Zico e la grande lezione che mi diede in un Torino-Udinese in cui rimproveravo continuamente il mio compagno Schachner. Zico mi si avvicinò e mi disse che stavo sbagliando, perché sgridandolo lo avrei mandato ancor più in confusione. Zico sapeva guardare oltre e quando dopo molti anni lo incontrai, ricordandogli quello schiaffo morale che mi diede, lo ringraziai».

Pillola di un calcio lontano che ha voluto far rivivere nel suo libro in cui parla anche di un altro “schiaffo”, il rigore da lei sbagliato nella semifinale dei Mondiali di Italia ’90 con l’Argentina.

«A quell’episodio ho dedicato il primo capitolo del mio libro che non ho scritto per vanità, ma per ricordare che il calcio può essere educativo e formativo se si rispetta il suo potere aggregativo. Quel rigore non avrei dovuto tirarlo, ma il ct Vicini mi disse che non trovava nessuno disponibile. Così accettai, ma quando mi alzai per andare a calciare il mio corpo andava da una parte e la mia mente da un’altra».

Lei è stato anche l’uomo dei derby, uno dei pochi a giocarli su tutte e due le sponde opposte, sia a Milano che a Torino.

«L’Inter mi dava spesso in prestito, ma a ripensarci fu una fortuna giocare e segnare in quei derby con gli stadi stracolmi. In quell’energia unica il gol mi faceva entrare in uno spazio non conosciuto in cui per dieci secondi perdevo conoscenza delle cose e diventato tutt’uno con i tifosi festanti. Ecco, quei dieci secondi sono quelli che ho rimpianto nel post carriera perché non c’è un’equivalenza di comunione con gli altri pari a quella».

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