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L’Italia ha un problema di stalkerware

L’Italia ha un problema di stalkerware
Il nostro Paese è il secondo in Europa per numero di app maligne installate sui dispositivi altrui senza il loro consenso. E il 26% degli italiani pensa che sia normale
 
3 minuti di lettura

Quella degli stalkerware, software che vengono installati sui dispositivi di qualcuno per ottenere l’accesso a un’ampia gamma di dati personali senza consenso, è una piaga piuttosto diffusa in Italia. Già all’inizio dell’anno, uno studio dell’azienda di software per la sicurezza informatica Kaspersky mostrava che l’Italia è il secondo Paese europeo in cui sono più diffusi, dopo la Germania. Ora, un nuovissimo report di Kaspersky presentato in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne conferma che il 6% degli italiani ammette di aver installato uno stalkerware sul dispositivo del partner.

Gli stalkerware, infatti, vanno a braccetto con gli abusi e la violenza domestica: a installarli, nella schiacciante maggioranza dei casi, è un partner, un ex o un genitore che vuole controllare messaggi, chiamate, social media, foto e video presenti sul computer o sul cellulare altrui, in un atto di estrema invasione della privacy. L’installazione non richiede particolari abilità informatiche: gran parte di queste app vengono installate su dispositivi di cui si conosce la password oppure che non ne hanno una.

“Nonostante le evidenti connotazioni immorali, dal punto di vista legale gli stalkerware si posizionano in un’area grigia”, si legge nel report, presentato al Senato il 25 dicembre nel tentativo di incentivare una legislazione più attenta a questo tema. “Spesso le app di stalkerware operano sotto le mentite spoglie di app per il controllo parentale o soluzioni antifurto, espediente che permette loro di rimanere nei vari marketplace di app come accade per le normali app Android”. L’analisi contiene diversi altri dati allarmanti. Il 14% degli italiani sospetta che un partner li abbia spiati con un’app e il  il 24% teme che il partner violi la propria privacy digitale. Le informazioni digitali per cui ci si dice più preoccupati sono i messaggi (38%), i social media (36%) e le e-mail (34%). Oltre ai sospetti, ci sono le certezze: l’8% degli italiani racconta che il partner li ha invitati a installare un’app di monitoraggio. Il numero è molto più alto tra chi ha subito abusi (27%) che tra chi non ne ha subiti (5%), il che indica un legame diretto tra stalkerware e abusi.

“L’utilizzo degli stalkerware nell’ambito di abusi domestici o violenza del partner può indicare che l’aggressore è una figura molto controllante e, cosa ancora più preoccupante, che la situazione potrebbe degenerare”, afferma Karen Bentley, CEO di WESNET ed esperta di sicurezza tecnologica. Chi si preoccupa non ha torto: il 10% degli intervistati in Italia crede che sia normale monitorare l’attività digitale del proprio compagno. A questa percentuale si aggiunge un ulteriore 16% di persone che lo trovano accettabile in caso si sospetti che l’altro sia infedele, per la sua sicurezza o perché si sospetta un coinvolgimento in attività criminali. “Il riferimento all’infedeltà, in particolare, esemplifica la natura di controllo abusivo e coercitivo risultante dall’utilizzo delle app di stalkerware”, spiegano gli autori del report.

Quasi la metà degli intervistati - il 44% - dice che monitorerebbe il partner con il suo consenso, il 25%  nell’interesse della “piena trasparenza” in una relazione e un ulteriore 19% di italiani in determinate circostanze, ad esempio per ragioni di sicurezza fisica o se il monitoraggio fosse reciproco. Dai risultati dei sondaggi si deduce che moltissimi hanno un approccio forse eccessivamente rilassato alla privacy. Se ognuno ha standard diversi rispetto alle informazioni che è disposto a rivelare o a rendere accessibili alle persone più care, il 54% degli italiani condivide il PIN del proprio telefono con il partner, e la stessa percentuale dice di conoscere il PIN del compagno. Per il 50% degli italiani (42% a livello globale), è inoltre normale condividere i dati di accesso di iCloud o Google con la propria famiglia - rendendosi così maggiormente vulnerabili all’installazione di spyware sui propri dispositivi.

Kaspersky fornisce qualche dritta per capire se un’app di stalkerware sia stata installata di nascosto su uno dei propri dispositivi. Un inizio sono i dati mobili che si esauriscono prima del previsto, un altro la batteria che si scarica molto velocemente. “Se si nota uno di questi problemi, è consigliabile stare in guardia e controllare quali app stanno consumando le risorse del telefono. Allo stesso modo, è meglio controllare anche quali app hanno accesso alla posizione”, scrivono. Utile anche controllare, su telefoni Android, quali app possono accedere alla funzionalità Accessibilità, che consente alle app di accedere ad altri programmi, modificare le impostazioni ed eseguire diverse operazioni - autorizzazioni estremamente utili per gli stalkerware. Un’altra idea per rilevare eventuali app maligne è ricorrere ad una soluzione di sicurezza informatica per dispositivi mobili, come Kaspersky Internet Security per Android o TinyCheck.

In caso si rilevi la presenza di uno spyware, meglio non eliminarlo: con ogni probabilità, la persona che l’ha installato se ne accorgerebbe, oltre al fatto che si andrebbero a eliminare prove che potrebbero rivelarsi utili in un secondo momento. “Come sempre quando si parla di sicurezza, la prima cosa da fare è adottare adeguate misure di protezione. Ad esempio, se il partner da cui si viene tracciati è potenzialmente violento, prima di agire sull’app di stalkerware è meglio contattare un centro di sostegno per vittime di violenza domestica. In alcuni casi è più semplice sostituire del tutto lo smartphone e assicurarsi che nessuno possa installare app di spionaggio sul nuovo dispositivo”, consiglia Kaspersky.