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La storia

"Chi è Pavel Durov?" La webserie sull'inafferrabile fondatore di Telegram

La nuova serie di Italian Tech sul 38enne russo che ha sfidato Putin e che nel 2013 ha creato Telegram, una delle app di messagistica istantanea più usate al mondo. La prima puntata in streaming su Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX e le altre testate Gedi a partire dalle 8 dell'11 ottobre. Tra sette giorni un nuovo episodio, e così via per un totale di 10 puntate
2 minuti di lettura

Provate a cercare Pavel Durov su Instagram. Se non avete la più pallida idea di chi sia, penserete probabilmente due cose:

“È un influencer”

“Anzi, no, è un travel blogger”

Non avete tutti i torti. I paesaggi da favola, le infinity pool, gli scatti in posa senza maglia, con i muscoli in evidenza. Tutto lascia pensare a una celebrità del web. Anche il numero dei follower, in effetti, che non è altissimo ma è comunque di tutto rispetto: più di 785mila.

E invece no.


Pavel Durov è il fondatore di Telegram, la app di messaggistica istantanea più famosa al mondo dopo WhatsApp e Messenger. Oltre alle chat, singole o di gruppo, questa piattaforma permette anche di creare canali attraverso cui è possibile diffondere notizie o contenuti multimediali. Senza limiti di iscritti. Chiunque può seguire il feed. Per gli ucraini, per esempio, la app di Durov è stata e continua a essere fondamentale per ricevere aggiornamenti sul conflitto da parte delle istituzioni ma anche dai soldati e dai battaglioni che combattono sul campo. Sempre su Telegram, il ministro tech ucraino Fedorov ha creato un canale che raccoglie i volontari della IT Army, un'armata di hacker impegnati a sabotare le operazioni russe.

Telegram ha più di 500 milioni di utenti attivi mensili. È la app preferita da terroristi, cospirazionisti e da chi diffonde fake news. Ma è anche usata da chi combatte i regimi e da chi lotta per la libertà, come gli ucraini che resistono a Putin.

In molti la conoscono, tanti la usano. In pochi, invece, conoscono la storia del suo fondatore.

E dunque chi è Pavel Durov?

Italian Tech ha deciso di raccontarlo con una webserie di 10 puntate. Partendo dalle sue origini - la nascita a San Pietroburgo e poi l’infanzia in Italia -, passando per i contrasti con Putin che hanno portato al suo esilio e concludendo proprio con la nascita di Telegram, al cui simbolo - un aeroplanino di carta - è dedicato un intero episodio. Il primo episodio sarà disponibile in streaming, on demand, dalle 8 dell'11 ottobre. E sarà visibile per tutta la giornata a orari ben preciso: alle 10, alle 12, alle 14, alle 16 e alle 18.

C’è tanto da scoprire su un personaggio per certi versi misterioso, o che vuole mostrarsi tale. Durov non rilascia interviste da almeno cinque anni. L’ultima, di un certo ‘peso’, è stata quella pubblicata dal Financial Times nel 2015. Poi il buio, il nulla, Durov scompare dai radar anche per quanto concerne le sue apparizioni pubbliche.

Per le sue comunicazioni, Durov usa Telegram. Sul “Durov’s Channel”, 663mila iscritti, racconta della sua famiglia, della mamma Albina appartenente a una nobile famiglia di Kiev e poi deportata in Siberia, delle novità di Telegram e delle criticità dei competitor, a partire da WhatsApp.

È comunque più facile incrociare Durov in giro per il mondo. Si sposta come un nomade insieme a pochi, fidati collaboratori. E il suo smart working non ha eguali. Italia, Francia, Indonesia, Maldive. Dai luoghi più affascinanti della Terra porta avanti la sua missione: difendere la privacy e la libertà di parola di chi usa Telegram. E non arrendersi ai governi che chiedono le ‘chiavi’ della sua app.

Durov non lavora solo per il trionfo della democrazia e la sopravvivenza delle minoranze. Telegram vale miliardi di dollari - anche se è difficile stabilire precisamente quanto - e ha anche un costo di gestione non indifferente. Ma di certo Durov non cerca i riflettori, la fama, il successo a tutti i costi.

“I media mi definiscono spesso un miliardario, ma io non possiedo jet, yacht, auto o macchine” ha scritto in passato Durov su Telegram. “Creare delle cose - ha aggiunto Pavel - mi è sembrato sempre più gratificante del consumare qualcosa”.