La storia

La scuola ai tempi della pandemia: GoStudent vale 3 miliardi di euro

Felix Ohswald, cofondatore di GoStudent
Felix Ohswald, cofondatore di GoStudent 
Dietro il primo unicorno europeo dedicato all'educazione c'è il 26enne austriaco Felix Ohswald, che in classe ha sempre bruciato le tappe e a un certo punto si è accorto che serviva uno strumento per aiutare gli studenti
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Un ex studente prodigio e la sua startup valutata tre miliardi di euro. Dietro GoStudent, primo unicorno europeo dedicato all'educazione, c'è un ventiseienne austriaco di nome Felix Ohswald che a scuola ha sempre bruciato le tappe e che a un certo punto si è accorto che serviva uno strumento per aiutare gli studenti. E nata così questa piattaforma dedicata alle ripetizioni online presente in 22 Paesi, Italia inclusa, che ha appena raccolto altri 300 milioni di euro arrivati da nomi del calibro di Deutsche Telekom, SoftBank, Tencent.

"Vivo e sono cresciuto a Vienna", racconta lui stesso in collegamento video. "Ho sempre amato la matematica e mi sono specializzato fra l'Eth di Zurigo l'Università di Cambridge in matematica finanziaria. E' una branca che si occupa del calcolo dei rischi legati agli investimenti. Ma nel 2015 iniziai ad aiutare mio fratello e i suoi compagni di classe con una sorta di ripetizioni online finché non mi resi conto che non c'erano strumenti digitali adeguati. Di qui l'idea di crearne uno. All'inizio era una chat nella quale i ragazzi potevano fare domande ed ottenere delle risposte. Qualche anno dopo la piattaforma si è evoluta in una piattaforma di lezioni video personalizzate nelle quali si mette in contatto un docente con uno studente e la sua famiglia misurando poi i risultati delle ripetizioni. Non è uno strumento a breve termine ma punta alla media e lunga distanza. Raccogliamo i feedback, ci assicuriamo che ci sia una continuità nelle lezioni e nel caso i risultati non siano quelli sperati troviamo un insegnante alternativo".

Qualcuno potrebbe dire che un'educazione online, la cosiddetta didattica a distanza, rischia di essere fredda.

"Le nostre ripetizioni, che a differenza di una lezione in classe sono personalizzate, non sostituiscono la scuola ma si aggiungono al percorso formativo. In secondo luogo, uno dei vantaggi del digitale è poter raccogliere dati durante la lezione ed avere un'idea chiara della qualità dell'insegnate, cosa che è impossibile fare nel mondo fisico. Chiediamo alla famiglia come si trova con l'insegnante, controlliamo i voti a scuola, misuriamo la velocità dei miglioramenti, puntiamo a fare in modo che si crei un legame duraturo e fruttuoso con lo studente. Infine, una piattaforma online dà accesso a professori migliori che magari vivono in aree lontane e che sarebbe impossibile raggiungere altrimenti. E' possibile ad esempio che la persona giusta per un certo ragazzo che abita a Roma viva a Milano come a Palermo".

Quante materie avete sulla piattaforma?

"Tutte quelle presenti nelle scuole medie e superiori".

Quanti professori avete che insegnano su GoStudent?

"Circa 10mila e mille e 100 dipendenti".

Cosa è successo durante la pandemia?

"Molti si sono accorti dell'online. Perfino i miei nonni hanno cominciato a fare delle videochiamate. La conseguenza per noi è stata di avere più clienti mentre il numero di professori che si iscriveva è quintuplicato. Ma c'è stato anche un effetto negativo: la pressione minore a scuola ha portato ad una richiesta più bassa del numero di lezioni".  

E voi cosa avete imparato non solo durante pandemia ma in generale in questi primi anni di attività di GoStudent?

"La tecnologia è una gran cosa. Venti anni fa per ascoltare un professore di Harvard dovevi necessariamente andare a Boston. Oggi, anche se vivi in Vietnam, puoi guardare quella lezione online. Ma per noi non era abbastanza. Ecco perché ci siamo concentrati sulle lezioni individuali: un insegnante, uno studente. Questo ci ha permesso di capire ad esempio che una lezione nella quale il professore e il ragazzo dialogano, ovvero nella quale non è solo il primo a parlare ma c'è uno scambio, i livelli di apprendimento sono molto più veloci. Ed è la prima volta che è stato possibile misurare parametri del genere. Grazie a quel che abbiamo imparato, quando in futuro aggiungeremo le lezioni di gruppo lo faremo sapendo cosa funziona e cosa no".   

Lei è stato uno studente prodigio, ha frequentato l'università mentre era ancora al liceo e si è laureato a 18 anni. Cosa non le piaceva del sistema educativo?

"Trovo ancora oggi assurdo che all'università si forzino dei professori ad insegnare quando non vogliono farlo. Alcuni di loro sono brillanti accademici ma pessimi insegnanti e costringerli è davvero sciocco. Insegnare non è sapere tutto di una materia, ma esser capaci a spiegare coinvolgendo. La matematica, ad esempio, è una materia rovinata dal modo usato tradizionalmente per insegnarla. I nostri professori migliori sono quelli che riescono a rendere viva una materia".  

Un'ultima domanda. Quali sono i suoi piani per il futuro?

"L'educazione è la parte fondamentale, quella che occupa più tempo, nei primi 25 anni di vita. Credo sia venuto il momento di rinnovarla così come Elon Musk e altri stanno cambiando la mobilità. Abbiamo opportunità enormi davanti a noi grazie al digitale e questo vale anche per la scuola".