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Innovazione

10 anni dalla legge delle startup. Così è nata la new economy in Italia

Gianluca Dettori, presidente e general partner di Primo Ventures e presidente di Italian Tech Alliance.
Gianluca Dettori, presidente e general partner di Primo Ventures e presidente di Italian Tech Alliance. 
A 10 anni dalla legge ha che le ha riconosciute, un bilancio fatto di ombre ma diverse storie di successo. Dettori: "Ora c’è una filiera"
4 minuti di lettura

Roncade, settembre 2012. Nella campagna di questo piccolo comune in provincia di Treviso a metà mattinata si riuniscono i principali protagonisti dell'economia digitale italiana. Imprenditori, investitori, presidenti di associazioni di settore. Fa caldo, e molti di loro si fanno fotografare in maniche di camicia. Poco dopo arriva anche l'allora ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Lui pure con le maniche arrotolate sull'avambraccio.
Il luogo non è stato scelto a caso. A Roncade ha sede una delle principali fabbriche di startup italiane: H-Farm, fondata sette anni prima da Riccardo Donadon. Donadon è tra i membri del gruppo che lì avrebbe consegnato al ministro un rapporto chiamato Restart Italia. Il documento contiene una serie di norme ritenute necessarie da imprenditori e investitori per favorire la nascita delle imprese innovative in Italia.

È l'arrivo di un percorso che ha avuto inizio cinque mesi prima, con la creazione di una task force voluta dal Mise. Ma è soprattutto l'inizio di un'era, una nuova era dell'economia digitale italiana con l'avvio di una legislazione finalizzata a favorire la nascita di un ecosistema dell'innovazione capace di competere in Europa.
Nel 2012 le startup erano qualche centinaio su tutto il territorio nazionale. I fondi di venture capital si contavano sulle dita di una mano. Erano piccoli, con pochi soldi in pancia. L'ecosistema dell'innovazione italiana era ancora in larga parte composto da pionieri, imprenditori seriali nel campo dell'innovazione.
"Oggi, dieci anni dopo, è un altro mondo. Non c'è paragone, in dieci anni è successo di tutto". A parlare è Gianluca Dettori, presidente e general partner di Primo Ventures e presidente di Italian Tech Alliance, l'associazione che rappresenta i principali investitori in startup in Italia. Dettori ricorda quel periodo. Ne riconosce i meriti. "Ci sono stati due momenti di svolta importanti negli ultimi dieci anni nell'ecosistema delle startup. Il primo è stato sicuramente la legge sulle startup innovative. Il secondo si è avuto con la nascita, tre anni fa, del Fondo nazionale innovazione e di Cdp Venture Capital, il veicolo controllato da Cassa depositi e prestiti, che nel 2020 è stato costituito per ampliare gli investimenti diretti e indiretti in startup".


La legislazione scaturita dalle istanze presentate quel settembre del 2012 ha consentito la nascita del primo nucleo di startup in Italia. Agevolazioni fiscali e burocratiche hanno permesso il lancio di queste imprese e un più facile accesso ai capitali, grazie a esenzioni e sconti sulle tasse da pagare per gli investimenti in queste imprese.
A giugno 2022 il Registro delle imprese ha contato 14.362 startup in Italia. Nel 2012 le neo imprese innovative raccoglievano investimenti ogni anno per qualche decina di milioni di euro (i primi 100 milioni di euro in un anno solare si toccarono solamente nel 2015). Nel 2021, invece, hanno stabilito il record di quasi 1,4 miliardi di euro. Quattordici volte di più rispetto a sei anni prima.
E il 2022 è destinato a segnare un nuovo record di crescita, se si considera che solo nei primi sei mesi dell'anno sono stati investiti 996 milioni di euro in imprese innovative, +30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Dati che forniscono una fotografia chiara: il mercato dell'innovazione in Italia è in crescita costante.
"La differenza fondamentale rispetto a dieci anni fa è che si è costruita una filiera delle imprese innovative e degli investitori in questo settore. Sembra quasi incredibile. Non voglio eccedere in trionfalismi, molto resta da fare, ma negli ultimi dieci anni è cambiato l'intero panorama della digital economy" racconta Dettori.

La crescita c'è ma certo l'Italia non è diventata il posto migliore dove fare impresa innovativa. Restano distanze culturali rispetto a un certo modo di fare e finanziare queste imprese. Lo confermano gli indicatori di quanto avviene negli altri Paesi europei e nel resto del mondo. Giusto per dare uno sguardo al di là dei confini nazionali, secondo diversi osservatori nel 2021 in Francia si sono investiti 10,2 miliardi di euro, 9 in Germania, 4,5 in Spagna. L'Italia, si è detto, si è fermata a 1,4 miliardi. Il motivo è che si continua a scontare un ritardo rispetto agli altri principali Paesi europei, ma la distanza si è accorciata.
Nonostante un inizio d'anno incerto, sul quale hanno pesato i timori dell'inflazione prima e l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia poi, questo particolare settore dell'economia italiana ha continuato a registrare buoni ritmi.
Tradotto: gli operatori di venture capital in Italia continuano a investire. E cresce anche la taglia media degli investimenti, il che vuol dire che l'Italia comincia ad avere alcuni campioni dell'economia digitale, capaci di raccogliere round di investimenti milionari, e a due cifre.
Nel 2022 a trainare gli investimenti sono i settori delle tecnologie finanziarie e del food. Forse effetto degli ultimi anni che, tra pandemia e confinamenti, hanno indotto molte aziende ad abbracciare il commercio elettronico e a ripensare produzione e distribuzione dei beni. Alcune di queste aziende oramai cominciano a essere conosciute al grande pubblico perché contano milioni di clienti in Italia e in Europa.
Qualche esempio. Per quanto riguarda il fintech, aziende diventate oramai realtà internazionali come Scalapay e Moneyfarm hanno raccolto rispettivamente 188 e 53 milioni di euro. Soldi necessari per continuare i piani di sviluppo, lavorare sul prodotto e sull'innovazione offerti, e scalare mercati esteri.
Ma ci sono altri settori in cui l'Italia sta cominciando a veder nascere i propri campioni di riferimento: sempre per rimanere al 2022, sulle spese a domicilio, settore che ha registrato crescite da capogiro durante e dopo la pandemia, la startup Everli (già Supermercato24) ha raccolto 22 milioni di euro, mentre l'agrifood di Planet Farm ha raccolto 30 milioni di euro per il suo sistema innovativo di coltivazione verticale. Esempi di un'economia dell'innovazione che comincia a vedere le prime grandi realtà nazionali. Che danno lavoro a migliaia di persone, crescono e continuano ad assumere.


Come ricordava Dettori, un ruolo in questa crescita lo ha avuto anche Cdp Venture Capital. A Genova il 27 giugno scorso il gruppo ha presentato i dati dei primi 30 mesi di attività: ha 1,8 miliardi di asset in gestione, ha 10 fondi e 846 milioni di investimenti deliberati.
"Sono dati impressionanti - commenta Dettori - molti venture capital italiani oggi hanno Cdp Venture Capital tra i propri soci. Questo ha contribuito alla crescita dell'intero settore. Più di una decina di anni fa eravamo partiti con un piccolo fondo, Dpixel. Ma in Italia il venture non esisteva, c'erano solo piccoli operatori. Gli investitori più grossi ci guardavano come una startup, eravamo così piccoli allora che non entravamo nemmeno nei loro radar. Oggi la situazione è ben diversa".
Legislazione, prime startup, primi campioni, primi fondi di venture capital e ruolo dello Stato. Tasselli che hanno consentito, partendo da zero, di gettare le fondamenta sulle quali costruire qualcosa di solido.