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Doom-scrolling e siti che sono pozzi senza fondo: come riconoscerli e come liberarsene

Da qualche anno il fenomeno dell’infinite scroll, lo scorrimento infinito, ha preso il sopravvento su Facebook, Twitter, Instagram e TikTok. E pure sulle nostre vite

3 minuti di lettura

Tecnicamente si chiama “infinite scroll”, cioè scorrimento infinito. Ma nei Paesi anglosassoni è conosciuto anche come “doom-scrolling”, lo scorrimento ossessivo (delle pagine online) che si trasforma in una condanna (“doom”, appunto). Cui facciamo fatica a sfuggire. 

Tecnicamente funziona attraverso il linguaggio di programmazione JavaScript: quando la persona arriva in un punto prestabilito verso il fondo di una pagina, viene “pre-caricato” un altro blocco di contenuti (notizie, post, immagini e così via) e poi completato l’upload al momento giusto. Per chi naviga succede tutto in maniera trasparente, senza che ce ne si accorga: si continua a scorrere, con il mouse o più di frequente con il dito, muovendolo verso il basso sullo schermo dello smartphone o del tablet, e si vede altro. Si continua all’infinito, senza interruzioni. In maniera ossessiva, appunto.

 

Perché esiste l’infinite scroll
Online, gli esempi più classici di scorrimento infinito sono i social network. Da qualche anno, Facebook, Twitter e Instagram, hanno reso le loro pagine (e le loro app) praticamente senza fondo, come pozzi di cui non si vede una fine: si continua con lo scroll e vengono continuamente proposte nuove cose da vedere, da leggere, da cliccare, da commentare e cui mettere like o altre reactions. Perché sia stata aggiunta questa possibilità è abbastanza facile da capire: perché Facebook, Twitter e Instagram vogliono che si resti sulle loro pagine, che non se ne esca mai, che si rimanga lì. Il fatto che tutto questo funzioni anche se il cellulare non ha copertura (basta metterlo in modalità Aereo per qualche minuto per averne conferma) lo dimostra ulteriormente.

TikTok, app di grandissimo successo fra i giovanissimi (ma non solo), talmente tanto che sta facendo litigare Stati Uniti e Cina, funziona più o meno allo stesso modo: video su video su video di durata breve o brevissima che come le caramelle vengono “digeriti” uno dietro l’altro, senza riuscire a smettere.

 

Perché è pericoloso l’infinite scroll
Tutto questo non va bene per almeno un paio di motivi: innanzi tutto, perché restare sempre nello stesso “recinto” (che sia Facebook o Instagram, o TikTok) non fa bene alla pluralità dell’informazione, impedisce di vedere cose e leggere informazioni diverse, da fonti che non siano sempre le stesse. Di conseguenza, non fa bene neppure alla concorrenza e in qualche modo ostacola i siti che vorrebbero combattere lo strapotere di questi colossi. Di più: visto che, come il sito del Secolo XIX spiegò lo scorso novembre, questi colossi della Rete non solo ci conoscono benissmo, ma pure sono bravissimi a imparare le nostre abitudini, che cosa ci piace e che cosa no, quello che accadrà sul medio-lungo periodo è che continuando a restare nello stesso “recinto” si continueranno a vedere sempre gli stessi post con cui siamo già d’accordo, foto simili a quelle che già ci piacciono, tweet di chi la pensa come noi. Impedendoci di avere una visione più critica e obiettiva del mondo (virtuale e reale) che ci circonda.

Soprattutto, perché si è in qualche modo schiavi. Per capirlo, basta (riuscire a) guardarsi un po’ dall’esterno: fermi in macchina, in coda al supermercato, a prendere il sole in spiaggia, prima di andare a dormire o mentre aspettiamo qualcuno, ormai è diventato automatico il gesto di afferrare lo smartphone, aprire un’app e dare un’occhiata (anzi, una “scrollata”) a quello che sta succedendo. Lo facciamo a prescindere che ci interessi davvero, a prescindere da quello che ci sarà proposto e vedremo, anche a rischio di vedere cose che abbiamo già visto. In media, uno smartphone moderno è in grado di avere lo schermo acceso fra le 4 e le 6 ore fra una ricarica e l’altra: sono 4-6 ore che potremmo passare a fare altro. Ma difficilmente lo facciamo.

 

Come fare per smetterla con lo scorrimento ossessivo
Invertire questa tendenza è difficile, parecchio difficile, non fosse altro che per il fatto che l’infinite scroll funziona pure in assenza di segnale: possiamo farci aiutare dalla tecnologia (di nuovo) oppure impegnarci un po’ di persona.

Nel primo caso, utilizzando le sempre più diffuse app o funzionalità legate al cosiddetto “benessere digitale” (che fra l’altro si sta estendendo pure alle auto), che permettono di bloccare l’utilizzo dello smartphone o di parte di esso, se non per fare o ricevere chiamate, oppure anche del tutto, per un periodo di tempo che saremo noi a stabilire. Come se fossimo in riabilitazione e dovessimo liberarci da una dipendenza, insomma.

Nel secondo caso, si deve fare conto sulle proprie forze: imporsi fasce orarie o momenti della giornata (la colazione, il pranzo, le 2 ore prima di andare a letto) in cui spegnere il telefono e pure tenerlo forzatamente lontano da noi, magari lasciandolo in auto se si va a fare una passeggiata, in un’altra stanza se si guarda la tv o si chiacchiera con un’amica, nello spogliatoio se si va a fare un’escursione in canoa e così via. Inutile illudersi: inizialmente sarà durissima...