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il punto

Apu, Pedone traccia la strada e chiede sostanza: «Fare punti, non il basket champagne»

Parla il presidente bianconero: “Dobbiamo ancora sfruttare i cavalli del nostro motore, ho fiducia in Finetti”

massimo meroi
3 minuti di lettura

Era un mesetto abbondante che Alessandro Pedone, presidente dell’Apu Old Wild West non parlava. Tanto, troppo per uno come lui. E così ieri eccolo di nuovo in pista a fare il punto della situazione sulla sua “creatura”. Negli ultimi trenta giorni di cose ne sono successe: il cambio di allenatore e la sostituzione di due giocatori (via Mussini e Mian, dentro Monaldi e Gentile, non esattamente uno qualunque). Domenica è arrivata la vittoria su Rimini, un successo da cuore, batticuore e nervi un po’ tesi, come testimoniato dal battibecco tra coach Finetti e Palumbo. Palla in mano al “pres” e via con il Pedone pensiero di inizio 2023.

introduzione

La prende un po’ alla larga il numero 1 dell’Old Wild West, riavvolgendo il nastro all’estate del 2020 «quando per i noti fatti sui quali non voglio più tornare in società eravamo rimasti io e il custode del Carnera. Ci siamo dati una nuova struttura, un nuovo cda, un nuovo staff e siamo riusciti a conquistare due finali. Abbiamo allestito un nuovo settore giovanile, investendo su una persona competente come Antonio Pampani: si tratta di una scelta fondamentale per un club che vuole crescere. E poi abbiamo preso sotto la nostra ala anche la squadra femminile della Delser: ricordo ancora la telefonata del presidente Petrucci che mi fece i complimenti visto che solo altre tre società ovvero Milano, Venezia e Bologna, hanno una squadra femminile. In due anni abbiamo conquistato quattro finali vincendo una storica Coppa Italia».

VOTI E scelte

Poi è arrivata la bruciante sconfitta nella finale promozione con Verona. Pedone e il suo team non si sono abbattuti e sono andati a costruire una nuova squadra, diversa da quelle precedenti i cui frutti non si sono visti. A chi gli chiede un voto di primo quadrimestre all’Apu e se tornando indietro farebbe le stesse scelte, il presidente replica così: «Non meritiamo un voto altissimo, ma nemmeno l’insufficienza. Quindi propendo per un 7 meno meno». Un maestro sin troppo buono, verrebbe da dire, poi Pedone continua: «Diciamo che siamo uno studente bravo, ma che se si applicasse di più potrebbe fare decisamente meglio. I mezzi li abbiamo, ci sono molti cavalli nel nostro motore che non sono stati ancora usati del tutto. Il basket champagne non mi interessa, oggi l’obiettivo è conquistare punti. Cosa non rifarei? Immagino che il riferimento sia alla conferma di Boniciolli che ringrazierò sempre perché è stato una delle componenti basilari per la ricostruzione. Era rimasto perché aveva dimostrato di avere le chiavi per aprire la porta del successo. Avevamo costruito una squadra con una chimica nuova, non ha funzionato. Matteo non credeva più nei suoi giocatori, tutto qui. Gli auguro il meglio, in estate troverà sicuramente una panchina importante».

FINETTI

Il successore di Boniciolli è stato individuato nel suo vice, Carlo Finetti. E qui Pedone sembra volersi togliere qualche sassolino snocciolando nomi e cifre che si è accuratamente preparato: «Sergio Scariolo, ora alla Virtus Bologna e ct della Spagna, vinse lo scudetto a 28 anni a Pesaro nella stagione ’89-’90, Ettore Messina, ha debuttato a 30 anni sulla panchina della Virtus Bologna, Demis Cavina, ora a Cremona, è stato il coach più giovane a guidare una squadra in serie A, Roseto, dove c’era un califfo come Mario Boni. Claudio Bardini a 28 anni ha centrato la promozione in A1 con la Fantoni. Questo per dire che Finetti a 27 anni è ormai un uomo fatto e finito, un po’ per le sue vicende personali – ha perso il padre da giovane –, un po’ perché ha cominciato ad allenare prestissimo. È un toscanaccio e non ha paura di niente. In Italia ragioniamo male, siamo un paese per vecchi».

IL CASO PALUMBO

Il coach, suo malgrado, domenica contro Rimini è stato protagonista di uno screzio antipatico con Palumbo. Certi episodi, finché accadono tra le quattro mura dello spogliatoio sono accettabili, in pubblico un po’ meno. «Il posto fa la differenza – spiega Pedone – . Per quanto mi riguarda sono comportamenti inaccettabili e Palumbo pagherà il massimo della multa. I due si conoscono da tanto, ma questa non può essere una giustificazione. Vorrei sottolineare la scelta del coach che poi l’ha rimesso in campo puntando sull’orgoglio del ragazzo e vendo ripagato. Lo scorso anno, per un episodio analogo, Walters, dopo i primi due quarti rimase in spogliatoio. Il coach è stato fine, astuto».

PRESSIONE

Pedone dice di essere stanco di sentirsi ripetere che l’Apu è una corazzata, che è la grande favorita, che è obbligata a vincere il campionato: «Nello sport la vittoria non è mai scontata. Ecco, in questo momento vorrei che ci togliessimo di dosso un po’ di pressione e giocassimo un po’ più leggeri. Le favorite sono le prime tre in testa alla classifica, non noi. E comunque le partite non si devono vincere di venti punti, ne basta uno. Una squadra vicina a noi ne ha vinte molte in volata e sia chiaro che è una qualità, non un difetto. Abbiamo perso sei partite, di cui due all’ultimo secondo. Le avessimo vinte saremmo primi. Il mercato? Possiamo fare un innesto, dobbiamo aspettare marzo».

“ALEGENT” E IL PUBBLICO

Comprensibile il tentativo di togliere pressione alla squadra, quando però un club di A2 in estate compra Raphael Gaspardo e a gennaio si mette in casa Alessandro Gentile, che il presidente definisce «un regalo per il nostro pubblico», diventa difficile pensare a un anno di transizione. Lo stesso “AleGent”, la scorsa settimana, giocando con i numeri, ha detto che «l’Apu giocherà la finale promozione al 100%». «A me questa percentuale non la strapperete mai – replica Pedone – semmai mi sentirete dire che daremo il 100% per cercare di arrivare fino in fondo». Poi su Gentile aggiunge: «Ho conosciuto un ragazzo splendido, amabile, grande professionista. È l’emblema del giocatore fuori categoria e domenica si è visto. Con lui ci siamo rinforzati, ma anche le altre non stanno a guardare e questo è un campionato molto più competitivo rispetto a quello dello scorso anno». L’ultima riflessione è dedicata al pubblico: «Un patrimonio inestimabile, abbiamo la media spettatori più alta del campionato. I nostri tifosi posso solo ringraziarli». Non solo, visto che alla fine si lascia scappare un «prima o poi noi in serie A ci andiamo».

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