Il ritratto

Essere Elon Musk (e twittare 5mila volte l’anno): gaffe, battute e provocazioni di mr. Tesla

Il 24 settembre sarà a Italian Tech Week, questa è la sua vita raccontata attraverso 6 anni di cinguettii: da quando pensava di bombardare Marte a quando ha litigato con Bill Gates a causa del coronavirus
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È uno che twitta tanto, Elon Musk. Tantissimo. Più o meno 5mila cinguettii l’anno, secondo un’interessante analisi condotta dal Wall Street Journal qualche tempo fa.

Non è sempre stato così: sino a qualche anno fa lo faceva molto poco, nel 2011 quasi per nulla, come anche nel 2014. L’impennata è avvenuta fra 2015 e 2016, e non è un caso: il primo anno è quello della messa in vendita della Model X, il secondo quello della presentazione della Model 3, due auto fondamentali per la sua Tesla; ed è sempre in quegli anni che inizia l’impegno concreto in SpaceX e Starlink, i suoi progetti legati allo Spazio. Evidentemente aveva voglia, bisogno, interesse a fare sì che di lui e delle sue idee si parlasse il più possibile. E Twitter è ottimo per questo.

È uno che twitta tanto, ed è quello che twitta di più fra gli amministratori delegati delle aziende tech (lo supera solo Marc Benioff, numero uno di Salesforce). Soprattutto, è uno che risponde: quasi il 75% dei suoi tweet sono reply ai cinguettii di qualcun altro, anche a perfetti sconosciuti, come quel tizio che gli raccontò del libro in cui si parlava di un certo Elon che avrebbe guidato l’umanità alla conquista di Marte. Lo fa in un modo tutto suo, usa un linguaggio semplice e colloquiale, anche insulta chi lo critica, spesso scherza o scrive sciocchezze che poi magari gli si ritorcono contro.

È uno che twitta tanto e che in 12 anni ha radunato attorno a sé un pubblico di quasi 60 milioni di follower che nel tempo ha fatto molto ridere, spesso un po’ preoccupare e qualche volta pure infuriare. Di seguito abbiamo cercato di stilare una  lista dei tuoi tweet più memorabili, che per forza di cose è incompleta, appunto per la mole di informazioni a riguardo. L’abbiamo già detto che Musk è uno che twitta tanto?

 

Sei anni fa, fra Austin Powers e i criceti
Nel marzo del 2015, Musk twitta che “le voci secondo cui sto costruendo un'astronave per tornare su Marte, il mio pianeta natale, sono prive di fondamento”: è l’anno in cui cresce l’impegno in Space X, e probabilmente il cinguettio nascondeva qualcosa di vero. Magari non sul fatto che volesse tornare su Marte, sicuramente sul fatto che ci volesse andare. Un mese dopo, mentre uno dei suoi razzi Falcon 9 tenta il rientro sulla Terra dopo un lancio, cinguetta che “se questa cosa riesce, mi regalo una Tana del Vulcano”: il riferimento è al rifugio del perfido Dr. Male nel film Austin Powers. L’anno successivo scorre senza particolari scossoni (tranne quando mette a confronto lo spazio occupato da 50 miliardi di criceti con le dimensioni della Gigafactory che produce le batterie delle Tesla) e si arriva al 2017: il tweet dell’anno è senza dubbio quello di  marzo, in cui Musk scommette di poter risolvere i problemi energetici dell’Australia Meridionale in 100 giorni, installando in 3 mesi un impianto per la produzione di elettricità. Ce la farà, nonostante lo scetticismo di molti.

Prima ancora, a febbraio, prende in giro i complottisti del “non siamo mai stati sulla Luna”, quelli secondo cui i viaggi nello Spazio sono inventati, e a chi gli chiede perché quasi tutti gli atterraggi dei razzi avvengano di notte risponde che “col buio gli effetti in computer grafica vengono meglio”. Nello stesso mese chiede aiuto per trovare qualche barzelletta da raccontare ai figli (riceverà centinaia di risposte), mentre a giugno racconta la sua serata ideale: “Un assaggio di vino rosso, un disco vintage, un po’ di Ambien… ed è subito magia” (l’Ambien è un sonnifero molto diffuso negli Usa) e si avventura con un follower in un lungo botta e risposta su cosa sia meglio fra soffitti e pavimenti, perché i primi guardano i secondi dell’alto, ma i secondi sono come i primi visti da un’altra prospettiva. I mesi successivi sono quelli dell’umorismo: ad agosto ammette di essere un fan della serie tv Rick and Morty (“è disgustosa, ma io e i ragazzi la adoriamo”), a novembre fa un paragone fra il nostro pianeta e Marte per prendere in giro i terrapiattisti (che gli risponderanno per le rime) e a dicembre, forse complice anche il clima natalizio, cinguetta semplicemente che “io amo Twitter”.

È comunque nel 2018 che avviene quello che si potrebbe definire il salto di qualità nei tweet di Musk: a gennaio, l’anno si apre con vari cinguettii sull’apocalisse zombie. Perché? Perché è in quei giorni che la Boring Company (un’altra delle sue aziende) presenta un prototipo di un lanciafiamme, che secondo il vulcanico imprenditore sarebbe perfetto per affrontare una situazione del genere: “Quando arriverà il momento, sarai felice di averlo comprato. Potrai sterminarli in massa, o ti ridiamo i soldi indietro”. Poco dopo, la scherzosa retromarcia: “Quest’idea che io stia lavorando per dare vita a un’apocalisse zombie e fare crescere la domanda dei lanciafiamme è priva di fondamento”. Uno dei tweet più celebri dell’anno è sicuramente quello del Pesce d’Aprile: per scherzo, scrive che Tesla è in bancarotta e rincara la dose facendosi fotografare svenuto accanto a una Model 3. La conseguenza? In Borsa la compagnia perde il 7% del suo valore. L’altro è sicuramente quello in cui scrisse che stava pensando di privatizzare Tesla e toglierla dal mercato azionario, provocando uno sconvolgimento che l’ha portato a essere messo sotto indagine della Sec (la Consob americana) e a pagare una multa di 20 milioni di dollari.

Come detto, però, la cifra distintiva di Musk su Twitter è l’ironia, il nonsense: a maggio, a un follower che commenta una sua iniziativa scrivendo che “questa cosa è proprio strana”, risponde semplicemente che “è perché io sono un tipo strano, ed è ora che il mondo lo sappia”; a luglio si offre di sostenere economicamente un gruppo musicale che lotta contro l’Fbi e il software di riconoscimento facciale: “Comprerò tonnellate del vostro merchandising”, promette. E poi? E poi è costretto a scusarsi dopo avere dato pubblicamente del pedofilo al sommozzatore britannico che si era offerto di salvare 12 giovani calciatori thailandesi rimasti intrappolati in una grotta sotterranea: è uno dei pochi tweet che ha dovuto cancellare.

Gli anni recenti, dalle bombe su Marte alle gaffe sul coronavirus
Del resto, Musk è ben conscio di scrivere assurdità, tanto che nell’aprile del 2019 ammette candidamente che “sono sempre stato un po’ pazzerello qui su Twitter” e anche che “il mio feed è ormai preda del nonsense”. Quell’anno è l’anno di Baby Yoda, dei tanti riferimenti a Marte, delle teorie assurde sulla realtà e dei meme: il tweet sul piccolo protagonista della serie tv The Mandalorian, che sembra una vera e propria dichiarazione d’amore, riceve 461mila like nelle prime 24 ore e a oggi ne ha 710mila. Ad agosto, dopo averlo suggerito durante una trasmissione tv, cinguetta “bombardiamo Marte!”, sostenendo una teoria secondo cui dovremmo riscaldare il Pianeta Rosso con una scarica di ordigni termonucleari che lo colpiscano ai poli: non se ne farà nulla (ovviamente), ma sul negozio online di SpaceX la maglietta Nuke Mars è ancora in vendita e costa 30 dollari.

Dicembre è invece il mese delle ipotesi: il 12 twitta che “se la vita è un videogioco, la grafica è fantastica, ma la trama è confusa e il tutorial è troppo lungo” (riprendendo così una sua vecchia teoria) e anche che “siamo un cervello in una vasca, la vasca è il tuo cranio e tutto ciò che pensi sia reale è un segnale elettrico… sembra così reale però”, facendo probabilmente riferimento al film Matrix e alle piantagioni di esseri umani coltivati dalle macchine. Quanto ai meme e alle immancabili assurdità, impossibile dimenticare il fotomontaggio del suo viso sul corpo dell’attore Dwayne Johnson (“sì, mi sono dato un po’ da fare”), il tweet su come il colore “arancio” derivi dal frutto “arancia”, il dibattito scatenato sulle bandiere di Romania e Chad, la battuta volgarotta sul possibile arrivo di un aspirafoglie a marchio Tesla (giocata sul termine inglese “blow”) e pure l’ammissione che “sì, l’alcol è una soluzione”. Che se la combini con la storia dell’Ambien preso prima di andare a dormire, viene fuori un suo ritratto non esattamente lusinghiero.

E i tempi recenti? L’anno scorso è stato soprattutto quello dei tweet legati al coronavirus, attraverso i quali ha collezionato parecchie brutte figure: è stato fra i tanti che hanno cercato di fare distinzione fra i morti “con Covid” e “di Covid”, ha elogiato la strategia della Svezia (salvo poi fare un po’ di retromarcia), ha criticato le misure anti-contagio decise dal governo americano, arrivando a litigare su questo con Bill Gates, cui ha poi replicato con un divertente “le voci secondo cui io e Bill siamo amanti sono totalmente infondate”. Non solo: ha pubblicato una foto della Luna accompagnata dalla scritta “Occupiamo Marte” (ammettendo poi che “ho fatto una ricerca per immagini sul telefono e ho pubblicato senza guardare”), ha dato “tutto il mio sostegno” al rapper Kanye West quando si è candidato alla presidenza degli Stati Uniti, tornando sui suoi passi quando lo ha scoperto anti-abortista e anti-vaccinista. E ha continuato a cinguettare pensieri che hanno messo in difficoltà Tesla e i suoi azionisti, scrivendo che “secondo me il prezzo delle nostre azioni è troppo alto”. Facendole ovviamente crollare, con buona pace dei piccoli risparmiatori.

Il 2020 è stato anche l’anno in cui ha annunciato che “venderò tutte le mie proprietà e non avrò neppure una casa”, ammettendo in seguito che “la mia fidanzata (la cantante Grimes, ndr) è un po’ arrabbiata con me”, mentre il 2021 è l’anno del suo debutto su Clubhouse, il social network della voce, annunciato via Twitter, e dei tanti tweet sulle criptomonete, da Bitcoin e Dogecoin, fatte sprofondare o salire di valore a seconda che le criticasse o le esaltasse. Perché lui è Elon Musk: è uno che twitta tanto. E ogni suo tweet è in grado di fare la differenza.