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Connessioni
Cos’è il piano per la Gigabit Society e perché sarà un miracolo finirlo per il 2026

Cos’è il piano per la Gigabit Society e perché sarà un miracolo finirlo per il 2026

Ci sono 6,71 miliardi di euro per dotare tutti gli italiani, famiglie, aziende, scuole, Sanità, di una rete fissa e mobile davvero degna di un Paese sviluppato. I diversi bandi del piano stanno arrivando in questo periodo. Tutti gli esperti e gli operatori avvisano dei numerosi ostacoli

8 minuti di lettura

Un’impresa epocale, che sembra quasi impossibile finire al 2026, come prevedono i piani del Governo comunicati all’Europa; ma sarà anche un grande successo accumulare meno di tre anni di ritardo. Così appare oggi la strategia italiana "Banda ultra larga-Verso la Gigabit Society”, che si compone di diversi tasselli, arrivati tutti all’avvio in queste settimane. Obiettivo generale: dotare tutti gli italiani, famiglie, aziende, scuole, Sanità, di una rete fissa e mobile davvero degna di un Paese sviluppato, che voglia essere competitivo sul piano internazionale. Le risorse economiche sembrano adeguate, 6,71 miliardi di euro; non appaiono però - a detta di tutti gli esperti e degli operatori del settore - tempi e risorse umane necessarie.

Cominciamo a vedere i vari tasselli del piano, sotto l’egida del ministero dell'Innovazione tecnologica e per la transizione digitale (Midt) e del Mise (Sviluppo economico).

 

Italia 1 Gigabit

Il più famoso e più consistente è Italia 1 Gigabit (al punto che alcuni chiamano così anche la più ampia strategia banda larga larga), da 3,7 miliardi di euro. Obiettivo realizzare infrastrutture di rete a banda ultra larga che garantiscano la velocità di trasmissione di almeno 1 Gbit/s sull’intero territorio nazionale al 2026, collegando i civici delle unità immobiliari nei quali non è presente, né lo sarà entro i prossimi cinque anni, alcuna rete idonea a fornire velocità di almeno 300 Mbit/s in download nell’ora di picco del traffico. Il piano sovvenziona la copertura quindi di 7 milioni di civici, posto che gli altri saranno autonomamente raggiunti dagli operatori con i propri piani (Open Fiber e FiberCop, composta da Tim, Fastweb più il fondo Kkr). Gli operatori devono presentare le proprie offerte per il bando entro il 31 marzo.

Il contributo pubblico coprirà fino al 70% delle spese sostenute mentre una quota non inferiore al 30% rimarrà a carico del beneficiario. Il vincitore della gara dovrà garantire a tutti gli operatori di mercato l’accesso all’ingrosso - cosiddetto wholesale - alle infrastrutture finanziate, sulla base di quanto stabilito dalle linee guida dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) e dal bando di gara. Per garantire il rispetto degli obblighi del bando entro giugno 2026, sono stati individuati obiettivi semestrali di copertura e un sistema di penali in caso di mancata copertura dei civici e ritardo dei tempi di realizzazione dei lavori.

Di seguito la suddivisione degli interventi per lotto geografico. Bisogna aspettare l’assegnazione dei bandi per capire qualcosa di più dello svolgimento del piano, però le previsioni concordano che la stragrande maggioranza della copertura gigabit sarà fatta con fibra ottica completa (ftth); il resto con tecnologia fixed wireless su standard. L’Italia ha già avuto vari piani governativi di copertura, prima in banda larga (almeno 2 Megabit), poi banda ultra larga ad almeno 30 Megabit (piano ancora in corso, con un ritardo già di due anni); ora si opta per una tecnologia che sia davvero “a prova di futuro”, perché una volta posata la si potrà sfruttare per decenni con solo piccoli ritocchi incrementali. Secondo gli ultimi dati ufficiali (Desi 2021 della Commissione ue, fermi al 2020) siamo quasi ultimi in classifica per la copertura di rete più veloce (almeno 100 Megabit): 22 per cento della popolazione, contro una media europea del 58%.

Bandi 5G

Il Governo ha appena pubblicato due bandi per un totale di 2,02 miliardi di euro, per completare la copertura 5G in Italia. È la prima volta che lo Stato sovvenziona lo sviluppo di una rete wireless, a conferma dell'importanza particolare del 5G rispetto alle precedenti generazioni per "digitalizzare" città, aziende e famiglie. Il primo bando servirà a rilegare in fibra ottica più di 10.000 siti radiomobili esistenti; serve la fibra ottica altrimenti anche se c'è un'antenna 5G la velocità effettiva è piuttosto ridotta. Il secondo serve invece a creare nuovi siti radiomobili con antenne 5G in più di 2.000 aree prive di investimenti da parte degli operatori di mercato. Il finanziamento pubblico previsto dai bandi arriverà a coprire fino al 90% del costo complessivo delle opere.

Gli operatori hanno tempo fino al 27 aprile per presentare le domande. Sempre secondo il Desi 2021, solo l'8 per cento degli italiani sono coperti dal 5G, ma negli ultimi 24 mesi c'è stato un boom della copertura, soprattutto nel 2021, e ora si viaggia intorno al 95 per cento secondo dati degli operatori. Con quale velocità effettiva non è dato però sapere; come detto la presenza di un'antenna 5G non garantisce che ci sia a sufficienza banda ultralarga per tutti gli utenti che vi si connettono. I bandi servono a risolvere anche questo problema.

 

Bando scuola connessa e sanità connessa

C’è tempo invece fino al 11 aprile - termine appena prorogato - per due piani complementari a Italia 1 Gigabit e focalizzati su Scuola e Sanità, che richiedono speciale attenzione del Governo. La copertura di queste strutture è assai deficitario - come emerso da numerosi studi negli scorsi anni, a partire dal Governo Renzi in poi. E senza internet veloce è impossibile promuovere programmi didattici più evoluti o portare tecnologie avanzate (come l’intelligenza artificiale basata su cloud) negli ospedali.

Il Piano “Scuole connesse” serve a portare in tutte le sedi scolastiche presenti sul territorio nazionale una velocità simmetrica di almeno 1 Gbps (uguale in download e upload). Il costo complessivo del Piano è stimato in 261 milioni di euro, qui inclusi anche servizi di gestione e manutenzione per le strutture scolastiche. “L'azione che il Governo prosegue sia per realizzare l’intervento pubblico già avviato, sia per fornire connettività gratuita a 1Gbit/s con relativa assistenza tecnica per 5 anni ai restanti quasi 10 mila, di cui oltre 7 mila necessitano anche di interventi di infrastrutturazione”, si legge nel piano. Durante la prima fase, l’intervento pubblico collegherà 35mila strutture scolastiche (circa il 78% del totale), ossia di tutti gli edifici delle scuole secondarie di primo e secondo grado e, nelle “aree bianche” (totalmente dimenticate dal mercato), anche scuole primarie e dell’infanzia. L’intervento dovrà essere completato entro il 2023, quindi prima del termine generale del 2026.

Il Piano “Sanità connessa” vuole invece collegare strutture sanitarie, dagli ambulatori agli ospedali, con velocità simmetriche di almeno 1 Gbps e fino a 10 Gbps. Il costo complessivo del Piano è di circa 501 milioni di euro. Anche qui inclusi assistenza tecnica e servizi di manutenzione a circa 12.280 strutture sanitarie. Per circa 4.700 edifici, il piano finanzierà anche l’infrastrutturazione con reti in grado di dare quella velocità.  La nuova rete sarà del tutto finanziata e di proprietà dello Stato.

 

Piano isole minori

Al 2023 il termine anche per completare i lavori del primo bando emesso dal Governo, quello di oltre 45 milioni di euro per la connettività nelle isole minori delle regioni Lazio, Puglia, Sicilia, Toscana e Sardegna. La gara riguarda la progettazione, la fornitura e posa in opera dei cavi sottomarini in fibra ottica e relativa manutenzione. Il bando è stato aperto fino al 18 marzo.

 

Piano voucher

Il Piano “Voucher” di incentivi per la domanda prevede un totale di 1.146 milioni di euro per consentire a famiglie e imprese di beneficiare di un contributo per l’acquisto di servizi di connettività. La prima fase dell’erogazione dei voucher ha coinvolto le famiglie meno abbienti (Isee inferiore ai 20.000 euro) per un valore complessivo di 200 milioni di euro. Il contributo del singolo voucher è stato di 500 euro e oltre alla connettività, è stato infatti previsto un tablet o computer. La misura Fase 1 dei voucher, si è conclusa a un anno dal suo inizio, il 9 novembre 2021, con risultati molto deludenti secondo tutti gli esperti e di politici bipartisan: solo metà dei fondi sono stati assegnati.

La seconda fase del piano voucher è appena partita, prevede l'erogazione di un contributo per la connettività per abbonamenti ad internet ultraveloce ed è rivolta alle micro, piccole e medie imprese. C’è un contributo di importo compreso tra un minimo di 300 euro ed un massimo di 2.500 euro per abbonamenti ad internet a velocità in download da 30 Mbit/s ad 1 Gbit/s (e superiori), di durata pari a 18 o 24 mesi. Il Governo ha annunciato anche una nuova versione del piano voucher anche per le famiglie, ma tempi e modi sono incerti (all’inizio si parlava di un contributo di 200 euro). 

 

I dubbi di esperti e operatori

Mentre tutti questi tasselli si posano sul tavolo, fioccano anche dubbi di esperti e operatori del mercato. Uno studio uscito questa settimana, dell’osservatorio I-Com, ha raccolto le lagnanze di cinque operatori e della loro associazione Asstel. Secondo loro le attuali semplificazioni burocratiche non sono sufficienti, ergo tempi e costi in capo agli operatori sono troppo elevati per le esigenze dei piani governativi. “Sembrerebbe configurarsi un duplice rischio: da un lato, che pochi (o nessun) operatore partecipi ai bandi; dall’altro che gli eventuali partecipanti non riescano a completare i lavori per tempo”, dice a ItalianTech Lorenzo Principale di I-Com.

Il principale problema sono i limiti elettromagnetici. Quelli italiani sono di gran lunga i più bassi in Europa, contro ogni evidenza scientifica. Ne deriva un freno all'installazione di antenne e/o un aumento di costi per gli operatori e, a cascata, per gli utenti. Lo studio Luiss-Ambrosetti indica un danno derivante pari al 3,2 per cento di pil procapite, per la popolazione italiana. 

Il Governo finora ha ignorato tutte le evidenze scientifiche e anche un appello bipartisan alla Camera per portare i limiti italiani ai livelli europei. Misura sì fondata scientificamente, ma giudicata impopolare anche dal Governo Draghi come dai predecessori. Ora una proposta PD, IV e Lega prova a intervenire sui limiti in sede del disegno di legge Concorrenza. Poi ci si mettono anche le limitate risorse umane per fare i lavori. L’Associazione di categoria Anie ha evidenziato come manchino all’appello circa 20mila unità tra progettisti e tecnici addetti agli scavi, alla posa e alla giunzione delle fibre ottiche, insieme ad antennisti e tecnici delle stazioni radio base. Un numero sensibilmente maggiore rispetto a quello emerso nelle settimane passate (10-15 mila unità).

“Da questo punto di vista, la sovrapposizione di molteplici bandi, in particolare quello relativo al piano Italia 1 Giga per il fisso e ai due bandi del piano Italia 5G - che comportano rispettivamente l’implementazione di nuovi siti radiomobili e la rilegatura in fibra di parte di quelle esistenti - sicuramente non aiuta, determinando la necessità di realizzare di varie tipologie di opere infrastrutturali nello stesso lasso di tempo”, dice Principali. Concorda l’osservatorio EY. “Il gap tra domanda e offerta era emerso in modo chiaro con l’inizio degli interventi nelle aree bianche. Il comparto dei system-progettisti-installatori è stato letteralmente travolto da un eccesso di domanda e i tempi di reazione, purtroppo, non sono brevi”, dice Irene Pipola, Italy TmtLeader di EY a ItalianTech. “E’ necessario mettere in campo azioni di breve periodo e azioni più strutturate di lungo. L’appello ai settori limitrofi come quello delle costruzioni, l’attivazione di corsi di formazione e reskilling a livello nazionale e locale e partnership pubblico – privato soprattutto a livello locale per far leva sulle società pubbliche territorializzate sono solo alcune delle possibili leve che si potrebbero dispiegare. E’ necessaria, però, una regia nazionale che metta in sicurezza non sono la pianificazione delle risorse, ma anche l’execution del piano”, continua.

Aggiunge Principali: “A ciò si aggiunge la sensibile crescita dei prezzi delle materie prime (vetro, materie plastiche) e dell’energia, che stanno comportando una consistente crescita dei costi nel comparto della produzione di cavi (fino al 30%) ed un rallentamento dei tempi della loro realizzazione, con conseguenti ritardi su tutta la filiera”.

“Si osserva - aggiunge - anche una generale incertezza nel mercato degli operatori di rete sia fissa che mobile, tra i quali sono già state paventate fusioni e acquisizioni, oltre al riassetto societario di Tim e all’annosa questione della rete unica, tutte questioni che probabilmente non facilitano le attività di pianificazione”. A pesare, lato economico, è anche l’arrivo della maxi rata per l’asta 5G del 2018, da pagare entro settembre, che va dai 1,7 miliardi per Tim e Vodafone, agli oltre 900 milioni per Iliad ai circa 330 per Wind Tre. Gli operatori denunciano che un altro problema viene dall’art. 28 del recentissimo decreto Ucraina che aggiorna ulteriormente la disciplina del golden power. “Su questo fronte si temono ritardi sia in termini entrata a regime della nuova disciplina, sia per quanto concerne gli acquisti pianificati a fine 2021, che rischiano di dover attendere 12 mesi per poter essere autorizzati, sia più in generale per la possibilità di aggiornare le attività di pianificazione soltanto con cadenza trimestrale, con conseguenti rallentamenti in caso di imprevisti dovuti alla notifica e all’ottenimento dell’autorizzazione”, dice Principali.

Senza dimenticare l’annoso problema della burocrazia. Secondo lo studio I-Com, il duplice intervento del Governo, con il decreto semplificazioni del 2020 e poi con il semplificazioni bis del 2021, sembrerebbe non aver ancora sortito i risultati auspicati, con gli operatori che lamentano ancora molteplici criticità e una chiusura delle pratiche che spesso avviene ben oltre il limite dei 90 giorni previsti, con il conseguente rallentamento delle opere di infrastrutturazione.

Secondo gli esperti, alla fine è probabile che il piano andrà avanti, ma i tempi sono incerti; e il Governo dovrà trovare una soluzione per risolvere gli intoppi. “Occorrerà trovare una quadra magari lavorando sul fronte della rateazione degli introiti delle aste, ammorbidendo anche qualcosa dal punto di vista delle penali e coordinandosi maggiormente rispetto alla formazione delle risorse umane necessarie al completamento delle opere per tempo”, dice Principali. “Anche le norme le relative al coordinamento tra gli operatori dovrebbero essere semplificate recependo almeno parte delle osservazioni che arrivano dal mercato, pena la creazione di ulteriori rallentamenti proprio laddove l’intento delle norme tenderebbe ad un loro snellimento”.

“Gli stessi elementi saranno poi fondamentali per tracciare una roadmap realistica sul rispetto dei tempi. In questo senso uno sforzo importante andrà fatto in particolare sul fronte della permessistica e della pianificazione complessiva, cercando di bilanciare le opportune attività di vigilanza con lo snellimento dei tempi burocratici per l’avvio dei cantieri e la realizzazione delle opere”, conclude Principali. Che i tempi siano incerti lo deve pensare anche il Governo, dato che ha posto penali per ritardi al 2027 e al 2028 in alcuni casi.  Ma chissà se l’impegno per ultimare il piano banda ultra larga non serva anche come opportunità per svecchiare l’Italia in modo più complessivo, anche lato risorse tecniche disponibili e normative.