Retrogaming

Dalle aste milionarie ai restauri: come i videogiochi diventano memoria storica

I videogame non sono più solo intrattenimento, ma parte della nostra cultura. Abbiamo parlato con Marco Vernillo, che riporta nuova vita i cabinati per tramandare la memoria storica di una mania che diventò popolarissima anche in Italia

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Il 9 luglio di quest’anno una copia sigillata, perfettamente conservata, di The Legend of Zelda per NES del 1987 è stata battuta all’asta per 870.000 dollari. Un record, spazzato via però solo due giorni dopo dal milione e mezzo di dollari pagati per un esemplare di Super Mario 64. All’inizio di agosto un collezionista anonimo ha sborsato due milioni di dollari per un’edizione rara e mai aperta di Super Mario Bros, forse uno dei titoli più venduti di sempre. 

Se l’investimento per un vecchio Super Nintendo è alla portata di tutti, non è così facile scovare i giochi meno diffusi, magari mai arrivati in occidente. Per non dire dei vecchi cabinati che popolavano le sale giochi e oggi giacciono impolverati e malconci in qualche magazzino, in attesa di qualcuno che dia loro nuova vita.

Il restauro
Quel qualcuno è Marco “Vernimark” Vernillo 52 anni, una vita dedicata alla tecnologia e all’informatica, che oggi per lavoro restaura vecchi cabinati, li conserva nel suo piccolo museo a Cinisello Balsamo dove hanno trovato casa 70 esemplari e allestisce spazi videoludici vintage, creando sale giochi temporanee per eventi e aziende. “Per me tutto è iniziato nel 2000 – spiega Marco – quando attraverso amici trovai un deposito pieno di vecchi videogiochi. Fino a quel momento il concetto di restauro di un cabinato non esisteva, gli unici che li conservavano erano gli ex noleggiatori: non c’era un mercato, anzi, se liberavi quello spazio te li regalavano, erano rifiuti speciali di cui nessuno voleva pagare lo smaltimento”.

Da allora, Marco inizia a cercare cabinati in tutto il mondo, anche perché non ha più voglia di lavorare per un mondo che non ama, quello delle slot machine. “Ho capito che ero anziano, fuori mercato e con competenze difficili da riutilizzare. Però quelle stesse competenze sono perfette per mettere le mani su tecnologie che oggi difficilmente vengono studiate ancora, perché non hanno una utilità pratica”. 

Col tempo le cose sono cambiate: per la crescente nostalgia di una generazione, per il desiderio di conservare un passato che rischia di sparire, ma anche perché qualcuno ha capito che su quella nostalgia si potevano ricavare dei soldi. Oggi ci sono affaristi, collezionisti e appassionati che hanno fatto salire prezzi e richieste: “L’acquirente medio vuole qualcosa che abbia il fascino del vintage ma sia in buone condizioni e, di solito, all’interno del cabinato viene messo un sistema multi gioco, anche perché, al di là del valore storico, molto spesso comprarne uno con un solo gioco lo trasforma dopo poco tempo in un soprammobile. Attenti anche ai prezzi, se costa troppo poco c’è sempre qualche problema sotto. Io poi sono fuori mercato, lavoro con pezzi unici con ore e ore di lavoro, per questo li noleggio”.

Italian Job
Il recupero dei cabinati è un po’ come quello delle auto storiche: sono oggetti industriali, pensati per vivere il loro tempo ed essere sostituiti, ma che ci raccontano storie, epoche e periodi, se si sa ascoltare. “Soprattutto all’inizio erano oggetti colorati e affascinanti che dovevano attirare il pubblico, un po’ come le vecchie copertine dei giochi Atari. Infatti, più i giochi diventeranno belli negli anni ‘90, più i cabinati diventeranno anonimi. Le grafiche dei cabinati, soprattutto italiani, sono piene di suggestioni che rimandano agli anni ’70 o prima, perché venivano dipinte da persone che si erano formate col gusto visivo di qualche anno addietro, e che spesso avevano una competenza artistica incredibile”. Ad esempio, le grafiche di Caterpillar, una sorta di clone di Centipede, sono state disegnate da Luigi Corteggi, figura storica del fumetto italiano, che ha diretto anche la casa editrice Bonelli. Poi c’è Asterock, una copia di Asteroid italiana dello storico marchio Sidam/Zaccaria, fatta così bene da essere più desiderata dell’originale. 

“In Italia c’era una grandissima tradizione di cabinati con aziende importanti anche a livello europeo, artigiani e tecnici bravissimi. È un mondo che oggi non esiste più ma che merita di essere celebrato, al pari di come celebriamo il design di un’auto, un edificio, una sedia o una poltrona. Il mio obiettivo è quello di realizzare un bel museo e tramandare le meraviglie e le atmosfere di un’epoca che non c’è più”.