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La guerra sui social

Così Facebook prova a bloccare la propaganda russa

Così Facebook prova a bloccare la propaganda russa
(reuters)
Chat cifrate in Russia e Ucraina, penalizzazioni per la propaganda di stato e altri strumenti di sicurezza implementati: ecco le misure annunciate da Meta per arginare la disinformazione
2 minuti di lettura

Vladimir Bondarenko e Irina Kerimova sono due giornalisti ucraini che utilizzano Facebook per criticare il loro paese e sostenere le ragioni della Russia. Peccato che non esistano: i due profili sono infatti stati generati con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e fanno parte della campagna di propaganda sui social network che ha lo scopo di diffondere la versione di Vladimir Putin.

È probabilmente la più evoluta delle tante forme di disinformazione di matrice russa, in quella che si sta rivelando una vera e propria battaglia – ovviamente non paragonabile a quella del mondo fisico, ma dalle ripercussioni da non sottovalutare – combattuta nel mondo digitale (e che ha visto anche il ritorno in grande stile di Anonymous in veste pro-Ucraina).

Oltre ad aver individuato i due falsi profili di giornalisti da cui siamo partiti, Facebook ha preso alcune significative decisioni in materia. Prima di tutto, nonostante stia venendo attivamente ostacolato in Russia e nonostante siano giunte alcune richieste di chiudere per protesta il servizio in quella nazione, Facebook ha deciso di restare attivo: “Molti attivisti, musicisti, creator e influencer russi stanno usando Facebook e Instagram per trovare informazioni e per far sentire la loro voce contro la guerra, vogliamo che continuino a essere in grado di farlo”, ha spiegato Nick Clegg (responsabile Global Affairs di Meta) durante le ultime comunicazioni alla stampa sui Community Standards. “E vogliamo anche che le persone in Russia siano in grado di ascoltare la voce del presidente Zelensky e di altre persone in Ucraina”.

In questa fase, però, è necessario anche aumentare le misure di sicurezza e proteggere le comunicazioni di chi si trova in zone a rischio. Per questa ragione, ha spiegato sempre Clegg, “abbiamo reso le chat cifrate disponibili su Instagram per tutte le persone adulte in Ucraina e in Russia. Mostreremo anche delle notifiche in cima alle caselle di posta degli utenti per far sapere loro che possono passare alle comunicazioni cifrate”. Ovviamente, le comunicazioni sono già protette di default su Whatsapp e possono esserlo anche su Messenger selezionando “conversazione segreta”.

“Abbiamo inoltre creato un nuovo centro operativo in cui abbiamo riunito esperti della nostra società, compresi alcuni parlanti nativi russi e ucraini, che stanno monitorando la piattaforma 24 su 24, permettendoci di reagire ai problemi in tempo reale”, continua il responsabile Global Affairs. Non è la prima volta che Facebook si trova alle prese con situazioni d’emergenza o particolarmente delicate. Questa volta, però, la piattaforma ha rapidamente preso decisioni che un tempo sarebbe stata più restia ad assumere: “In risposta alle richieste giunte dal governo ucraino e dai governi dell’Unione Europea abbiamo limitato l’accesso a RT e Sputnik (due network giornalisti sponsorizzati dal Cremlino, ndr) in Ucraina e in UE”, prosegue Clegg. Viene però da chiedersi se non sarebbe stato il caso di fare altrettanto in Russia, per ostacolare anche lì la macchina della propaganda di Vladimir Putin.

Lo stesso trattamento di RT e Sputnik sta venendo riservato a varie pagine Facebook e Instagram riconducibili a testate mediatiche controllate da Mosca e ai post che contengono i loro link. Allo stesso tempo, Facebook ha ovviamente voluto sottolineare come la sua piattaforma possa essere utilizzata attivamente per supportare il popolo ucraino (secondo le stime, il 10% degli abitanti europei ha un contatto Facebook in Ucraina).

Oltre a essere stati raccolti, tramite i social network di Meta, oltre 15 milioni di dollari in cinque giorni, sono già nati gruppi di aiuto che stanno avendo un ruolo concreto. In Polonia, un gruppo con oltre 300mila membri organizza il trasporto di aiuti al confine e offre ospitalità. Lo stesso sta facendo un gruppo rumeno con oltre 200mila membri e altri sparsi per l’Europa. Nel bene e nel male – tra propaganda e aiuti concreti – ancora una volta stiamo assistendo a quanto i social network abbiano ormai un ruolo cruciale nella nostra società. Anche, e forse soprattutto, in periodo di guerra.