Il computer è morto, viva il computer

(reuters)
Se cercate quale sia il “core business” di Apple cadrete in errore quasi sempre
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C’è poco da fare, se qualcuno volesse definire davvero quale sia il “core business” di Apple potrebbe cadere in errore quasi sempre, perché per essere precisi bisognerebbe dire che non c’è un “core business”. Anche perché ogni volta che arriva un nuovo prodotto o una nuova versione di un prodotto già sul mercato, Apple “ridisegna”, potremmo dire con Bolter e Grusin, “rimedia” il prodotto precedente. E così accade per i nuovi modelli di MacBook Pro come in generale per tutta la loro linea di PC, desktop e notebook, rimodellati, potenziali, migliorati talmente tanto negli ultimi anni che è possibile dire che quasi non ci sia parentela con i computer di qualche anno fa, con i PC di precedente generazione. Il “vecchio” notebook, il MacBook Pro, faceva egregiamente il suo lavoro, quello presentato pochi giorni non sa nemmeno quale sia il “suo” lavoro, è una macchina che della potenza, della versatilità, della comodità, della portabilità, dell’eleganza, fa i suoi punti di forza, diventando sempre di più una macchina “generalista”, adatta cioè a innumerevoli e diversi scopi, dall’intrattenimento al professionale.

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Era già così, certo, ma ora la nuova lineup di computer di Cupertino, nella transizione verso Apple Silicon, è chiaramente l’incarnazione più chiara della filosofia dell’azienda, del suo modo di stare sul mercato, senza tradire la missione indicata da Jobs, quella di svilupparsi e crescere all’incrocio tra tecnologia e arti liberali. I nuovi MacBook Pro sono macchine flessibili nel senso creativo del termine, chi le vuole usare per lavoro avrà a disposizione un hardware super potente e super veloce, chi cerca intrattenimento potrà usare queste caratteristiche sfruttando al meglio il video e l’audio. E’ quello che fanno tutti i computer, è vero, ma se nel mondo dei computer le differenze tra i diversi device sono nell’utilizzo finale al quale sono dedicati, in quello di Apple queste differenze sono concettualmente annullate.

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La lezione degli smartphone, che sono apparentemente tutti uguali ma che nel singolo utilizzo di ogni utente diventano qualcos’altro, è ormai abbondantemente entrata nel DNA di Apple, che realizza prodotti che non hanno più un solo pubblico, ma tante diverse anime quanti sono i potenziali utilizzatori. Apple Silicon permette questa definitiva transizione, i nuovi computer di Apple, qualsiasi forma o nome prendano, vogliono essere strumenti adatti ad ogni forma di creatività e di professione, lasciando libero ogni utente di trasformare il PC in quello che vuole, a seconda dei bisogni, delle necessità, delle inclinazioni, persino degli orari della giornata. Un po’ come gli smartphone o gli smartwatch sono con noi sempre e di adattano alla nostra vita, così i nuovi MacBook vogliono essere compagni degli utenti in molte situazioni diverse e per questo sono stati pensati, con i nuovi chip M1 Pro e M1 Max.

E poi c’è l’audio, la nuova frontiera sulla quale Apple sta concentrando molti dei suoi sforzi, dalle cuffie, agli auricolari, agli speaker, alle tecnologie di ascolto. E’ un mondo, quello dell’audio, che è stato “azzerato” anni fa dall’mp3 che ha sostituito i dischi e dagli auricolari al posto degli impianti stereo casalinghi. Ed è un mondo che Apple, più e meglio di molti altri, sta cercando di ricostruire secondo regole nuove, adatte alla rivoluzione digitale del mercato musicale che lei stessa ha innescato con iPod e iTunes.

Bene, l’arrivo dei nuovi AirPods, quelli di terza generazione, l’ascolto tramite auricolari fa un ulteriore passo avanti nel solco di quella che un tempo avremmo chiamato ‘alta fedeltà’, con una raffica di miglioramenti che non sono semplici ‘imbellettamenti’ di un vecchio prodotto ma, senza dubbio, un sostanziale progresso nell’ascolto di qualità. E portare lo ‘spatial audio’ sui nuovi PC, quindi fuori dall’universo di cuffie e auricolari, è certamente interessantissimo per un pubblico che pian piano sta riscoprendo il gusto dell’ascolto dopo tanti anni di “casual listening” in cui la qualità era poco o nulla rilevante. Apple spinge perché si recuperi l’idea di un ascolto qualitativamente maggiore, così come l’immagine ha già fatto sfruttando al meglio il digitale, con alta risoluzione e 4K, e lo fa con tutti gli strumenti che ha a disposizione. Il che è un bene, perché è un ulteriore scalino risalito nel recupero di valore della musica, che passa anche e molto per il recupero della qualità dell’ascolto.