La testimonianza

L'astronauta Paolo Nespoli: "Per aspera ad astra", la mia lotta contro il tumore

2 minuti di lettura

(testo raccolto da Emilio Cozzi)

Ho un tumore. C’è poco da girarci intorno: è il 28 novembre del 2020 e la Tac parla chiaro, come una sentenza. C'è qualcosa di anomalo nel mio sistema nervoso centrale.

È se non altro curioso: per più di vent’anni sono stato un astronauta. La mia salute è stata minuziosamente monitorata, scandagliata, studiata da team di esperti a ritmi di test, esami, screening dalla precisione maniacale e pure crescente via via. L’ultimo anno, la pandemia, con tutto quello che si è portata dietro, mi ha impedito di sottopormi alle visite periodiche. Proprio quando sarebbero state più opportune. O almeno quando avrebbero potuto trovare un’anomalia. Ma la vita va così. Non puoi illuderti di essere tu a decidere tutto quel che ti succede. E di sicuro, fidatevi, quella sentenza medica io avrei volentieri evitato di sentirmela leggere.

Da quel giorno la mia vita, già stravolta come quella di tutti a causa di un’emergenza globale, ha subìto un’ulteriore rivoluzione. Radicale, direi.

Stop alle conferenze. Stop ai miei interventi pubblici dal vivo e via media. Stop ai tanti progetti in cui avevo la fortuna di essere coinvolto. Anzi, stop alla possibilità stessa di progettare qualcosa che non fossero le interminabili trafile di accertamento medico e, subito dopo, i cicli di cura. Non di rado (continuiamo a non girarci troppo intorno) sfiancanti.

Sono passati 10 mesi da allora e non saprei ricordare quanti giorni ho trascorso fuori dagli ospedali. Però adesso, grazie alle cure sanitarie di tanti medici e infermieri, e al supporto di parenti e amici, la situazione sembra essere sotto controllo. "L’avaria sembra risolta", avremmo detto nello Spazio; vedo la proverbiale luce alla fine del tunnel diventare sempre più grande!

La questione vera, tornando alla metafora del mio amato Spazio, è che un tumore non può essere visto come un’avaria, come un evento eccezionale. La sua diffusione e l’estrema varietà dei casi suggerirebbero, al contrario, che tutto dovremmo fare fuorché considerare straordinarie vicende come la mia o come quelle di tanti, tantissimi altri. Per questo ho deciso, cosa non molto in sintonia con un carattere che mi impone di ritenere poco interessanti le mie storie personali, di comunicare come sto.

C’è un’altra cosa: uno dei motti più celebri dello Spazio è per aspera ad astra. Potrebbe sembrare banale, ma sintetizza alla perfezione una consapevolezza imprescindibile: quella di chi, per arrivare a lambire le stelle, sa che sarà necessario fronteggiare le difficoltà. Sfide che nello Spazio, come nella vita, possono spaventarci, sembrarci gigantesche, possono annichilire la nostra forza di volontà. E, a volte, troppe volte, mettere a dura prova la nostra salute, mentale e fisica.

Però è solo affrontando le difficoltà fino a superarle che possiamo puntare in alto. Non si può raggiungere alcun grande risultato senza una dose corposa di forza di volontà. E quindi, per aspera ad astra!

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