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Ecco l'Italia che fabbrica il suo futuro

Al via "Innovation Place": dal Gran Sasso alla Calabria, i luoghi dove nascono le idee di domani. Si parte giovedì 10 dicembre alle 21 su Rep.it

2 minuti di lettura
Dove nasce l’innovazione? In quali luoghi avviene quel processo – fortuito, ma non casuale - grazie al quale una intuizione diventa invenzione o scoperta e poi cambia davvero la vita delle persone? Per rispondere a questa domanda è nato “Innovation Place”, un viaggio in quattro puntate di Repubblica Tv, in altrettanti luoghi simbolo nei quali in Italia si è fatta grande innovazione nel corso del 2015.

Da dove partire? La tentazione del garage era forte. Il garage è un mito della innovazione: per esempio, se andate in Silicon Valley ancora oggi trovate una targa davanti al garage di Palo Alto dove nel 1939 Dave Packard e Bill Hewlett fondarono la startup che poi sarebbe diventato il colosso HP. E anche la Apple di Steve Jobs e Steve Wozniak è partita in un garage californiano. Moltissime startup ancora oggi nascono in un garage: in Italia questo accade di meno, al punto che circola la battuta che se Steve Jobs fosse nato in Italia il garage sarebbe stato chiuso perché non in regola con una delle mille norme di questo paese. Ma non v’è dubbio che il digitale abbia abilitato all’innovazione molte più persone: basta un pc collegato alla rete nella tua cameretta universitaria e puoi inventare Facebook, per dire.

E quindi quali luoghi scegliere? Gli incubatori e gli acceleratori svolgono un ruolo importante ed è anche merito di queste istituzioni se il numero di startup sta per superare il tetto delle cinquemila. E lo stesso vale per le centinaia di FabLab, laboratori dove i ragazzi sperimentano l’invenzione di prodotti elettronici o di design. Ma come già accade in Silicon Valley, l’innovazione nasce ovunque ma cresce e si sviluppa in luoghi ben precisi. Nelle università, nei centri di ricerca e nelle grandi industrie. Perché lì c’è la concentrazione di risorse finanziarie e ricercatori necessaria per fare il grande salto.

Il collegamento fra il garage e il resto è però evidente nel caso di Dallara, che è forse il miglior esempio italiano di fabbrica 4.0, ovvero di una industria manifatturiera – in questo caso, favolose automobili da corsa - che si è reinventata grazie al digitale, ovvero all’utilizzo di stampanti 3D, macchine a controllo numerico, simulatori di guida che sembrano avveniristici videogame. La Dallara è nata 43 anni fa a Varano de Melegari, nel parmense, nel garage dell’ingegner Gian Paolo Dallara.

Ed è in fondo un gigantesco garage anche il laboratorio di Fisica del Gran Sasso. Nel senso che sta sottoterra, nella pancia della montagna, sotto una spessa roccia che serve a schermare ogni tipo di radiazione. È il più grande laboratorio sotterraneo di fisica delle particelle del mondo e da un paio di settimane è il luogo da dove si dà la caccia alla materia oscure dell’universo. Oggi sarebbe impossibile rifare un posto così anche per una ragione di costi: fu Antonino Zichichi ad avere l’intuizione giusta, durante i lavori dell’autostrada Roma-L’Aquila; lo scavo avvenne praticamente in sordina al punto che non ci fu nessuna inaugurazione. Eppure negli anni il “Gran Sasso” è diventato un punto di riferimento mondiale, e il Nobel della Fisica del 2015, assegnato a uno scienziato canadese e a un giapponese, per i loro studi sui neutrini, si deve anche agli esperimenti condotti qui.

Nel viaggio di Repubblica Tv la sosta all’Istituto Italiano di tecnologia di Genova era obbligata. Nel senso che anche l’IIT è partito in sordina, dieci anni fa, ma si è subito imposto come uno dei più importanti centri mondiali per le nanotecnologie e la robotica: iCub, il robot bambino, è nato qui; e quest’anno è arrivato anche il minaccioso papà, WalkMan. Dove fare l’ultima tappa? Cercavamo qualcosa che ci portasse al Sud e che si parlasse di giovani e di donne. L’abbiamo trovata a Cosenza, nell’università della Calabria: qui sta avvenendo uno strano fenomeno di cervelli che tornano a casa. Il caso più celebre è quello della fisica Sandra Savaglio, già copertina di TIME del 2004 come esempio mondiale dei migliori scienziati europei di stanza negli Stati Uniti. È tornata a casa. Per dimostrare che l’innovazione passa anche da qui. Dal Sud, dai giovani e dalle donne.