Videogiochi

Da "Lost" alla seconda guerra mondiale: Dominic Monaghan racconta Call of Duty Vanguard

L’attore, famoso anche per il suo ruolo ne "Il Signore degli Anelli", parla del nuovo capitolo della saga, ma pure del rapporto con i videogame e dei benefici della relazione fra gaming e cinema
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La saga di Call of Duty non si ferma. Nonostante l'enorme successo di Warzone, che è gratuito e giocatissimo (ad aprile ha superato i 100 milioni di utenti), Activision continua a pubblicare ogni anno un capitolo più classico che offre, oltre alle modalità multigiocatore, anche una campagna in singolo più incentrata su narrazione e sequenze di stampo cinematografico.

Quello di quest'anno, che si chiama Vanguard, è ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, un periodo molto inflazionato tanto nella serie stessa (con ben 5 capitoli), quanto in ambito videoludico in generale. Eppure Sledgehammer Games, lo studio di sviluppo dietro il nuovo episodio, sembra intenzionato a dimostrare che l'argomento è tutto fuorché saturo. Al centro della trama ci sono le storie di quattro soldati ispirati da figure storiche realmente esistite, le cui gesta non hanno sempre ottenuto la risonanza meritata, ma che sono state tramandate di generazione in generazione. Quattro sono anche i fronti su cui ci si troverà a combattere le battaglie digitali, dal Pacifico al Nord Africa, dal fronte occidentale a quello orientale.

L'impressione è che il team abbia riposto grande cura nella componente narrativa, a metà tra fedeltà storica e fantasia. E non sorprende più di tanto la scelta di Activision di coinvolgere un cast di attori di tutto rispetto, che hanno prestato voci e movenze ai personaggi chiave. Ci sono celebrità del piccolo e grande schermo (come Chiké Okonkwo, il Will di Il risveglio di un popolo), star videoludiche (Laura Bailey, la Abby di The Last of Us Part II), fino a star hollywoodiane. E proprio con la punta di diamante del cast, Dominic Monaghan, abbiamo avuto modo di parlare via Zoom, chiedendogli cosa provi un attore in carne e ossa a misurarsi con un personaggio digitale, ma anche quale sia il suo rapporto con i videogiochi, sorprendentemente molto più intenso e longevo del previsto.

Dominic Monaghan e il rapporto con i videogiochi
“Sono nato e cresciuto nell'epoca di Pong - ci ha detto mimando le due barre che si muovono verticalmente - Pac-Man, Galaga, Space Invaders. Ho giocato molto a Sensible Soccer, Grand Theft Auto, Fifa, The Witcher, Assassin's Creed, Call of Duty, Spider-Man e World of Warcraft”: un curriculum di tutto rispetto, pari quasi a quello cinematografico, che lo ha visto interpretare, tra i tanti, Merry Brandybuck in Il Signore degli Anelli e Charlie Pace nella serie Lost, due delle produzioni più iconiche del grande e del piccolo schermo degli anni 2000. Ma Dominic ha voluto ribadire che la partecipazione a Call of Duty Vanguard è frutto della grandissima passione per i videogiochi, prima ancora che dei benefici che il comparire in una saga di così grande successo porta con sé. Non ci ha nascosto che tra i titoli preferiti in assoluto c'è The Elder Scrolls V: Skyrim, e che da qualche anno si è dedicato a League of Legends, non proprio un passatempo per giocatori della domenica. E ha sottolineato che oltre a un computer possiede anche una PS5 e una Nintendo Switch. Insomma, sa il fatto suo (anche) in ambito videoludico.

Non ha comunque negato che per un attore di Hollywood, anche per uno del suo calibro, una partecipazione in un videogioco abbia un peso specifico non indifferente: “Un modo per farsi conoscere è sempre stato quello di ottenere una parte in un film o in una serie di successo. Al giorno d'oggi ci sono più videogiocatori che spettatori, si arriva a molte più persone. Persino i miei genitori, che non videogiocano, conoscono Call of Duty!”. A suo parere si tratta di uno scambio equo: “Credo che il valore aggiunto offerto ad Activision e Sledgehammer da parte mia sia l'essere una sorta di scorciatoia, perché non avevano bisogno di spiegarmi per filo e per segno cosa avrei dovuto fare. Mi era sufficiente sapere cosa volessero per una determinata scena, al resto avrei pensato io. Faccio pur sempre questo mestiere da 26 anni. Insomma, credo che entrambe le parti abbiano ottenuto benefici: gli studi di sviluppo non hanno molto tempo a disposizione e hanno quindi bisogno di attori che riescano a recitare le loro parti nel minor tempo possibile; gli attori vengono coinvolti in uno dei franchise più importanti e popolari del pianeta”.

Le differenze tra un personaggio in carne e ossa e quello di un videogioco?
Ma che differenza c'è tra l'interpretare un personaggio in carne e ossa e uno digitale? Sostanzialmente nessuna, per Monaghan, la cui prima apparizione in un videogioco risale al 2016 con Quantum Break. Un esperimento curioso sviluppato da Remedy Entertainment in esclusiva per computer e per Xbox One, parte di un progetto cross-mediale ben più ampio che tra un capitolo e l'altro del gioco includeva un intero episodio di una serie tv con attori in carne e ossa: “Al di là del fatto di dover indossare un caschetto e una tuta piena di sensori (per la motion capture, ndr), le differenze sono minime. Il mio intento resta quello di sempre: far risultare umani e credibili i personaggi che creo e interpreto, tanto al cinema quanto in tv o nei videogiochi. Per me l'importante è che risultino realistici, poco importa che siano buoni, cattivi, o una via di mezzo. Perfino nel Signore degli Anelli, dove interpretavo un personaggio che non era nemmeno umano, il mio obiettivo era comunque quello di farlo sembrare come qualcuno che potresti incontrare tranquillamente per strada”.

Un obiettivo ambizioso, che ha cercato di replicare anche con Jannick Richter, una delle figure chiave di Call of Duty Vanguard, di cui però non sappiamo ancora molto. Ci ha però rivelato in esclusiva che si tratta di “un ufficiale tedesco che prende parte al conflitto in un momento molto delicato della Seconda Guerra Mondiale. È un uomo insicuro e paranoico, molto nervoso per via della posizione precaria delle sue truppe, ma soprattutto della sua. È esperto negli interrogatori, che porta a termine con ogni mezzo possibile, ed è pronto a tutto per sopravvivere”. Una figura ancora avvolta nel mistero, almeno fino quando verrà pubblicato il gioco (il 5 novembre, su computer e console di nuova e vecchia generazione), ma che Monaghan punta a rendere viva e credibile: “Di Richter ho provato a immaginare e a replicare ogni gesto o elemento comune, dai capelli al tono della sua voce, dal modo in cui mangia un panino a quello in cui si allaccia le scarpe, proprio per cercare di renderlo quanto più umano possibile”.

I protagonisti di Call of Duty Vanguard
Pochi i dubbi, insomma, sull'appartenenza di questo personaggio alla schiera dei nemici che nei panni della fittizia Task Force One ci ritroveremo a fronteggiare nella guerra digitale di Activision. L'obiettivo dei protagonisti è quello di sventare i piani del cattivo di turno, Heinrich Frisinger, ispirato dallo spietato Heinrich Müller (che è stato comandante della Gestapo), e impedirgli di realizzare il folle Progetto Phoenix. Alla base di questo piano c'è l'obiettivo è quello di ridonare forza allo sconfitto Partito Nazista dopo la Battaglia di Berlino e di riportarlo ai fasti di un tempo.

E per simili avversari, solo un gruppo di super-soldati può sperare di avere qualche possibilità:

  • c'è il pilota americano Wade Jackson, ispirato da Vernon Micheel (che ricevette la Navy Cross, la più alta onorificenza della Marina degli Stati Uniti, per il suo operato durante la Battaglia delle Midway);
  • Lucas Riggs, australiano, esperto in demolizioni, ispirato dal neozelandese Charles Hazlitt Upham, che guadagnò la Victoria Cross, onorificenza del Commonwealth, per l'operato a Creta e in Egitto;
  • il sergente inglese di origine camerunense Arthur Kingsley, basato su Sidney Cornell, paracadutista del VII Battaglione del Reggimento Paracadutisti britannico;
  • infine la figura forse più interessante, ovvero Polina Petrova, declinazione videoludica della formidabile cecchina sovietica Ljudmila Michajlovna Pavli?enko, anche conosciuta come Lady Death per via delle 309 uccisioni confermate.