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Il caso

Perché le piattaforme italiane di crowdfunding rischiano di non poter più lavorare

Perché le piattaforme italiane di crowdfunding rischiano di non poter più lavorare
Il nostro Paese deve applicare un nuovo regolamento europeo, e nominare un ente che autorizzi le piattaforme a operare
2 minuti di lettura

C’è la cosiddetta direttiva Bolkestein, quella che dovrebbe regolamentare (fra le altre cose) le concessioni balneari, su cui l’Italia è in ritardo ormai da oltre 10 anni, ma ci sono molte altre normative dell’Unione europea su cui il nostro Paese è inadempiente. Una riguarda il crowdfunding, il finanziamento collettivo fatto (di solito) attraverso la Rete: si chiama Regolamento UE 2020/1503 (è questo), è entrato in in vigore nel novembre del 2021 e diventerà pienamente operativo entro la fine di ottobre 2022. Non manca molto, insomma.

A che serve il Regolamento 2020/1503

Come ci ha ricordato Luca Fabris, senior sales representative di Lemonway, istituto francese di pagamento, attivo (anche) nel settore del crowdfunding, lo scopo della norma è “armonizzare le leggi dei vari Stati per i fornitori di questo tipo di servizi, aprire le barriere e permettere le operazioni fra uno Stato e l’altro”, così da dare vita a raccolte fondi che permettano di cercare investitori in tutta Europa, con una sola licenza valida in tutti gli Stati membri.

Che cosa dovrebbe fare l’Italia

Quello che il nostro Paese dovrebbe fare e non sta facendo, è quello che Germania, Francia e Spagna hanno già fatto (o stanno per fare): nominare un ente regolatore nazionale, una authority che sia in grado di assegnare le autorizzazioni europee alle piattaforme italiane, sia quelle già esistenti sia quelle che nasceranno in futuro. Così che possano operare in tutta la UE.

La questione del tempo è fondamentale: non solo non ce n’è più molto per stabilire a chi le varie piattaforme dovranno rivolgersi per essere autorizzate, ma anche (da quel che si capisce) ne servirà tanto perché l’iter di approvazione di ognuna sia completato. Insomma: è ovvio che non si possa aspettare l’ultimo giorno utile per designare l’ente regolatore.

Le opzioni, comunque, non sembrano mancare: “Si potrebbe creare una nuova authority dentro alla Banca d’Italia, dentro alla Consob (che già vigila sulla Borsa, ndr) o al ministero dell’Economia - ci ha spiegato Fabris - O anche, questi stessi enti potrebbero assumere questo ruolo”.

Che succede se l’Italia non fa nulla

Un’altra cosa importante da capire è che con il Regolamento 2020/1503 non possiamo fare come con la Bolkestein: non possiamo chiedere altro tempo. Perché? “Semplicemente, perché sarebbe proprio l’ente che l’Italia deve nominare, a essere autorizzato a chiedere la proroga”. Se non c’è, non si può chiedere.

Tolta questa opzione, come finirà? Fabris ci ha detto chiaramente di avere “fiducia che tutto si risolverà per il meglio” e che Lemonway è pronta ad aiutare, “informando lo Stato e i privati su quello che dev’essere fatto e su come farlo”, anche perché questo è proprio il cuore dell’attività dell’azienda, che si concentra soprattutto nell’aiutare i marketplace online a rispettare le varie normative (antifrode, antiterrorismo, antiriciclaggio e così via).

Ma se invece non andasse tutto per il meglio? Che cosa accadrebbe, se il nostro Paese non facesse nulla e lasciasse passare il termine? “Sarebbe un bel danno”, ha ammesso Fabris. Un danno per le piattaforme italiane di equity o lending crowdfunding (che sono un centinaio), perché “da novembre 2022, in Europa potranno operare solo quelle autorizzate: le italiane non potranno più lavorare, mentre quelle straniere potranno lavorare in Italia”. E un danno pure per il tessuto economico del Paese, perché il crowdfunding muove molti più soldi di quelli che si immagina: “Solo nel 2021, è così che sono stati raccolti circa 3,5 miliardi di euro di fondi - ci ha ricordato ancora Fabris - che poi sono andati a piccole e medie imprese o sono stati usati per finanziare progetti sociali, alimentare prestiti personali e sostenere le startup e le loro idee”. Che fra qualche mese rischiano di vedersi tagliare via un’importante fonte di sostentamento.