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La sovranità del dato: Google Cloud apre datacenter solo per l'Italia

La sovranità del dato: Google Cloud apre datacenter solo per l'Italia
Presentate due Cloud Region: una già operativa a Milano e una, tra qualche mese, a Torino. Velocità, sicurezza, sostenibilità tra i motivi per cui tenere i dati "in casa". L'Università di Torino: possibili 65 mila posti di lavoro e una ricaduta economica di oltre 3 miliardi di euro in 5 anni
2 minuti di lettura

Oggi quella di Milano, presto quella di Torino. Che si aggiungono alle 34 Cloud Region già presenti nel mondo, e che rendono l'Italia il primo Paese di area Emea con due Region cloud dedicate. Insomma, se fino a qualche tempo fa il fatto che il dato delle aziende fosse geograficamente delocalizzato nella "nuvola" era considerato normale, oggi assistiamo a un ritorno prepotente della "sovranità del dato", con l'obiettivo di riportare il flusso e l’archiviazione dei dati europei in Europa, anche sulla scorta del Gdpr, per garantire la privacy dei cittadini europei. Concetto questo su cui hanno insistito molto gli oratori che hanno partecipato alla presentazione delle due Cloud Region a Milano, dal Ceo di Google Cloud, Thomas Kurian, al country manager Fabio Fregi. Un modo per parare i possibili colpi del Gdpr, appunto, ma anche per il fatto che avere i dati "fisicamente" vicini, è percepito dalle aziende clienti come il più importante dei vantaggi dell'infrastruttura delle regioni. Più ancora della riduzione dei tempi di latenza, cruciale ma solo per alcune applicazioni, come la finanza, della sicurezza e della sostenibilità.

PaoloSpreafico e FabioFregi, Google Cloud Italia
PaoloSpreafico e FabioFregi, Google Cloud Italia 

La nuova infrastruttura è creata in collaborazione con Telecom Italia (Tim), che si occupa dei servizi per rendere il cloud più sicuro e offre l'infrastruttura logistica: "Tim è il più grande player tech in Italia - ha detto Fregi - ed è per questo che la consideriamo una partnership strategica". La presenza di Tim spiega anche la scelta di Milano come "region", mentre quella di Torino ha molto a che fare con il coinvolgmento di Intesa Sanpaolo. Ma ci sono anche motivi tecnici: "La prossimità serve per minimizzare le perdite di dati in caso di fail" ha spiegato Paolo Spreafico, Director of Customer Engineering Italy, Google Cloud.

Ogni region comprende tre data center, distanti 10-15 km l'uno dall'altro, in tre zone tettonicamente indipendenti, in modo che ognuno possa fare il failover all'altro in caso di problemi.

Tornando alle ragioni per cui il Google ha deciso di localizzare il suo cloud, oltre naturalmente al fatto di mettersi nelle condizioni migliori per accaparrarsi una parte importante della torta da 7 miliardi di euro  che il Pnrr ha stanziato per la transizione digitale della Pa, sono principalmente 5: la velocità (secondo Google si riducono i tempi di latenza anche dell'80%), la capacità computazionale in termini di gestione dei picchi, la disponibilità dei dati (i due siti consentono la disaster recovery uno dell'altro), la sicurezza (i dati restanno "in casa" su rete proprietaria, senza transitare mai sulla public internet, e il fatto di stare in Italia dà la sicurezza di aderire, oltre agli standard internazionali, anche alle regole locali in materia di sicurezza del dato), e last but not least, la sostenibilità.

A fronte di un investimento annunciato di 900 milioni di dollari in 5 anni, uno studio dell'università di Torino ha provato a stimare la ricaduta economica del progetto (basandosi sui dati forniti da Google) ed è arrivata a un impatto occupazionale pari a circa 65mila posti di lavoro, di cui 18-20mila strutturali, cioè generati dall'aumento di produttività indotto dall'infrastruttura cloud, e un volano economico di 3,3 miliardi nelle due regioni coinvolte. Di questi, 600-800 milioni nella fase di costruzione dei data center e 700 milioni circa per l'installazione dell'infrastruttura, supponendo un 30% di acquisti in regione.

Capitolo formazione, competenze e alfabetizzazione digitale, tasto dolente dell'Italia e non solo: "abbiamo collaborato con Tim per lanciare nel 2021 Google Cloud Pro, un programma di formazione gratuita su Google Cloud, aperto all’intero ecosistema degli sviluppatori italiani. Inoltre, abbiamo collaborato con Tim, Noovle e Intesa San Paolo per sostenere la crescita degli imprenditori italiani, tramite iniziative come il progetto Opening Future, dedicato a promuovere competenze digitali per start-up, studenti e piccole imprese" conclude Fregi.