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L'analisi

Perché il caricabatterie universale è una rivoluzione meno grande di quel che sembra

Perché il caricabatterie universale è una rivoluzione meno grande di quel che sembra
Già oggi la maggior parte dei gadget elettronici è dotato di porte Usb-C. E anche in Apple non sembrano molto preoccupati della decisione dell'UE: quali sono i motivi e che cosa potrebbe succedere
4 minuti di lettura

Tutti i gadget elettronici dovranno adottare connettori Usb-C per la ricarica. Dietro la decisione della Ue c’è la volontà di ridurre gli sprechi economici (circa 250 milioni di euro l’anno per nuovi caricabatteria) e l’impatto ecologico (si stimano un migliaio di tonnellate di rifiuti elettronici in meno ogni anno). Il caricatore unico sarà però una rivoluzione più nelle parole che nei fatti. Già oggi, infatti, la maggior parte dei gadget, degli smartphone, dei tablet e dei computer è dotato di porte Usb-C. Nato nel 2014, è uno standard affermato, e utilizzarlo conviene a tutti, anche per le economie di scala che è possibile attuare (per esempio per i caricabatterie e i cavi, dove basta rimarchiare un prodotto OEM qualsiasi).

L’unica eccezione di rilievo è Apple, ma a ben vedere a Cupertino non dovranno essere così preoccupati per le decisioni di Bruxelles. Per svariati motivi, e in primis per i tempi di attuazione della normativa Ue: entro l’autunno 2024, una data che pare scelta apposta per l’iPhone, tradizionalmente presentato a inizio settembre. Il prossimo modello, il 14, arriverà nel 2022, e certamente avrà ancora il connettore Lightning proprietario, quello dopo potrebbe essere già dotato di Usb-C, e così Tim Cook potrà dire di essere arrivato a questa soluzione prima che gli fosse imposta dalle nuove norme. E se anche così non fosse, ci sono due anni di tempo per implementare tutti i cambiamenti richiesti. Insomma, la legge potrebbe avere un impatto molto minore di quel che sembra, perché la tecnologia potrebbe muoversi più veloce, come spesso accade. 

Dieci anni

D’altra parte, quando Phil Schiller, vicepresidente senior di Apple, presentò per la prima volta il connettore Lightning nel settembre 2012, spiegò che sarebbe stato lo standard di ricarica di Apple "per il prossimo decennio". E così è ora di abbandonarlo. 

Le voci circolano da un po’, ma nelle ultime settimane si sono moltiplicate e cominciano ad arrivare da fonti sempre più attendibili. Gli ultimi due, in ordine di tempo, sono l’analista di mercato Ming-Chi Kuo e il sito web di Bloomberg. Entrambi concordano sul fatto che l’Usb-C arriverà sull'iPhone, ma non sul prossimo: il debutto è previsto per il modello del 2023. Kuo però aggiunge un altro elemento importante, suggerendo che anche gli altri prodotti Lightning, compresi gli AirPods, passeranno all'Usb-C in tempo ragionevolmente breve. Non è impossibile, almeno per due motivi: primo, si tratta per la maggior parte di accessori, dove il connettore Lightning serve solo per la ricarica e non per lo scambio dati; secondo, la mossa darebbe ad Apple la possibilità di usare un solo connettore per tutti i suoi prodotti, escludendo il MagSafe utilizzato sui computer portatili, che comunque si possono caricare attraverso le porte Usb. 

Non solo iPhone

Il connettore Lightning fu introdotto con l'iPhone 5, dove per la prima volta l’ingombrante connettore dock a 30 pin fu sotituito da una spina più piccola, che poteva essere inserita nell’apparecchio senza preoccuparsi di cercare il verso giusto. È poi arrivato su iPod Touch, iPad, AirPods in tutte le versioni, Magic Keyboard, Magic Trackpad, e pure sulla custodia per iPhone con batteria. In qualche caso, come nella prima versione dell’Apple Pencil o nel Magic Mouse, la posizione del connettore è scomoda oltre l’immaginabile, frutto di scelte vincenti nel design ma completamenti folli per quanto riguarda l’utilizzo pratico. 

Va però detto che l'importanza del connettore Lighting per gli accessori non è stata paragonabile a quella del suo predecessore, perché nel frattempo molti produttori hanno adottato connessioni wireless. Così i dock e gli speaker compatibili con iPhone, per esempio, sono assai meno numerosi di quelli per iPod (che pure utilizzava il connettore a 30 pin). Un altro colpo al mercato è arrivato con il MagSafe nella versione per iPhone, che permette di caricare il telefono e mantenerlo in posizione, grazie ai potenti magneti sul retro. Apple non ha spinto questa caratteristica come avrebbe potuto, e anche qui l’ecosistema di accessori compatibili MagSafe è piuttosto limitato. È appena il caso di ricordare che nessuno di questi standard è utilizzabile liberamente da terzi: per farlo bisogna pagare una licenza, oltre a rispettare precise indicazioni hardware e software. 

Già in regola

Nel frattempo, Apple ha inserito porte Usb-C su diversi prodotti, a cominciare degli iPad Pro, anche nella versione con standard Thunderbolt aggiuntivo per un trasferimento dati più veloce. Tutti i caricabatterie attualmente in catalogo hanno una presa Usb-C, dove di volta in volta va inserito un cavo diverso: per il Watch, per l’iPad, per l'iPhone, per il MacBook. D’altra parte, la Ue difficilmente potrà obbligare i costruttori di smartwatch a prevedere una porta Usb-C sui dispositivi, per questioni di ingombro e di resistenza a usura, acqua, polvere. Per rispettare le nuove norme basterà avere una base o un cavetto che a un’estremità abbia un connettore Usb-C? Se dovesse essere così, già oggi tutti gli smartwatch in commercio sarebbero in regola (e pure l'iPhone, a pensarci bene). 

Ancora: il MacBook Air appena svelato, che arriverà a luglio, adotta un caricabatterie con due porte Usb-C, utilizzabili contemporaneamente, per ricaricare il computer e prodotti di qualsiasi marchio. Come tutti gli altri portatili dell’azienda di Cupertino, l'Air si può ricaricare utilizzando una porta Usb-C, oppure con il connettore dedicato MagSafe. Incluso nella confezione c’è un cavo speciale, che da una parte ha un connettore magnetico che si stacca senz danno se ci si inciampa, e dall’altro termina in un regolare connettore Usb-C. Per i computer, comunque, la Ue stabilisce un ulteriore termine per adeguarsi: 40 mesi dopo l’entrata in vigore delle nuove norme, quindi siamo nel 2027 almeno. Apple e moltissimi altri produttori sarebbero già in regola oggi.

Diverso sarebbe invece se a Bruxelles imponessero, come sembra, anche degli standard elettrici per la ricarica, oltre alla presenza fisica di una porta Usb-C: per i produttori il lavoro sarebbe più complesso, e in certi casi comporterebbe un radicale ripensamento della circuitazione. Eppure, anche qui la Mela sarebbe avvantaggiata, grazie al consumo ridotto dei nuovi processori fatti in casa, prima gli M1 ora i nuovissimi M2

Il sogno di Jobs

Per Apple, la velocità di trasferimento dei dati potrebbe essere un’altra spinta ad abbandonare il Lightning, che oggi non è competitivo dal punto di vista delle prestazioni con gli iPad che utilizzano Usb-C. Anche qui, però, il wi-fi e il 5G colmano egregiamente il gap. Sempre in attesa del fantomatico iPhone senza connessioni fisiche, che a Cupertino starebbero testando da tempo. Niente cavo di alimentazione, niente jack per cuffie (abbandonato già dal 2016), niente slot per la scheda Sim: perfettamente liscio e impenetrabile, come lo immaginava Steve Jobs.