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Troppi video, il web scoppia: "Tra soli 15 anni rischia il collasso"

Gli esperti della Royal Society: "Il traffico dati cresce a dismisura e la fibra ottica non basta più"

2 minuti di lettura
ROMA - Stavolta l'allarme arriva dall'Inghilterra. Quindici anni appena, sostengono dalla Royal Society, e poi Internet potrebbe collassare. Colpa della crescita smisurata del consumo di dati, si parla di un volume aumentato di cinquanta volte in dieci anni, e presto raggiungeremo il limite. "Nei laboratori di ricerca sta già accadendo", spiega Andrew Ellis, professore di ingegneria all'Università di Aston a Birmingham. Specializzato in comunicazioni via fibra ottica, durante la conferenza alla Royal Society è stato lui a mettere nero su bianco una data oltre la quale non si potrà andare. "Considerando che i test nei laboratori sono fra i gli otto e i dieci anni avanti rispetto alla portata della fibra usata dagli utenti, i primi problemi li dovremmo cominciare ad avere già a partire dal 2022. Nel 2030 poi toccheremo il confine oltre il quale sarà impossibile andare".

Colpa dei video ovviamente. Secondo la Cisco il traffico dati crescerà di dieci volte in cinque anni. Previsione confermata anche da Ericsson, secondo la quale i video varranno la metà di quel traffico soprattutto se si parla di smartphone. Netflix già oggi ha raggiunto la quota del 35 per cento di tutto quel che passa sulle reti telematiche degli Stati Uniti. In Australia, dove il sevizio di streaming è stato lanciato il 28 aprile, è al 25 per cento del consumo totale di dati. Intanto in Asia la rete mobile di ultima generazione, l'Lte, sta cominciando ad andare stretta. E pensare che è apparsa per la prima volta nel 2009. "Avevamo pensato che il lancio sul mercato della prossima, il 5G che è almeno dieci volte più veloce, sarebbe avvenuto nel 2022", spiega Rinaldo Bausani, mobile broadband manager di Ericsson. "Stiamo anticipando i tempi di due anni. In Giappone e Corea del Sud ad esempio l'uso di dati da smartphone ha ritmi di crescita esponenziale".

Ma anche da noi le cose non vanno diversamente. Solo in Europa e Stati Uniti il consumo pro-capite da dispositivi mobili aumenterà di ben cinque volte entro il 2020. "Bisognerà capire se si tratterà di video o magari di qualcos'altro che oggi ancora non è stato inventato", continua Andrew Ellis. "Ma quello che sicuramente avverrà, perché è una costante da tempo, è la richiesta di una larghezza di banda sempre maggiore. E la fibra, sulla quale passa anche il traffico da smartphone, non ce la farà".

Non è la prima volta che viene profetizzato il crollo del web. Nel 1995 Robert Metcalfe, fra i pionieri della Rete e fondatore della 3Com, aveva previsto un crollo catastrofico. Due anni dopo si rimangiò quelle parole. Eppure affermazioni del genere le sentiremo sempre più spesso. Gli operatori telefonici si stanno scontrando con i colossi della Rete dai quali vorrebbero fondi per coprire i costi necessari per le infrastrutture. Ma Google, Facebook, Netflix & Co. non sembrano disposti a cedere. Lo scontro sulla neutralità della Rete, che ha visto contrapposti i due fronti, va letto in questa chiave. Più che un dibattito sulla democrazia online, il tentativo di stabilire chi alla fine dovrà tirare fuori i soldi per l'inevitabile ampliamento della Rete. Prima che inizi a rallentare vistosamente.