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Intervista

Raghu Raghuram di VMware: "La nostra tecnologia aiuta aziende e PA a essere cloud smart"

Raghu Raghuram di VMware: "La nostra tecnologia aiuta aziende e PA a essere cloud smart"
Parla il Ceo di VMware, l’azienda americana che sta lavorando con imprese e governi per lo sviluppo dei cloud sovrani
4 minuti di lettura

L'obiettivo del governo è chiaro: portare entro il 2026 il 75 per cento delle PA italiane sul cloud. La rivoluzione digitale della Penisola passa anche da qui. Una missione promossa con le risorse del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, e che può contare sulla disponibilità dei colossi del settore. "Aiutiamo governi e aziende a sviluppare cloud sovrani. E stiamo lavorando in quasi tutti gli Stati dell'Europa occidentale, supportando amministrazioni pubbliche, piccole e grandi imprese nella loro trasformazione digitale", ci dice Raghu Raghuram, Ceo di VMware. In questi giorni sta volando in diversi Paesi del vecchio continente, dal Regno Unito alla Francia, fino alla Germania, incontrando realtà commerciali e istituzionali. Ed è venuto anche a Roma, dove ormai è un inderogabile impegno politico la creazione di un polo strategico nazionale che dovrà ospitare i dati e i servizi strategici non solo del governo centrale, ma anche di Aziende sanitarie locali, Regioni, città metropolitane e comuni più grandi.

"Utilizzando la nostra tecnologia, gli operatori che lavorano allo sviluppo di questi progetti potranno realizzare un cloud sovrano migliore e più sicuro”, sottolinea il Ceo, spiegando che le soluzioni VMware non solo facilitano lo sviluppo, l’esecuzione e il controllo delle applicazioni utilizzate dalle organizzazioni sulla nuvola, ma forniscono anche robuste difese contro i cyber criminali, “prevenendo i ransomware o garantendo il pieno recupero e l'operatività dei sistemi dopo un attacco".

Lo sviluppo di un hub nazionale, la cui gestione e controllo dovranno essere autonomi da soggetti esterni all'Unione europea, è fondamentale per rafforzare la nostra autonomia tecnologica, per fornire servizi sicuri e protetti da eventuali cyber-attacchi, e per garantire un pieno controllo sui dati. Come evidenziato nella strategia Cloud Italia, il controllo e la gestione autonoma delle infrastrutture digitali del cloud, dello stoccaggio e dell'elaborazione dei dati ha un'importanza strategica nel processo di digitalizzazione del Paese, perché mette al riparo dai rischi di modifiche unilaterali delle condizioni dei servizi forniti che potrebbero comportare, ad esempio, l'aumento dei costi di erogazione. Non solo. Operatori di servizi cloud in Paesi esterni all'Ue potrebbero essere costretti in alcune circostanze, in base alla legislazione vigente in quei Paesi (pensiamo al Cloud Act negli Usa), a fornire l'accesso ai dati, anche sensibili e strategici, presenti sui loro sistemi.

Dal cloud first al cloud smart

Purtroppo le infrastrutture digitali della PA non godono di buona salute: un censimento del patrimonio ICt realizzato dall'Agenzia per l'Italia digitale aveva rilevato che il 95 per cento dei data center analizzati (1252) non soddisfano i requisiti minimi di sicurezza ed efficienza. Da qui la necessità non solo di promuovere un maggior uso della nuvola nel pubblico, ma anche di accompagnare le amministrazioni centrali e locali verso l'adozione di servizi cloud qualificati.

Una sfida che le imprese hanno già colto, considerato che nel 2021 la spesa per questo settore ha continuato a crescere e oggi il mercato italiano del cloud vale 3,84 miliardi di euro (+16% rispetto al 2020): in particolare, nelle grandi aziende il 44% del parco applicativo si trova oggi su cloud pubblico o privato.

"Cinque anni fa le aziende parlavano di cloud first", ci dice Raghu Raghuram: la priorità era portare dati e applicazioni informatiche sulla nuvola. "Oggi invece vogliono essere cloud smart", vale a dire vogliono essere libere di scegliere a quale fornitore di servizi affidarsi in base alle proprie esigenze. Questo perché, è il ragionamento, l'utilizzo di un solo cloud potrebbe essere limitante. "Se guardiamo i numeri, il 75 per cento dei clienti VMware si affida a due o più cloud pubblici e il 40% ne utilizza tre o più", continua il Ceo, che spiega le ragioni dietro l'adozione di un approccio multi cloud: "Da un lato, i clienti non vogliono essere troppo dipendenti da un solo fornitore; dall'altro, sono consapevoli che alcune applicazioni funzionano meglio su di un cloud rispetto a un altro e quindi, a seconda della tecnologia e dei servizi di cui hanno bisogno, vogliono essere liberi di rivolgersi a più di un'azienda".

Una strategia molto diffusa anche nel nostro Paese nel settore privato. Una ricerca dell'Osservatorio cloud transformation del Politecnico di Milano sottolinea infatti che gli approcci Hybrid e Multi cloud sono sempre più adottati nelle grandi imprese italiane, "che oggi fanno riferimento mediamente a 5 cloud provider per l'erogazione dei propri servizi (in crescita rispetto ai 4 del 2020)", si legge nel report: la differenza tra i due approcci è che il primo è una combinazione tra i servizi offerti da un fornitore esterno e un'infrastruttura riservata a un singolo cliente per un suo utilizzo esclusivo; il secondo invece fa riferimento alla possibilità di usare in contemporanea più cloud pubblici o privati.

"Una delle proprietà chiave che caratterizza le nostre soluzioni è quella che consente ai clienti di spostarsi da un cloud all'altro", aggiunge Raghu Raghuram, che spiega: “Se un’azienda decide di andare sul cloud, avrà due scelte davanti a sé: convertire le sue applicazioni o svilupparne di nuove. Una volta che queste applicazioni sono operative sul cloud, bisogna gestirle e renderle sicure. Le nostre tecnologie aiutano ad affrontare questo processo. Siamo partner con tutti i fornitori di cloud: per questo le soluzioni VMware garantiscono al cliente non solo la libertà di scegliere quale servizio utilizzare in base alle proprie necessità, ma anche il pieno controllo delle loro applicazioni sui vari cloud”.

L’approccio multi cloud agevolato dalla tecnologia VMware permette così alle aziende di lavorare su più cloud allo stesso tempo, ottimizzando l’uso delle risorse interne ed evitando inutili migrazioni da un provider all’altro. Può capitare infatti che un’azienda, che usa il cloud di Amazon, ne compri un’altra le cui applicazioni poggiano sul cloud di Microsoft. O ancora, che nella stessa organizzazione due o più dipartimenti siano legati a fornitori diversi. Uniformare i sistemi e usare un solo cloud potrebbe rallentare tutti i processi, senza contare le difficoltà di istruire gli sviluppatori su tecnologie che non conoscono o non sono abituati a utilizzare.

Una piattaforma per il lavoro da remoto

VMware ha attraversato tre fasi di sviluppo: specializzata inizialmente nella tecnologia per la virtualizzazione dei server, in seguito ha aiutato i suoi clienti a sviluppare cloud privati. Ora nella sua terza fase fornisce soluzioni per ambienti multi cloud. Le sue tecnologie assistono quindi le aziende nel processo di trasformazione digitale: un processo che non riguarda solo le applicazioni utilizzate, ma anche l’esperienza digitale dei lavoratori che, sempre più spesso, svolgono mansioni e compiti da casa.  “Anche dopo la pandemia di Covid-19 le organizzazioni stanno dicendo che due terzi dei loro dipendenti vogliono lavorare da remoto 3 giorni alla settimana. Questo è il futuro, e l'hybrid work è qui per restare”, continua Raghu Raghuram. Una realtà che però comporta tutta una serie di problemi, a cominciare dalla sicurezza delle connessioni domestiche utilizzate nel lavoro da remoto, più facilmente hackerabili, o dalle applicazioni informatiche di cui hanno bisogno i dipendenti. “La nostra tecnologia permette di installare da remoto le app, customizzate a seconda delle esigenze del dipendente, e di fornire al personale tutto il supporto di cui ha bisogno. E poi, quando non servono più, possono essere ugualmente rimosse a distanza”.

Una piattaforma per il lavoro da remoto che è stata utilizzata anche nel pubblico. Un esempio è Comune di Afragola, in provincia di Napoli, che prima della pandemia non aveva avuto significative esperienze di smart working: i dipendenti hanno potuto lavorare da casa usando dei software di desktop virtuale, che hanno dato loro accesso alle varie applicazioni utilizzando una qualunque macchina fisica.