Povertà educativa, anche in Lombardia la banda larga ultraveloce è per pochi

Presentato il report di Openpolis «Con i bambini», che conferma: «La Dad aumenta il divario tra le classi sociali»

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MILANO. Anche la Lombardia ha problemi di banda larga. A dirlo è il secondo report «Con i bambini» sulla povertà educativa di Openpolis e impresa sociale presentato questa mattina a Palazzo Pirelli, da cui emerge che solo il 34 per cento delle famiglie lombarde, prima del Covid, era raggiunta dalla banda larga ultraveloce. «Nel 2019 – si legge nel rapporto – il 98 per cento delle famiglie risultava raggiunto dalla banda larga di base su rete fissa (contro una media italiana del 95 per cento). Al momento della rilevazione, si trattava della quota più alta tra le regioni italiane per quanto riguarda la rete cablata. Il 70 per cento dei nuclei è raggiunto da una connessione di banda larga veloce su rete fissa (pari almeno a 30 Mbps, contro una media nazionale del 68,5 per cento). Nella banda larga ultraveloce (connessioni superiori a 100 Mbps) il dato lombardo (34 per cento delle famiglie potenzialmente raggiunte) era di poco distante dalla media nazionale (36,8 per cento)».

Un problema che è emerso ancora di più durante i mesi di pandemia, come spiegano: «Nei mesi di didattica a distanza è emersa tutta la differenza tra chi – pur nelle complicazioni date dall’emergenza – ha potuto partecipare attivamente alle lezioni e chi invece ha avuto più difficoltà. Questo tipo di divari digitali, ad esempio la presenza di una connessione lenta, o l’assenza di un dispositivo per ciascun membro della famiglia, rischiano di approfondire le disuguaglianze sociali ed educative preesistenti».

Una delle ragioni di questo dato sta nel fatto che il 10 per cento dei minori lombardi (circa 165.695 ragazzi) vive in aree montane, quindi più difficile da raggiungere. E se Sondrio è la provincia che, da questo punto di vista, ha più difficoltà – visto che la posizione la classifica come provincia interamente montana, la città metropolitana di Milano è «il territorio con più famiglie potenzialmente raggiunte della regione». Rispetto alla provincia di Sondrio, dove la copertura è del 14 per cento, Milano mostra una diffusione molto più capillare tra i diversi comuni dell'area metropolitana, con una copertura superiore al 60 per cento.

Quasi 9 su 10 hanno almeno una parte di famiglie potenzialmente raggiunte dalla rete fissa a oltre 100 Mbps. Ma la quota varia molto tra il centro, formato dal capoluogo e dal suo hinterland, dove il dato oscilla generalmente tra il 50 e il 70 per cento, e i territori esterni, quasi sempre coperti almeno parzialmente ma con percentuali nettamente inferiori. E a Milano ci sono anche le scuole che, sul piano nazionale, sono tra le più fornite di dispositivi digitali: quasi la metà degli studenti milanesi (44,5 per cento) studia in un plesso con oltre dieci computer, contro il 36-37 per cento di Roma e Napoli. Allo stesso tempo, però non è affatto trascurabile la quota di alunni che frequentano scuole che dichiarano zero dispositivi: sono il 14 per cento del totale.

Ma da Opepolis spiegano anche che questo dato non è disponibile per circa il 4 scuole su dieci. Tenendo conto di questo, dal report emerge anche la più elevata concentrazione di plessi con un maggior numero di pc, a Milano, si riscontra nelle zone corrispondenti ai cap 20131 (zona Casoretto-Città studi), 20161 (Affori-Bruzzano) e 20149 (Portello-Fiera). Nella prima, il numero di dispositivi raggiunge i 31,7 pc e tablet ogni 100 alunni, cioè quasi un computer ogni tre studenti nelle scuole della zona. Nella seconda il dato supera i 20 pc e tablet ogni 100 alunni. Nella terza, sono circa 16 ogni 100 studenti.