L’auto senza pilota corre a Indianapolis

Il team italiano PoliMove di e-Novia e Politecnico di Milano - già vincitore della corsa di prova dello scorso giugno - è fra i favoriti. E non è l’unico motivo di orgoglio nazionale: le monoposto sono tutte Dallara made in Parma
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L'auto intelligente, che si adegua da sola ai gusti di chi siede al volante e alle necessità della strada è il grande sogno realizzato del mondo dei motori. E dalla F1 alle auto di serie il passaggio è stato breve, senza trascurare vette comiche assolute. Come quando Nelson Piquet sbeffeggiò il suo compagno di squadra dicendo "L'unica cosa di intelligente sulla Williams di Mansell sono le sospensioni”. Altri tempi, era il 1986, ma il prodigio tecnico (un sistema di ammortizzatori gestiti da un computer che adattava l’assetto della macchina a seconda dei punti della pista) fece scuola. E la Williams FW11 vinse a mani basse il mondiale costruttori e l’innovazione della scuderia inglese tracciò la rotta, arrivata fino ai giorni nostri con una sofisticazione mai vista prima: l’auto da corsa senza pilota.


Una sfida impossibile che dopo molti test si è realizzata addirittura in un campionato, l’Indy Autonomous Challenge che vede – con orgoglio – la partecipazione di e-Novia e il Politecnico di Milano con il team PoliMove (fra l’altro si è classificato primo nella Simulation Race della Indy Autonomous Challenge che si è svolta lo scorso 30 giugno a Indianapolis).
Il team, guidato dal professor Sergio Savaresi del Dipartimento di Elettronica Informazione e Bioingegneria, così si è aggiudicato un premio di centomila dollari ma, soprattutto, ha messo in riga le scuderie di oltre 40 università provenienti da undici Paesi nella gara iniziale organizzata da Energy Systems Network e dall’Indianapolis Motor Speedway.


Un primato che non è l’unico per l’Italia visto che tutte le auto arrivano da Parma: sono le Dallara AV-21 a guida autonoma e, solo a guardarle, fanno paura perché l’abitacolo è completamente tappato. Ossia dove normalmente siede il pilota, nella monoposto, c’è un coperchio nero. Lì sotto si cela il cuore pensante della macchina che rende possibile far correre un gruppo di vetture, in lotta fra loro, senza il comando umano.


Quella che si è svolta a giugno, e le simulazioni precedenti, rappresentano un primo, importantissimo passo per le squadre in gara che, in questo modo, hanno la possibilità di sviluppare il software di intelligenza artificiale necessario per gareggiare nella corsa finale su pista della Indy Autonomous Challenge, in programma per il 23 ottobre di quest’anno presso il celebre circuito dell’Indianapolis Motor Speedway.
Vedremo se lo show sarà all’altezza delle aspettative. Quello che è certo è che la Indy Autonomous Challenge è una formidabile competizione, nata per far eccellere le competenze ingegneristiche dei migliori studenti universitari di tutto il mondo.
Una competizione che farà progredire enormemente proprio quelle tecnologie in grado di accelerare la realizzazione di veicoli completamente autonomi, nonché l’implementazione di sistemi avanzati di assistenza alla guida, i cosiddetti Adas (Advanced Driver Assistance Systems).


Va detto infatti che il Team PoliMove è specializzato nella realizzazione di tecnologie per l’automazione dei veicoli (con un’esperienza che spazia dalle e-bike ai fuoristrada) e nei diversi sistemi di controllo: attuatori e sensori intelligenti o virtuali, sistemi di controllo della frenata, della trazione, della stabilità, sospensioni elettroniche e molto altro ancora. E che negli ultimi cinque anni, il gruppo di ricerca ha sviluppato più di centocinquanta progetti in collaborazione con aziende del calibro di Ferrari, Lamborghini e Maserati, e ha dato origine alla fondazione di dieci società spin-off, principalmente nel settore veicolare. Tra queste: e-Shock, Blubrake, YAPE e HiRide, che oggi fanno parte del Gruppo e-Novia.


Quest’ultimo nasce infatti nel 2012 proprio su iniziativa di alcuni ricercatori del Politecnico di Milano. Si defiscono una “Fabbrica di Imprese”: trasformiamo cioè le idee in aziende. Infatti, attraverso partnership mirate con università e politecnici, finanziano ricerche in grado di far nascere progetti che diventeranno vere e proprie società. Si tratta di un modello poco usato in Italia che permette di fondare aziende innovative i cui manager sono ex dottorandi delle facoltà che hanno svolto le ricerche.


Insomma un disegno industriale che si sviluppa lungo tre assi: Smart Factory, Smart Transportation e Mobility as a Service.
 “La nostra competenza nel campo della guida autonoma – spiega infatti Vincenzo Russi, Ceo e co-founder di e-Novia - ci consente di sviluppare un’ampia gamma di veicoli. In una realtà come e-Novia, che si contraddistingue per un modo di fare innovazione definito “non lineare”, i veicoli autonomi sono in grado di interagire con l’ambiente circostante con velocità e in situazioni molto diverse. Come Yape, il nostro drone di terra che si muove in spazi chiusi e aperti, rivoluzionando il mondo delle consegne di ultimo miglio; come Winnica, il nostro robot autonomo che si sposta tra i filari dei vigneti”.