Mobilità

Perché le auto sono smartphone su ruote

La partecipazione di Oppo al Lamborghini Super Trofeo 2021 è solo l’ultima delle collaborazioni tra due industrie che hanno sempre più tratti in comune
3 minuti di lettura

Il casco ben allacciato sotto al mento, il collo che spinge all’indietro contro il poggiatesta, le gambe piantate in avanti. La Lamborghini Huracan STO sfreccia tra accelerazioni brucianti, curve al di là della fisica e inchiodate da arresto cardiaco, mentre il motore urla tutta la sua potenza: è l’emozione unica dell’hot lap, il giro veloce da assaporare lato passeggero accanto a un pilota professionista, che spreme fino all’ultimo i circa 640 cavalli della supersportiva.

Un solo giro, partendo dai box per rientrarci 4,2 km dopo senza passare dal via, lungo il tracciato del Misano World Circuit, la pista intitolata a Marco Simoncelli. Un minuto e quaranta secondi di puro delirio in notturna, illuminati solo dai riflettori, mentre va a vuoto il tentativo di filmare qualcosa di sensato impugnando l’Oppo Reno6 Pro 5G: niente immagini a effetto da pubblicare sui social. 

Resta l’adrenalina, che fatica a diminuire, mentre c’è tempo per riprendersi e riflettere sul perché un colosso cinese come Oppo scelga di associare il proprio nome a Lamborghini (e viceversa), sponsorizzando il campionato monomarca Super Trofeo 2021. 

Un’idea condivisa

Una prima, iniziale risposta ruota intorno al concetto stesso di performance: parole chiave nella comunicazione di entrambe le aziende come potenza (del processore o del motore), velocità (di elaborazione o massima su pista) e design (dello scocca o della carrozzeria), così come l’idea stessa di prodotto top di gamma ad alte prestazioni, basterebbero a giustificare collaborazioni come questa. E a spiegare anche perché in passato non siano mancate partnership di questo genere: come quella sempre tra Oppo e Lamborghini, che nel 2020 ha dato vita al Find X2 Pro Automobili Lamborghini Edition, ispirato all'Aventador SVJ Roadster e corredato da un’ampia linea di accessori coordinati. E poi, ancora, quella tra Huawei e Porsche Design (per il Mate 20 RS del 2018) o quella tra Oneplus e McLaren per Oneplus 7t McLaren edition del 2019. C'erano state già altre collaborazioni da ricordare, come quelle tra Acer e Ferrari che ha generato il Liquid E Ferrari Special Edition, o l’iniziativa che ha portato Porsche Design e Sagem insieme per creare il P9521 e il P9522.

Convergenza tecnologica

Tuttavia c’è molto di più: negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a un enorme progresso nel settore automotive, che ha visto aumentare esponenzialmente il numero e la complessità delle soluzioni ad alto contenuto tecnologico impiegate nelle nostre auto, facendole assomigliare sempre di più a degli “smartphone su ruote” (cosa che spiega anche perché la crisi globale dei chip stia colpendo così duramente il settore).

Ci sono sistemi di infotainment ormai completamente privi di pulsanti fisici, da fruire grazie a schermi touch sempre più grandi, dotati di digital assistant e navigabili secondo criteri che copiano i sistemi operativi degli smartphone (come avviene per il nuovo BMW Operating System 8 visto sui modelli iX e i4, o con il Mercedes MBUX), quando addirittura non coincidono con essi (le nuove Volvo full electric XC40 Recharge e C40 recharge, il cui sistema è sviluppato in collaborazione con Google e basato proprio su Android). Oppure ci sono le tecnologie ADAS (Advanced Driver Assistance Systems), che combinate insieme generano una guida (semi)autonoma anche di Livello 2 (su 5).  Nelle auto “normali”, quelle dai grandi volumi di vendita, la pervasività di soluzioni hi-tech (molte delle quali sviluppate nell’ambito della telefonia) porta due principali conseguenze: da un lato serve e servirà a ridurre progressivamente il ruolo del guidatore a favore della sicurezza, mentre aumentano le fonti di intrattenimento a bordo; dall’altro, sta già rendendo possibile quella rivoluzione chiamata elettrificazione, grazie alla quale ci convertiremo prima all’Ibrido, e poi al full electric a zero emissioni, in nome della mobilità sostenibile.

Piloti e fotografi “aumentati”

Diversamente, nelle auto supersportive la tecnologia (soprattutto l’IA) serve prima di tutto ad aumentare le prestazioni, nonché a rendere sempre più efficienti i sistemi elettronici di controllo della trazione, della stabilità o ancora della frenata (Brembo ha da poco presentato una soluzione sperimentale che supera la tecnologia ABS utilizzando l’intelligenza artificiale), perché qui l’obiettivo non è sostituire il guidatore, ma aumentarne artificialmente le capacità. È un po’ quello che avviene con la fotografia computazionale negli smartphone top di gamma: così come nei telefoni basta premere un tasto e poi ci pensano hardware e software super sofisticati a farci scattare foto eccellenti, allo stesso modo le moderne auto sportive ci consentono di guidare come piloti pur senza averne le capacità.

Altro elemento in comune tra gli smartphone tradizionali e i nuovi gadget su ruote è la connettività: ormai praticamente tutte le auto vengono prodotte con sistemi di connessione LTE, 4G e anche 5G, che consentono di monitorarle a distanza con un’app e di aggiornarne periodicamente il software in modalità Over-The-Air. O, ancora, di sviluppare servizi integrati che ne sfruttano i numerosissimi sensori per raccogliere ad esempio informazioni sul traffico e sulla qualità dell’aria: enormi quantità di dati da analizzare nel cloud e su cui costruire nuovi servizi per le città che diventano smart.

Non più solo auto, ma piattaforme

Tutto è cominciato con i primi sistemi di infotainment che consentivano di collegare il proprio smartphone per effettuare chiamate senza impugnare il telefono. Poi è continuato con l’avvento di Apple Carplay e Android Auto, che hanno permesso di trasmettere un pezzo della nostra vita digitale (quello che ci distrae meno, e che include servizi come Google Maps o Spotify) sullo schermo al centro del cruscotto. Non è che l’inizio: le auto full electric sono oggetti più semplici dal punto di vista meccanico ma sempre più complessi per quanto riguarda l’elettronica e il software. Sono piattaforme su cui costruire nuovi servizi ed ecosistemi digitali intorno ai quali sta già nascendo una nuova economia. Esattamente come è avvenuto con gli smartphone. 

 

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