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Addio Intel, Apple mette nei nuovi Mac il cervello dell’iPhone

Presentati tre nuovi computer con il processore M1 progettato a Cupertino: così MacBook Air, Mac mini e MacBook Pro sono più potenti ed efficienti

3 minuti di lettura

I nuovi Mac sono uguali fuori ma tutti diversi dentro. Diverso, soprattutto, è il cervello: un chip disegnato e progettato interamente da Apple, facendo tesoro di dieci anni di esperienza con l’iPhone. Dal quale il chip M1 riprende l'architettura Arm, più efficiente e ottimizzata per la mobilità, ma ne porta le prestazioni a livello dei migliori computer attuali.  Anzi, secondo Apple, meglio: il MacBook Air con chip M1 “è più veloce del 98 per cento dei pc Windows venduti lo scorso anno”, dicono nell'evento di presentazione che si è appena concluso. Registrato a Cupertino, come i due precedenti, è un viaggio nel cuore dell'astronave Apple, con Tim Cook che accoglie prima gli spettatori nella caffetteria, poi altri dirigenti e responsabili che si trovano nei laboratori sotterranei (veri o in 3D, poco importa in questo perfetto mix di fisico e digitale che sono ormai le presentazioni della Mela). 


Il nuovo processore
Il  chip M1 segna l’addio dalla tecnologia Intel, che Apple ha adottato per quasi 15 anni: un divorzio che è anche una nuova spinta per i Mac, che continuano ad accumulare decine di miliardi di dollari di vendite all'anno e rispetto al 2019 - spiega Tim Cook - sono cresciuti del 30 per cento. Gli ingegneri della Mela adesso sono adesso liberi di scegliere e modificare le tecnologie esistenti e quelle attuali come meglio credono, ottimizzandole per il sistema operativo, e viceversa. È il vecchio sogno del fondatore Steve Jobs che diventa realtà, nove anni dopo la sua morte: creare insieme hardware e software, dar vita a un oggetto perfetto e concluso che unisca silicio e bit come nessun altro concorrente potrà mai fare. Certo, poi i processori sono ancora prodotti da partner esterni come la taiwanese TSMC.

Al di là della tensione ideale, dietro c’è un ragionamento molto concreto: Apple spera che gli sviluppatori creino famiglie di applicazioni funzionanti sia sui computer che su iPhone e iPad. In questo modo i Mac avrebbero accesso a una quantità enorme di app, cosa che storicamente non è mai successa, vista la dominanza assoluta di Windows sul mercato pc (circa il 95 per cento) e di Android nel settore mobile (circa l’84 per cento).

Microsoft e Qualcomm hanno lavorato insieme per quattro anni per portare sul mercato i computer portatili Windows basati su Arm, con i principali produttori come Lenovo, Asus e Samsung che hanno già in catalogo alcuni modelli, interessanti per vari aspetti ma finora non troppo fortunati nelle vendite.

 

La transizione
Intanto il responsabile del software Apple Craig Federighi ha detto che all'inizio del prossimo anno Adobe porterà Photoshop sui nuovi Mac M1. Le applicazioni Intel esistenti funzioneranno sui nuovi Mac M1sfruttando l’emulatore software Rosetta 2, che le renderà compatibili senza che sia necessario alcun cambiamento al codice. E inoltre, diverse app saranno “universali”, ossia conterranno sia il codice per funzionare su piattaforma Intel, sia quello per Arm. Sparirà BootCamp, la funzione che permette di avviare e far funzionare un Mac con il sistema operativo Windows, ma arriverà certamente una soluzione di virtualizzazione software. Apple precede di impiegare circa due anni prima di convertire tutta la linea di Mac ai propri processori.

Il chip M1 è stato progettato per essere efficiente e veloce: è in grado di decidere in ogni istante se utilizzare i nuclei di elaborazione che garantiscono le migliori prestazioni o quelli che permettono di ridurre i consumi; in questo modo migliora di parecchio anche l’autonomia. L'efficienza energetica, ovvero il massimo rendimento di calcolo per watt di energia consumata, è uno degli obiettivi principali di Cupertino, e un ruolo importante lo gioca anche il sistema operativo: la versione più recente – l’unica compatibile con M1 – si chiama Mac OS Big Sur e arriva giovedì 12 novembre.

 

Tre modelli
Dei tre computer presentati, uno era ampiamente previsto: il MacBook Air è il portatile Apple più popolare, e quello che più si prestava alla migrazione al nuovo chip. Ora diventa potente come un Pro, e consente di lavorare a editing video complessi, giocare con titoli anche molto impegnativi, elaborare immagini in 3D senza difficoltà. Arriverà dal 17 novembre a partire da 1159 euro. 

Pure prevedibile era il Mac mini, visto che i primi computer con il nuovo processore forniti agli sviluppatori per testare la piattaforma e realizzare app per il nuovo sistema operativo erano appunto dei Mac mini: ora – secondo Apple – è cinque volte più potente di un normale pc desktop pur essendo molto più piccolo. Adotta, come il MacBook Air, gli standard Thunderbolt 3 e Usb 4, può montare fino a 16 GB di memoria ram e hard disk SSD fino a 2 TB; ha una ventola per dissipare il calore: in questo modo è possibile raggiungere prestazioni sono ancora più elevate, fino a 6 volte quelle del modello precedente per la parte grafica, fino a 3 volte per la capacità di calcolo, e addirittura fino a 15 volte per machine learning e intelligenza artificiale.  Il prezzo in Italia parte da 819 euro.

Molti speravano che arrivasse anche un MacBook Pro, ed eccolo: la CPU 8-core permette prestazioni fino a 2,8 volte più veloci rispetto al precedente modello, e grazie all'efficienza del chip M1, il nuovo MacBook Pro offre fino a 20 ore di riproduzione video con una sola carica, il doppio del precedente. Disponibile per ora solo nella versione da 13 pollici, sarà in vendita dal 17 novembre a partire da 1479 euro.