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Almanacco dell'Innovazione - 1 novembre 1964

A Ivrea assemblano in segreto il primo personal computer della storia, la P101

A Ivrea assemblano in segreto il primo personal computer della storia, la P101
2 minuti di lettura

In questo Almanacco ci ricapiterà spesso di parlare della Programma 101, la P101, passata alla storia come il primo personal computer (che lo era lo scrissero i giornali americani nell’ottobre del 1965).

Un'incredibile vicenda di talento e visione dei progettisti unite alla sciatteria e alla miopia del management della Olivetti dopo la morte di Adriano. Oggi ricordiamo i giorni in cui, nell’autunno del 1964, il capo del progetto, Pier Giorgio Perotto, porta il primo prototipo a Ivrea accolto da reazioni scettiche o gelide. Lo racconta lui stesso in un libricino di moltissimi anni dopo che consiglio a tutti. Ecco il passaggio chiave: “Importante è che arrivammo all’autunno del 1964 con la netta sensazione di avercela fatta. Non avevamo però mai visto funzionare la macchina tutta intera, ma solo le sue parti separatamente. E le persone impegnate nel progetto, tra quelle dirette di Pregnana e quelle amiche di Ivrea, costituivano una specie di organizzazione a rete, che sembrava involontariamente anticipare i più moderni dettami organizzativi, ma certo non facilitava l'integrazione. Un certo giorno del novembre 1964 caricai sull’automobile il gruppo elettronico ormai completato, grande poco più di una scatola di scarpe, che era stato realizzato a Pregnana, per portarlo a Ivrea, dove avevamo previsto di assemblare le varie parti della macchina. Non volevamo certo far vedere il nuovo prodotto al personale della Oge (la Olivetti General Electric, la newco costituita dopo la morte di Adriano, ndr), sia per ragioni di evidente riservatezza sia per metterci al riparo dal rischio di un possibile, plateale fallimento. Durante il viaggio ero un po’ in ansia, anche perchè mi erano giunte voci che da parte dei collaboratori-amici di Ivrea si esprimeva qualche sia pur benevolo scetticismo circa le funzionalità della macchina alla quale, in attesa di un battesimo ufficiale, era stato dato il nome di Perottina. La macchina fu rapidamente assemblata in alcuni locali dello stabilimento San Lorenzo di Ivrea, che avevamo avuto in prestito, e dopo pochi giorni di messa a punto cominciò regolarmente a funzionare. Per l’occasione avevo preparato alcuni programmi con un forte valore dimostrativo, attraverso i quali, introdotta la cartolina magnetica e pochi dati di ingresso, si otteneva una lunga striscia di carta piena di risultati. I bravi meccanici di Ivrea prepararono una carrozzeria di lamiera con la quale rivestimmo gli organi interni della Perottina che poi verniciammo di un bel colore blu. Il primo personal computer della storia era nato. Ma davanti a noi la strada era ancora piena di difficoltà”.

La prima persona cui la Perottina fu mostrata fu Natale Cappellaro, artefice della mitica Divisumma 24, che al termine del test disse: “Caro Perotto, vedendo funzionare questa macchina, mi rendo conto che l’era della meccanica è finita”. Il resto, sul libro.