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L’altra faccia della campagna elettorale: sui social network e raccontata da ragazzi e ragazze

L’altra faccia della campagna elettorale: sui social network e raccontata da ragazzi e ragazze
In Francia, quasi l’80% dei contenuti visualizzati su TikTok prima delle elezioni presidenziali proveniva da utenti comuni, non da candidati o testate giornalistiche. E la tendenza è la stessa nel nostro Paese
3 minuti di lettura

Mercoledì 20 luglio, il palinsesto delle televisioni italiane si è adattato nella sua interezza al racconto della crisi di governo: abbiamo visto speciali di telegiornali, approfondimenti e collegamenti da Montecitorio che hanno raccontato in diretta il voto di fiducia e la successiva caduta del governo Draghi. E lo hanno fatto utilizzando format e professionalità riconosciute, costruite negli anni e nella maturità di un mezzo di comunicazione che ha debuttato nel nostro Paese nel 1954.

Negli stessi momenti, in uno spazio mediale diverso, succedeva qualcosa che allo stesso tempo era simile e molto differente. Anche su TikTok si parlava di politica, di possibili elezioni e delle conseguenze che quella giornata avrebbe potuto avere sulle vite di ciascuno di noi, solo che si utilizzavano formati diversi, con protagonisti magari non così noti. E quel racconto ha avuto successo: a oggi, l’hashtag #crisidigoverno ha oltre 28 milioni di visualizzazioni. Perché i social network (e in particolare TikTok e Instagram) non sono solo spazi di intrattenimento in senso stretto. Sono anche luoghi di informazione, e lo sono sempre di più.

Gli spazi di informazione e la campagna elettorale

Il modo in cui ci informiamo o accediamo al mondo non è mai stato così frammentato. Stando a un’analisi di Comscore, il 65% degli intervistati fra i 18 e i 24 anni ha rivelato di utilizzare maggiormente il digitale rispetto alla televisione; la fascia d’età 25-34 anni mostra una distribuzione più equilibrata (55% tv e 45% digital), ma il peso della televisione cresce all’aumentare dell’età. In altre parole, esiste una differenza generazionale molto forte nelle modalità di accesso al mondo.

È un tema importante, soprattutto in una campagna elettorale che, almeno nel nostro Paese, vedrà per la prima volta la presenza di un social network ormai maturo come TikTok. La piattaforma di ByteDance è già stata campo di battaglia significativo nelle elezioni francesi dove, secondo uno studio di Tracking Exposed, nei mesi precedenti alle elezioni sono stati visualizzati oltre 1 miliardo di video sul tema nella piattaforma. La maggior parte dei quali, spiegano i ricercatori, non provenivano da account direttamente legati ai candidati o a testate tradizionali; in quasi l’80% dei casi i contenuti venivano pubblicati da singoli utenti o produttori di contenuti.

E in effetti, a parte alcune storie di successo, TikTok sembra ancora uno spazio che giornalisti e politici faticano a capire sino in fondo. Certo, ci sono le grandi testate (comprese quelle del gruppo GEDI) e progetti pensati per lo spazio digitale, come Will o Torcha. Ma soprattutto parlano i diretti interessati, cioè quei ragazzi e quelle ragazze nati e cresciuti utilizzando proprio quei linguaggi e quei formati.

I volti del racconto della politica italiana su TikTok

In questo senso, anche nel nostro Paese esistono ragazzi e ragazze che, all’interno dei social network, parlano di politica. C’è chi lo fa per portare avanti un’idea o una determinata visione del mondo (l’hashtag #LeftTikTok ha oltre 300 milioni di visualizzazioni) ma c’è anche chi prova a raccontare l’attualità politica ai coetanei. Come Andrea Borello, detto anche il politoker, che racconta in modo semplice i temi all’ordine del giorno a oltre 170mila follower. Il suo video più famoso, che ha raccolto oltre 1 milione di visualizzazioni, è un test per aiutare a comprendere se sei di destra o di sinistra: in questo approccio didattico c’è molto del tono di voce che funziona quando si parla di politica dentro TikTok.

È quello che, in maniera abbastanza simile, prova a fare anche Alessandro Luna (sì: è il nipote del direttore di Italian Tech), che quasi ogni giorno pubblica video di sintesi e spiegazione della situazione politica nel nostro Paese. Il suo Speciale Crisi di governo, pubblicato lo scorso 15 luglio, ha raccolto sinora quasi 200mila visualizzazioni.

Un altro esempio interessante è @its_selma_, specializzata in politica internazionale, il cui video di spiegazione della crisi di governo è stato visualizzato oltre 440mila volte. Ma c’è molto di più, in particolare l’uso dei trend e degli audio virali, piegato alle esigenze del racconto di un tema come la politica.

@its_selma__ Con un po’ di imprevisti vi spiego la #crisidigoverno ? Paris - ??Remix

Le redazioni di Zeta per Zeta

Ma non c’è solo lo sforzo di singoli che, per passione o altre ragioni, intraprendono la strada del racconto della politica sui social network. Ci sono anche realtà più strutturate, gruppi di ragazzi e ragazze che fondano organizzazioni dedicate al racconto dell’attualità, non solo politica, su TikTok e Instagram.

C’è, per esempio, SiamoZeta, un progetto nato su Instagram e sbarcato poi su TikTok per raccontare il mondo alla Generazione Z, a partire da una redazione formata esclusivamente da persone nate tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000. Si tratta di un progetto multimediale, da Instagram a TikTok fino ai podcast, che punta tutto sull’uniformità di interessi e vedute: i redattori stessi sono il target dei contenuti prodotti.

Simile è il lavoro di Politicare e Pop Politik, che pure nascono su Instagram, e sono invece completamente dedicati all’informazione politica: “Una redazione di under 30 – si legge nel profilo di Politicare – con l’obiettivo di creare un’informazione trasparente e senza coinvolgimenti”. Invece, la bio di Pop Politik è: “Attualità, politica, diritti e altre cose inutili, spiegate al meglio del nostro peggio”.

E sono proprio questi, due degli ingredienti che sembrano accomunare ciascuna di queste esperienze, tra Instagram e TikTok: da un lato la componente anagrafica che, in questo contesto mediale, non è solo avere la stessa età, ma anche gli stessi riferimenti e abitudini di consumo; dall’altro lato, c’è la tendenza e la necessità di spiegare, di raccontare in modo semplice un tema apparentemente complesso, lontano. E accorciare una distanza, per avvicinare anche i più giovani alla politica.