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L'analisi

Musk, Twitter e il ruolo dei bot. Breve storia di un matrimonio mai fatto

Musk, Twitter e il ruolo dei bot. Breve storia di un matrimonio mai fatto
(afp)
Dalle prime manifestazioni di interesse all'accordo da 44 miliardi siglato ad aprile. Cosa è successo negli ultimi tre mesi, il ruolo degli account falsi e quello di un analista dei dati italiano che si è meritato il plauso del patron di Tesla
2 minuti di lettura

21 dicembre 2017. Musk condivide un tweet. "Amo Twitter". Qualche secondo dopo un utente replica: "Dovresti comprarlo allora". "Quanto costa?" risponde a stretto giro Musk. Questo scambio di battute nelle ultime settimane è stato ricordato moltissime volte sui social. Il motivo è che molti hanno individuato in quel botta e risposta la prima manifestazione di interesse pubblica di Musk per Twitter. Ieri l'affare è saltato definitivamente. Musk amava Twitter, forse lo ama ancora, ma l'impossibilità di stabilire il numero esatto di account falsi sulla piattaforma ha fatto naufragare l'accordo da 44 miliardi di dollari per il 100% del social firmato lo scorso aprile.

Musk aveva più volte messo in discussione la fattibilità dell'accordo senza dati precisi sul numero di account falsi presenti sulla piattaforma. Lo ha fatto il 13 maggio scorso quando ha sospeso temporaneamente l'acquisizione in attesa di nuovi dati. E il 6 giugno è tornato alla carica con una lettera inviata alla Security Exchange Commission (Sec, la Consob americana) in cui aveva dato l'ultimo avvertimento ai manager: dati precisi sui bot, o l'accordo salta. Twitter invece ha sempre difeso la validità dei suoi dati: "Gliene forniremo una vagonata", avevo replicato dal quartier generale di San Francisco. Mentre in un rapporto delle ultime settimane il social ha confermato che i bot sulla propria piattaforma sono circa il 5% dei circa 300 milioni di account presenti. E di rimuovere ogni giorno circa un milione di account falsi poco dopo la loro apertura.
 

Cosa sono i bot

Ma cosa sono i bot? Account falsi, fake o bot, sono tutti termini che si riferiscono a profili controllati da un software. Hanno un nome utente, una foto profilo, spesso una bio, ma dietro non ci sono persone reali ma programmi in grado di muoverli, spesso all'unisono, e far eseguire loro in maniera autonoma alcune azioni disponibili sulla piattaforma: pubblicano messaggi, rilanciano quelli di altri, commentano in maniera coordinata un tweet al fine di esaltarlo o screditarlo, twittano con hashtag e temi particolari per farli finire tra gli argomenti più discussi.


Non è un fenomeno nuovo. Analisti ne studiano funzioni e comportamenti già dal 2012, quando vennero pubblicati i primi report sull'esistenza di queste reti coordinate di account, arrivando a identificarne alcune decine di milioni, circa il 9% totale dei profili presenti sulla piattaforma.

Perché è importante stabilire il loro numero: il Mdau

Per Musk senza dati certi è impossibile stabilire il vero valore commerciale di Twitter. Tutto ruota intorno al concetto di Mdau (acronimo inglese che sta per monetizable daily active user), ovvero gli utenti attivi giornalieri monetizzabili. In altri termini, utenti umani, non software. Solo il numero di utenti attivi monetizzabili può dare una stima precisa del valore di Twitter, perché solo loro sono quelli che per gli inserzionisti pubblicitari diventano target delle pubblicità. E i social monetizzano soprattutto dalle pubblicità vendute.
 

I sospetti di Musk e il ruolo di un data scientist italiano

Venerdì sera, poco prima che l'accordo saltasse, Musk ha condiviso qualche tweet. Uno di questi, l'ultimo in ordine di tempo, è un commento a un post di un analista dei dati italiano, Andrea Stroppa. Stroppa in queste settimane ha supportato con ricerche proprie le tesi di Musk. E' arrivato a ipotizzare che gli account falsi su Twitter fossero tra il 12 e il 14%, ottenendo pubblicamente il plauso del numero uno di Tesla.

Nel suo ultimo thread di ieri sera invece ha analizzato migliaia di commenti contro Musk pubblicati su Twitter risposte a un articolo che parlava dell'imprenditore. 9.100 commenti, tutti di insulti. Il sospetto di Stroppa è che quei commenti fossero coordinati. Che qualcuno avesse attivato questo bot contro. "Interessante. Chi c'è dietro questo attacco di bot?" ha commentato Musk in risposta a Stroppa.

Commento che ha scatenato le fantasie dei suoi seguaci che hanno accusato nell'ordine i media, il social e il governo americano di voler mettere i bastoni tra le ruote all'imprenditore. Musk voleva fare di Twitter il social della libertà di parola e dell'assenza di censura, sicuro che il suo potere fosse qualcosa che andasse al di là del valore economico.

Ora del suo progetto non resta che un'aspra battaglia legale che è solo ai suoi inizi. E molti ritengono che dietro questo dietrofront ci siano proprio questioni economiche visto che Twitter dallo scorso aprile a oggi ha perso circa il 40% del valore che Musk gli aveva attribuito con la sua offerta lo scorso aprile.