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La storia

Si può barare a scacchi? Breve guida alla partita più discussa: Carlsen vs. Niemann

A sinistra Magnus Carlsen, a destra Hans Nieman. Foto: Facebook/Saint Louis Chess Club
A sinistra Magnus Carlsen, a destra Hans Nieman. Foto: Facebook/Saint Louis Chess Club 
La partita contestata tra il campione del mondo Magnus Carlsen e il diciannovenne Hans Niemann rispolvera un annoso dibattito: "Si può barare a scacchi?". E quanto è facile farlo, oggi, grazie alle nuove tecnologie?
4 minuti di lettura

Nel 1996, a Philadelphia, il campione del mondo di scacchi, Garry Kasparov, batte un avversario inedito: si chiama Deep Blue, è un supercomputer Ibm.

Un anno dopo, in un grattacielo di New York, si svolge la rivincita. Stavolta il computer, che nel frattempo è stato aggiornato, batte il russo. Per la prima volta una macchina sconfigge un campione del mondo in carica.

Kasparov, che definirà Deep Blue “intelligente come una sveglia elettronica sul comodino”, non la prende bene. E all’epoca accusa Ibm di aver barato. In diverse occasioni, secondo lo scacchista russo, la macchina avrebbe preso decisioni troppo ‘creative’. Dietro quelle mosse, per Kasparov, doveva esserci un uomo.

Uno dei momenti della sfida tra Kasparov e il supercomputer Ibm del 1997
Uno dei momenti della sfida tra Kasparov e il supercomputer Ibm del 1997 

In molti si interrogano ancora sul web: “Ibm ha davvero imbrogliato contro Kasparov?”.

Venticinque anni dopo, non esiste una risposta certa a questa domanda.

Ancora oggi, anzi, siamo qui a chiederci se Hans Niemann, rampante scacchista di 19 anni, ha davvero barato nel corso della partita vinta a sorpresa, lo scorso 4 settembre, contro Magnus Carlsen, 33enne campione del mondo in carica e - a detta di molti - uno dei migliori di sempre davanti a una scacchiera.

Per Kenneth Regan, professore del dipartimento di computer science e di ingegneria dell’Università di Buffalo, considerato tra i più grandi esperti di imbrogli nel mondo degli scacchi, Niemann è ‘pulito’: “Un’analisi statistica delle sue mosse non evidenza alcun imbroglio”.

Giocatori e semplici appassionati tendono a pensare che ciò che accade sulla scacchiera, “over-the-board” come si dice in gergo, corrisponda sempre al vero. Sia se si affrontano un uomo e un computer, sia se la partita è tra due esseri umani.

Esistono delle eccezioni, certo.

L'ex gran maestro degli scacchi russo, Viktor Korchnoi, era convinto che il suo connazionale, Anatoly Karpov, avesse barato nel corso della bizzarra finale del campionato del mondo di scacchi del 1978, giocata nelle Filippine. Durante la partita, Karpov ha ricevuto dal suo team uno yogurt al mirtillo che non aveva chiesto. Per Korchnoi quello era un chiaro segnale in codice.
La finale del Camiponato del mondo di scacchi del 1978 tra Karpov e Korchnoi
La finale del Camiponato del mondo di scacchi del 1978 tra Karpov e Korchnoi 

Esattamente sette anni fa invece, a Imperia, uno scacchista italiano ha usato un ciondolo dotato di microcamera, e un ricevitore collegato a dei fili cuciti nella sua camicia, per avere la meglio sugli avversari del Festival Scacchistico Internazionale. Angelo Ricciardi nascondeva quel ricevitore sotto l’ascella. E vinceva, molto probabilmente, grazie agli impulsi che qualcuno, lontano dalla scacchiera, gli inviava. I giudici se ne sono accorti grazie a un metal detector. E Ricciardi, che ha negato l'uso di un marchingegno, è stato squalificato.

Anche Niemann, come è noto, è stato accusato di aver sconfitto Carlsen grazie a degli impulsi inviati da remoto da uno o più (ipotetici) compari. Il metodo che avrebbe utilizzato è stato immaginato ma mai dimostrato. Tra i detrattori del giovane scacchista, c'è anche Elon Musk, che su Twitter si è espresso in modo colorito sulla vicenda.

La crescente miniaturizzazione dei dispositivi ottici, ed elettronici, si presta involontariamente all’arte dell’imbroglio. Nelle sfide in presenza, come abbiamo visto, l’uomo trova modi creativi per nascondere la tecnologia. Come un moderno prestigiatore, il baro studia un trucco invisibile a chi assiste alla partita.

Ma online è un’altra cosa. Online anche il re è nudo. Su Chess.com, la piattaforma usata da quasi cento milioni di utenti, Niemann è stato beccato. Avrebbe barato almeno cento volte. Compresa una partita contro Ian Nepomniatchtchi, recente sfidante di Magnus Carlsen per il titolo mondiale.

Se l’indagine condotta da Chess.com corrispondesse al vero, Niemann non avrebbe fatto molto per nascondere le sue tracce. I titolari della piattaforma hanno scoperto facilmente il suo metodo. Chess.com si avvale di un software anti-imbroglio che riconosce quando un utente apre un’altra finestra sullo schermo mentre sta giocando. Quando avviene frequentemente, c’è la possibilità che il giocatore stia consultando un programma che usa l’intelligenza artificiale per suggerire le mosse più opportune, per non dire vincenti.

Nel caso di Niemann, Chess.com ha scoperto che le sue performance sono migliorate sensibilmente ogni volta che ha aperto un altro programma. “Siamo pronti a presentare una vera e propria statistica” ha detto Danny Rensch, il responsabile della piattaforma.

Online, insomma, tutti possono barare al gioco degli scacchi. Basta usare una tra le tante app che suggeriscono la mossa migliore in ogni situazione. Utilizzando un dispositivo diverso dal computer su cui si accede a Chess.com, nessuno in teoria è in grado di cogliere immediatamente il trucco. Proprio per questo, in molti chiedono che i premi in denaro di alcuni tornei vengano eliminati.

Nel suo libro “L’arte di imbrogliare negli scacchi”, il gran maestro Bill Jordan ha scritto che “un’alta correlazione tra le mosse di un giocatore e quelle che avrebbe intrapreso una macchina può permettere di determinare se uno scacchista sta barando”. Tuttavia chi bara, per non essere scoperto, potrebbe sfruttare l’intelligenza artificiale solo nei momenti cruciali. “Anche una sola mossa facilitata dal computer, negli scacchi, può essere sufficiente a sconfiggere un avversario di pari livello”.

Il professor Regan, che abbiamo citato in precedenza, ha aggiunto un altro tassello alla comprensione dell’imbroglio tecnologico: “I software che suggeriscono le mosse non solo giocano meglio, lo fanno in modo diverso. Analizzando trenta milioni di partite di scacchi di alto livello, ho archiviato abbastanza dati per stabilire dei modelli: di gioco ma anche di inganno”.

Insomma barare agli scacchi è possibile. Ma il rischio più grande, causato dalla tecnologia e in particolare dall’intelligenza artificiale, è che in futuro nessuno creda più al miracolo di un diciannovenne che batte lo scacchista più forte del mondo. Tutti saranno potenziali campioni. E al tempo stesso possibili bari.

Eppure proprio Kasparov, l'ex campione del mondo che nel corso della sua vita si è appassionato profondamente all'intelligenza artificiale, ha sminuito - in un certo senso - il ruolo del computer negli scacchi: "Deep Blue era un mostro di velocità - ha raccontato -. era in grado di processare due milioni di posizioni al secondo. Ma il numero di mosse possibili in una partita di scacchi è di 10 alla 40esima potenza. E dunque non è una questione di velocità bensì di valutazioni che la macchina deve fare per spostarsi da un punto A a un punto B".

"Le macchine non sono dei profeti - ha aggiunto a questo proposito Kasparov -. Le macchine risolvono probelmi. Ma negli scacchi non si tratta solo di risolvere, si tratta di vincere. Anche le macchine possono commettere errori, ma rispetto agli esseri umani hanno più costanza. Se guardi la qualità media delle loro mosse, è coerente. Mentre anche i migliori scacchisti non lo sono. In tutte le partite di campionato del mondo non ci sono abbagli o errori, solo evidenti imprecisioni. Questo alla fine fa la differenza tra un uomo e una macchina"