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La guerra in Ucraina

Da Facebook a Twitter: le sanzioni economiche dei social network alla Russia

Da Facebook a Twitter: le sanzioni economiche dei social network alla Russia
Meta sospende la pubblicità per i media di Stato, YouTube aggiunge la rimozione di alcuni canali, Twitter congela ogni inserzione: tutti i passi dei colossi del Web
3 minuti di lettura

Anche le piattaforme tecnologiche hanno deliberato le proprie sanzioni nei confronti della Russia. Sul fronte della disinformazione abbiamo già analizzato nel dettaglio la sfida cui Facebook, Twitter, TikTok, YouTube e le altre società tecnologiche sono chiamate rispetto alla propaganda su web e social network del Cremlino. Mosca risponde d’altronde al sempre più scrupoloso fact checking e al rifiuto di alleggerire il controllo sui media di stato rendendo più complicato l’uso delle piattaforme sul territorio russo.

Gli strumenti in mano per quanto riguarda il lato economico passano invece fondamentalmente dalla pubblicità: consistono cioè nell’impedire agli account in vario modo collegati al regime di Putin di poter utilizzare e godere dei meccanismi di monetizzazione.

Meta: stop alle inserzioni dei media di Stato russi

Meta, la holding alle spalle di Facebook, ha per esempio deciso già venerdì 25 febbraio di vietare a organi d’informazione di stato, come l’allineatissima RT News o Zvezda, un’emittente gestita dal ministero della Difesa di Mosca, o i siti Lenta.ru e Gazeta.ru, di acquistare inserzioni pubblicitarie per promuovere i propri contenuti così come di monetizzare in qualunque modo, per esempio nei video, da annunci ospitati. Questo su tutti i mercati internazionali. "Continuiamo anche ad applicare etichette ad altri media statali russi", ha dichiarato su Twitter il capo della politica di sicurezza, Nathaniel Gleicher. "Questi cambiamenti sono già stati implementati e continueranno nel corso del fine settimana". Qui tutte le decisioni prese da Meta, incluse quelle per garantire la sicurezza degli utenti ucraini consentendo loro di blindare i profili o sospendendo la ricerca negli elenchi degli amici. Gran parte di questi provvedimenti vale anche per Instagram.

YouTube: basta pubblicità, sospesi i canali di Stato russi in Ucraina

Sabato 26 si è aggiunto anche YouTube. E pure in questo caso RT e altre emittenti russe non potranno incassare i soldi derivanti dagli spot e dalle inserzioni presenti dei video caricati sui loro canali, per altro - in un grottesco cortocircuito - spesso contenenti pubblicità di brand statunitensi o comunque occidentali. Le circostanze sono “straordinarie”, ha spiegato il management della piattaforma dove vengono caricati circa 300 ore di video al minuto, per questo “un certo numero di canali” vedrà sospesa la possibilità di monetizzare su YouTube, inclusi alcuni già colpiti dalle sanzioni dell’Unione Europea. Ci si riferisce in particolare alle sanzioni individuali nei confronti di centinaia di uomini e donne legati all’entourage di Vladimir Putin. Nello specifico il nome è quello di Margarita Simonyan, 41enne direttrice di RT - la vecchia Russia Today fondata nel 2005, organo in inglese che sulle diverse piattaforme pubblica in altre quattro lingue ed è finanziato dal Cremlino - e “figura centrale” della propaganda russa. Già lo scorso autunno Google aveva chiuso il canale in tedesco dell’emittente anche se per la solita disinformazione legata al Covid-19.

Non basta. Come sempre, oltre alla pubblicità, YouTube e gli altri siti agiranno sugli algoritmi, tentando di penalizzare quei contenuti sulle timeline, le bacheche e i suggerimenti. Lo ha confermato Farshad Shadloo, capo delle comunicazioni istituzionali di YouTube, secondo il quale fra l’altro alcuni di questi canali, come quello di RT, dell’agenzia ufficiale di governo Tass e della storica agenzia Ria Novosti, anche questa legata al gruppo di RT, non saranno più accessibili in Ucraina proprio a seguito di una richiesta del governo di Kyiv. Sembrano misure di poco conto ma si tratta comunque di milioni di dollari in pubblicità: un vecchio studio dell’Omelas Institute di Oxford per Reuters, relativo a qualche anno fa, stabilì per esempio che il governo russo ricevette una cifra fra 7 e 32 milioni di dollari nel biennio 2016-2018 come pagamento per gli spot ospitati nei video di RT e affiliate.

Twitter blocca la pubblicità in Russia e Ucraina

Anche Twitter ha congelato temporaneamente la pubblicità in Russia e Ucraina, con un approccio dunque più generalizzato. Ed ha anche sospeso la funzionalità che suggerisce i tweet pubblicati da utenti che non sono fra quelli seguiti, così da “ridurre la diffusione di contenuti che violano le regole”. "Stiamo temporaneamente sospendendo gli annunci pubblicitari in Ucraina e Russia per garantire che le informazioni critiche sulla sicurezza pubblica siano elevate e che gli annunci non le compromettano in alcun modo" ha scritto la società in un aggiornamento pubblicato anche in ucraino. Non è chiaro quanto dureranno questi provvedimenti: “Stiamo monitorando attivamente i rischi associati al conflitto in Ucraina, inclusa l'identificazione e l’eliminazione dei tentativi di amplificare informazioni false e fuorvianti" ha aggiunto il gruppo di San Francisco guidato da Parag Agrawal.

Gli utenti saranno semmai indirizzati verso sezioni come Momenti (storie selezionate) con rassegne curate dal team editoriale, così da fornire un contesto il più possibile affidabile agli utenti, sottoposti sul social dell’uccellino a un continuo flusso di post fra i quali è spesso complicato separare i contenuti affidabili da quelli fasulli o, appunto, fuori contesto. Impegno anche su funzionalità come le Liste e gli Spazi audio e per i profili ad alto rischio: giornalisti, attivisti, rappresentanti e agenzie di governo godranno di una protezione rafforzata al fine di non vedere compromessi o violati i propri account.