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Video fake per bambini e commenti osceni, YouTube di nuovo sotto accusa

Video fake per bambini e commenti osceni, YouTube di nuovo sotto accusa
L’azienda californiana tenta di correre ai ripari con una serie di nuove regole mentre scoppia lo scandalo dei contenuti per l’infanzia. “Siamo impegnati a risolvere questi problemi e continueremo a investire in tecnologia e risorse umane”, spiega la vice presidente Johanna Wright. Ma intanto gli inserzionisti pubblicitari sospendono gli investimenti
2 minuti di lettura
ROMA - Come madre e come vice presidente di YouTube, Johanna Wright afferma di essere “molto determinata”. In una lunga lettera pubblicata da poche ore, spiega che sta facendo di tutto per arginare il problema. Un problema che per la compagnia che rappresenta, di proprietà di Google e con oltre un miliardo di spettatori, si sta facendo sempre più grosso. L’ultima tegola sono da un lato i finti video per l’infanzia e dall’altro i 100 mila i commenti a sfondo sessuale lasciati sotto i contenuti per bambini. Il tutto in barba agli algoritmi che dovrebbero filtrarli e ai moderatori che dovrebbero rimuoverli.

“Negli ultimi mesi, abbiamo notato una tendenza crescente”, ammette Wright. “Filmati che tentano di passare come video per le famiglie ma che chiaramente non lo sono. Mentre alcuni di questi video possono essere adatti agli adulti, altri sono completamente inaccettabili, quindi stiamo lavorando per eliminarli”.

Il problema quindi è doppio e investe in pieno i canali per l’infanzia che su YouTube stanno proliferando e che spesso nulla dicono degli autori che li producono. Dall’altro il vandalismo digitale che a volte sfocia in pedofilia di molti utenti. Sotto un video pubblicato da una ragazzina, che sembra esser ben più giovane dei tredici anni minimi consentiti per apparire su YouTube (sottolinea la Bbc), qualcuno ad esempio le chiede di spogliarsi, qualcun altro le da il numero di telefono, altri ancora si lasciando andare a volgarità. L'azioneda californiana sostiene di rimuovere il 90 per cento di quelli segnalati e di farlo in poche ore. Eppure il video in questione per settimane è stato accompagnato dal quel corredo di frasi.

Le nuove linee guida presentate da Johanna Wright hanno portato alla cancellazione di circa 50 canali dedicati ai bambini dopo lo scandalo dei cartoni fasulli, imitazioni di contenuti per bambini pieni di scene atroci. Con più di 400 milioni di ore di video pubblicati ogni giorno, non è però facile nemmeno per un colosso come Google controllare tutto.
La compagnia rischia molto e non solo o non tanto per l’effetto che potrebbe avere sugli spettatori. In ballo ci sono gli investimenti pubblicitari, il motore di tutto. “Una nuova ondata di inserzionisti sospende gli investimenti” scrive il Wall Street Journal ricordando altri episodi del genere, iniziando dai commenti razzisti di PewDiePie, il re degli youtubers, investito dalle polemiche e abbandonato dal suo editore a febbraio.

Da diverso tempo YouTube cerca di accreditarsi come “tv del futuro” presso le grandi compagnie che spendono in promozione e che fino ad oggi all’online hanno riservato un decimo di quel che destinano alla televisione tradizionale. Ma non è mai riuscita a fare davvero breccia malgrado abbia cercato in tutti i modi di controllare quel che appare sulla sua piattaforma.   

“Il problema non riguarda solo YouTube, anche se su YouTube il fenomeno è più visibile considerando la notorietà della compagnia e il fatto che buona parte dei video sono caricati dagli utenti e quindi impossibili da controllare uno per uno”, commenta Dario Caiazzo. Manager di Teads, azienda francese specializzata nella pubblicità online in diretta concorrenza con Google, sostiene che scandali simili hanno effetto su tutti coloro che lavorano sul Web. “Non si devono necessariamente usare i nostri strumenti”, prosegue. “Ma ne esistono tanti altri sul mercato che permettono di bloccare ogni associazione di un messaggio pubblicitario a contenuti non appropriati”.

Sullo sfondo continua a venire al pettine il nodo delle responsabilità delle piattaforme Web, che raccolgono pubblicità come gli editori normali ma non hanno gli stessi obblighi. YouTube incentiva i produttori di contenuti che hanno tante visualizzazioni dando loro circa il 45 per cento degli introiti pubblicitari. Sistema complesso e poco trasparente da un lato e dall’altro incapace di porre un freno a tutti quei videomaker privi di scrupoli che hanno preso di mira i più piccoli.  

“Siamo impegnati a risolvere questi problemi e continueremo a investire in tecnologia e risorse umane per farlo correttamente”, conclude la vice presidente di YouTube. “Come genitore e come manager di questa azienda, sono determinata ad andare fino in fondo”. Vedremo. Anche se stavolta non basterà una tirata di orecchie al PewDiePie di turno per cavarsela.